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Chiara Castellani, una "lampadina per kimbau"

30 gennaio 2005, 52° giornata mondiale della lebbra: ci siamo anche noi

La dott.ssa Chiara Castellani ha 48 anni ed è diventata da poco missionaria laica. Noi abbiamo avuto la possibilità di conoscerla grazie all' AIFO(1) che l'ha invitata a Taranto.
30 gennaio 2005 - Autori vari 2 C Scuola Media Leonida di Taranto
Fonte: PIRULLI ROBERTA, SCHINAIA SABRINA, TORTORELLA ELISABETTA, TRIPICIANO LUANA, VOZZA SIMONA 2C
- 30 gennaio 2005

"Ho bevuto la giustizia e il pacifismo insieme al latte materno" dice la dott.ssa Chiara Castellani che, dopo aver conseguito la laurea in medicina con specializzazione in ginecologia, ha lavorato da volontaria come medico di guerra prima in Nicagaua e poi a Kimbau, in Congo, dove continua ad operare con amore e con determinazione e dove spesso si trova in contrasto con il governo.A volte è costretta a combattere la violenza del potere perché è convinta che " obbedire a Dio significa disobbedire al potere".
La dott.ssa Chiara Castellani ha 48 anni ed è diventata da poco missionaria laica. Noi abbiamo avuto la possibilità di conoscerla grazie all' AIFO(1) che l' ha contattata.
L'esperienza di medico di guerra è stata per Chiara molto significativa e dolorosa soprattutto perché ha dovuto imparare ad usare il bisturi non solo per dare la vita, ma soprattutto per amputare gli arti di chi saltava sulle mine anti-uomo? per lo più donne e bambini.
Chiara ha maturato questa scelta di vita coltivando il sogno che aveva fin da quando era bambina di appena 7 anni, e con tenacia e sacrificio è riuscita a realizzarlo.
Ma i sogni si scontrano sempre con la realtà: infatti si accorse che l'ospedale, dove avrebbe dovuto lavorare, era carente dal punto di vista igienico e funzionale. Meravigliata e delusa, Chiara si chiede: "E' un ospedale?".
In soffitta c'erano i pipistrelli, i loro escrementi colavano dagli angoli dei muri. Voleva lavare ma, dato che l'acqua era poca, cercava di conservarla per pulire le ferite dei malati.
Però quando andava a prendere l'acqua dal fiume, a tre km di distanza, incontrava visi colmi di gioia e questo la rendeva felice. Attualmente il suo lavoro è molto intenso: visita quotidianamente circa 120 malati nell'ospedale di Kimbau, e per tutti gli abitanti del villaggio è "Mama Clara". La sua forza e la sua testimonianza sono sostenute dal padre, con cui ogni sera comunica tramite e-mail che lei chiama il "FAX DEL CUORE".
Tuttavia il suo impegno viene continuamente messo alla prova. Un'esperienza particolarmente dolorosa che l'ha segnata nello spirito e nel corpo è stata la perdita del suo braccio destro in un incidente stradale in Africa ; ma ciò le ha permesso di comprendere ancora meglio la sofferenza di un amputato e il significato dell'handicap: ma lei ci ha tenuto a precisare che "il vero grande handicap è quando non hai un tuo ruolo e non riesci ad essere d'aiuto a qualcuno".
Dice anche " da quando sono arrivata nel Bondundu (Congo) mi ha sempre tenuto compagnia un " sogno d'amore " che ha riempito le mie notti e le mie giornate: portare l'acqua agli ammalati del mio ospedale, ma anche alle altre strutture sanitarie e scolastiche della zona"(2).
Per concludere ha detto : "i sogni dei poveri e degli esclusi devono essere combattuti e vinti perché l'impegno di tutti noi può consentire ai poveri di realizzare il sogno della giustizia .
Dopo aver ascoltato la dott.ssa Chiara e la sua testimonianza di vita, estremamente radicale, siamo rimasti stupiti per la "grandezza" di questa donna, fisicamente così esile e fragile, e angosciati per la nostra inutilità di fronte a realtà così complesse e ci siamo chiesti " cosa possiamo fare noi?". E allora abbiamo capito che ognuno di noi, nel suo piccolo, con le proprie capacità può e deve fare qualcosa per rendere questo mondo più giusto e contribuire ad accendere una "lampadina per Kimbau". Perciò dobbiamo informarci e informare, utilizzando tutte le possibilità che la moderna tecnologia ci offre. Per noi è stato veramente importante conoscere ed apprezzare una realtà diversa, cioè una vita completamente opposta a quella che tutti noi viviamo quotidianamente. Chiara Castellani ci ha trasmesso, con la sua testimonianza, il desiderio e l'entusiasmo di impegnarci in prima persona senza arrenderci mai. Per noi è stata una domenica davvero speciale perché abbiamo capito che stiamo crescendo.

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E' FINITO IL TEMPO DI AMARE
Il mio patrimonio, il tuo patrimonio.
I nostri soldi:
i miei, i tuoi, i miei, i tuoi...
i miei capitali, i tuoi averi, i nostri beni:
i miei, i tuoi, i miei, i tuoi...
Un solo universo
molle, sordido e chiuso
nel quale ci si va a barricare.
E' FINITO IL TEMPO DI AMARE!
Raoul Follereau

Note:

(1)AIFO: Associazione Italiana di Raoul Follereau, opera in tutto il mondo a sostegno di malati di lebbra.

(2)LEBBRA: la lebbra esiste ancora. Questa malattia infettiva è un problema collegato a povertà e sottosviluppo; si diffonde tramite il contatto tra persona e persona, in contesti dove c'è malnutrizione, forte promiscuità e scarsa igiene. In Italia la lebbra non esiste più, ma in tanti paesi del mondo, tra cui l'Africa, purtroppo sì: i dati registrano ancora 50.000 nuovi casi nel continente, ma sicuramente sono molti di più quelli nascosti e non ancora identificati. La Giornata Mondiale dei malati di lebbra è un grande appuntamento di solidarietà che si rinnova da 50 anni; la lotta alla lebbra fa parte di un impegno più ampio di lotta ad ogni forma di emarginazione e di ingiustizia.

Le citazioni sono tratte da "Una lampadina per Kimbau" di Chiara Castellani, Ed. Mondadori in cui sono narrate le esperienze di Chiara, chirurgo di guerra, dal Nicaragua al Congo, raccolte da Mariapia Bonanate.

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