Kimbau


Il sito Internet degli Amici di Chiara Castellani è

www.insiemeachiaracastellani.org

Pubblica tutte le informazioni della ONLUS "Insieme a Chiara Castellani" nata con l'obiettivo di promuovere e sostenere accanto alla dott.ssa Castellani progetti mirati a sviluppare ed affermare i diritti fondamentali dell’individuo come il diritto alla salute ed il diritto allo studio o ad una formazione professionale in ambito medico. Diritti per i quali Chiara in Congo ha scelto di impegnarsi in prima persona con il suo lavoro e la sua testimonianza quotidiana.

Intervista

E' in Italia Chiara Castellani

L’amava ed aiutava il Nobel Rita Levi Montalcini. Ascoltarla, aiuta a conoscere e sostenere il suo straordinario lavoro medico e profondamente umano e cristiano in Congo
19 dicembre 2019
Umberto Rondi
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

Chiara Castellani

Chiara Castellani, medico missionario in Africa, da quasi trent’anni, nella Repubblica Democratica del Congo, è per un breve periodo in Italia.
Ascoltarla, aiuta a conoscere e sostenere il suo straordinario lavoro medico e profondamente umano e cristiano in Congo tramite l’associazione www.insiemeachiaracastellani.org

L’amava ed aiutava il Nobel Rita Levi Montalcini «che ha continuato a vivere fino alla fine accanto a noi nell’eternità del sogno dell’Africa e forse anche di una“maternità” che ha realizzato nella sua vecchiaia che è divenuta, anche per questo, una ulteriore giovinezza. Lei ed io - prosegue - aiutavamo donne di tutte le età a realizzare i loro sogni. E sognavamo il loro futuro come due bambine o forse come due mamme, ma che non conoscono età proprio perché restituendo a quelle donne il diritto di sognare, abbiamo recuperato anche il "nostro", diritto di sognare».

Nel corso dei suoi incontri in Puglia presenterà anche il suo ultimo libro testimonianza «Savana on the road», che è dedicato a suo padre.

«Papà mi ha educata con fede all'ottimismo cristiano: il libro è una sorta di lettera indirizzata a
Kikobo un giovane che è un malato di Aids. Una storia esemplare. Era un infermiere, lavorava a Kimbau nel programma lebbra e tubercolosi; oggi sta benissimo, fa una vita normale, ha
avuto figli con sua moglie, senza che ci fosse stato contagio. Il momento più bello è stato quando si è laureato e ha avuto un voto altissimo con una tesi di laurea proprio sull’Aids. Oggi mi porta in motocicletta nei villaggi aiutandomi a visitare e curare i malati».

Alcuni progetti a cui sta lavorando, insieme ai suoi collaboratori, alla vostra diocesi, ai volontari, benefattori?
«Abbiamo iniziato a costruireuncentro di salutematerno-infantilea Buzala. Grazie a una cifra stanziata dauna famiglia di medici di Trieste siamo stati in grado di portare avanti la costruzione delle fondamenta; più avanti, dovremo installare i pannelli solari che già possediamo, così come il materiale sanitario che però è assolutamente insufficiente. Da anni è già felicemente attiva, invece, la nostra scuola: ma dobbiamo finire di costruire materialmente le ultime tre aule».

Ci racconta qualche esperienza particolarmente positiva?
«Un’esperienza stupenda è quando il bambino nasce depresso, non piange, non respira e
qualche volta è in arresto cardiaco: lo chiamano ‘’morte apparente’’ e noi riusciamo a rianimarlo. Allora qualche volta il bambino piange, ed è come tornato alla vita. Sono storie davvero molto belle».

Lei è credente: hai mai sentito la presenza, l’intervento soprannaturale di Gesù in ospedale?
«Tante volte che mi sono trovata con dei casi che mi sembravano disperati e li ho affidati a Lui, e la persona si è salvata. E mi è successo parecchie volte. In questo è bello tentare di essere, come diceva madre Teresa di Calcutta, "una matita nelle mani di Dio". Qualcosa tu devi farlo, però. Devi agire. Poi Lui, ci metterà sicuramente la sua mano: mi ricordo un bambino che davamo per spacciato; lo abbiamo vegliato quasi tutta la notte, poi, a un certo punto, non ce l’ho fatta più, e mi sono addormentata lì. Mi sono risvegliata, all’incirca un’ora dopo, e il bambino aveva cominciato a respirare meglio e allora ho chiesto all’infermiera: “ma tu cosa hai fatto?”. E lei mi ha risposto di aver semplicemente pregato».

Note: Per contattare Chiara Castellani puoi scrivere a chiara.castellani at peacelink.org
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