Taranto Sociale

Quello che rivendichiamo con questo ricorso è il coraggio intellettuale della verità

Prima udienza al TAR di Lecce sull'AIA dell'ILVA: confermata la plausibilità del ricorso

Hanno preferito rimanere in silenzio, senza intervenire in questo ricorso, i Comuni di Taranto e Statte, la Provincia di Taranto e la Regione Puglia. Soltanto il Codacons, con i suoi Avvocati, ha deciso di costituirsi appoggiando le nostre ragioni.
28 gennaio 2026
Direttivo PeaceLink

Come Associazioni ricorrenti, che hanno impugnato l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dell’ex Ilva davanti al Tar della Puglia, sezione di Lecce, prendiamo atto della decisione del Tribunale, comunicata il 27 gennaio, di non rigettare immediatamente l’istanza di sospensione del provvedimento, proposta dai nostri Avvocati Ascanio Amenduni, Michele Macrì, Maurizio Rizzo Striano e Prof. Michele Carducci, e di utilizzare, invece, uno specifico strumento processuale, che consente di velocizzare il processo amministrativo, nel momento in cui emergono evidenti questioni urgenti e complesse, come appunto la vicenda tarantina.

Infatti, il Tar di Lecce ha comunicato, durante la discussione, di voler utilizzare l’art. 55, comma 10, del Codice del processo amministrativo.

Questa norma dispone testualmente quanto segue: «Il tribunale amministrativo regionale, in sede cautelare, se ritiene che le esigenze del ricorrente siano apprezzabili favorevolmente e tutelabili adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio nel merito, fissa con ordinanza collegiale la data della discussione del Ricorso nel merito».

Com’è evidente, questo vuol dire che il TAR, avendo letto gli atti dei nostri Avvocati, ha percepito la robustezza delle loro argomentazioni e la plausibilità dell’istanza di sospensione dell’atto impugnato, assumendo la determinazione di produrre una decisione unica finale, in tempi brevi.

Di conseguenza, questa opzione, velocizzando i tempi, garantisce una risposta definitiva a tutte le illegittimità che sono state sollevate dal nostro Ricorso: illegittimità che, ricordiamo, sono innumerevoli e sono state accorpate in sei blocchi. 

  1. mancato rispetto dei requisiti necessari all’esercizio del potere di decisione sulla decarbonizzazione, in conformità con la giurisprudenza europea sull’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo;
  2. erronea rappresentazione della situazione di Taranto (definita dall'ONU “zona di sacrificio”), per di più in assenza dell’analisi dei rischi e benefici a base del principio di prevenzione sulle emissioni tossiche e nocive; 
  3. totale violazione dei contenuti, indicati dalla Corte di Giustizia UE proprio per l’ex Ilva, su “norme di qualità ambientale” ed «emissioni scientificamente note come nocive»; 
  4. elusione delle cosiddette BAT (Migliori tecniche disponibili); 
  5. mancata partecipazione effettiva del pubblico tarantino, in violazione della Direttiva europea sulle emissioni inquinanti, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e della Convenzione di Aarhus; 
  6. conseguente impossibilità di qualsiasi decarbonizzazione, presente e futura.

Restiamo, quindi, fiduciosi.

Prendiamo altresì atto che contro di noi si sono costituite quasi tutte le amministrazioni dello Stato: Ministero dell’Ambiente, Ministero del Made in Italy, Ministero degli Interni, Istituto Superiore della Sanità. Hanno preferito rimanere in silenzio, senza intervenire in questo Ricorso, i Comuni di Taranto e Statte, la Provincia di Taranto e la Regione Puglia. Anche di questo silenzio, prendiamo atto.

Al contrario, in soccorso di Acciaierie d’Italia, sempre contro di noi, si è costituita la proprietà ex Ilva.

Soltanto il Codacons, con i suoi Avvocati, ha deciso di costituirsi appoggiando le nostre sei ragioni: di questo lo ringraziamo.

In ogni caso, noi restiamo fiduciosi, per una ragione molto semplice.

Quello che noi rivendichiamo con questo Ricorso è il coraggio intellettuale della verità sulla realtà tarantina; quel coraggio intellettuale, di cui ormai la politica, locale e nazionale, è ormai priva, preferendo ricorrere ai giochi di parole (come la parola magica “decarbonizzazione”) e ad eterni rinvii (come dimostra l’ennesimo provvedimento “salva Ilva”, appena licenziato dal Parlamento): giochi di parole ed eterni rinvii, che hanno ucciso speranze e distruggono vite.

TAR di Lecce

Note: Il ricorso al TAR è stato promosso, contestualmente con una raccolta fondi, da 7 organizzazioni della società civile che contestano la legittimità e l’adeguatezza dell’Autorizzazione Integrata Ambientale allo stabilimento ILVA, a cui è consentito produrre con il carbone per altri 12 anni.

Le organizzazioni sono:

Associazione PeaceLink
Cittadini e lavoratori liberi e pensanti
Comitato Ambiente e Salute per Taranto
Genitori tarantini
Giustizia per Taranto
Isde Italia (Medici per l'Ambiente)
Lavoratori metalmeccanici organizzati

Per altre informazioni:

Al TAR di Lecce la prima udienza contro l’AIA di Acciaierie d’Italia
https://www.peacelink.it/tarantosociale/a/51032.html

Resoconto analitico della raccolta fondi per il ricorso al TAR
https://www.peacelink.it/tarantosociale/a/51031.html

Il presente comunicato è un comunicato collettivo delle associazioni.

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