Latina

Argentina: 30 anni dopo il golpe, ma Kissinger è libero

Il ruolo dell'ex segretario di stato Usa nella mattanza di Videla era noto. Ma nuovi documenti non lasciano più dubbi
4 aprile 2006
Emanuele Giordana (Lettera22)
Fonte: Il Manifesto

Sulla guerra sucia argentina (1976-1983), iniziata il 24 marzo di 30 anni fa dalla giunta golpista responsabile di 30mila desaparecidos, ormai molto si sa ma molto si continua a scoprire. Mentre il presidente Kirchner a Buenos Aires annunciava l'apertura degli archivi militari e la desecretazione dei documenti che inchiodano Videla e compagni, nuove testimonianze sulle relazioni internazionali dei golpisti arrivano dagli Stati uniti. Ma anche dagli agenti cileni, gli «amici» della famigerata Operazione Condor.
Come già in passato anche questa volta sono stati i National Security Archives, organismo della George Washington University, a rendere pubblici per la prima volta documenti inediti desecretati che raccontano la brutta storia delle relazioni sotterranee tra Usa e golpisti argentini e il triangolo mortale delle diverse dittature del Cono sud.
Un documento importante riguarda le trascrizioni segrete al Dipartimento di stato nel gabinetto dell'allora segretario Henry Kissinger. Il 26 marzo, due giorni dopo il golpe, Kissinger viene informato del desiderio dei golpisti di coinvolgere pesantemente gli Usa sul piano finanziario: «È nei nostri interessi», risponde il segretario di Stato. L'assistente per le Americhe William Rogers suggerisce che la posizione degli americani è «delicata»: la necessità di appoggiare i golpisti si scontrerebbe infatti con la sensibilità della opinione pubblica anche perché - spiega - «c'è da aspettarsi una forte repressione e probabilmente molto sangue...non solo coi terroristi ma anche contro dissidenti e sindacalisti...(da parte di un) regime che, da qui a sei mesi, sarà considerevolmente meno popolare...». Kissinger insiste: «Non voglio che (la giunta) senta gli Stati uniti come ostili». Entrambi concordano nel riconoscimento del governo e in un appoggio «discreto ma sostanziale» degli Usa. «L'entusiasmo con cui il governo di Washington accolse il golpe e la sua disposizione a sostenere l'immagine di moderazione che la giunta cercava di offrire - scrivono gli analisti americani che hanno lavorato sui documenti - si comprende bene quando Rogers avverte Kissinger (dell'imminente bagno di sangue) e raccomanda che "non dovremmo affrettarci troppo a dare supporto al nuovo regime". Kissinger, ciononostante, ordina l'appoggio al nuovo governo», scrivono ancora gli studiosi citando le sue parole: «Se hanno questa opportunità (di farcela) necessitano di un piccolo aiuto da parte nostra». Gli americani, comunque, si fidavano: otto giorni prima del golpe, l'ambasciatore Hill riferì a Washington del suo colloquio con uno degli aspiranti golpisti, il capo della marina Emilio Eduardo Massera che rassicurò il diplomatico sul fatto che l'Argentina «...non seguirà le orme di Pinochet in Cile...». Infatti fece di peggio, come spiegano i documenti sull'aiuto «internazionalista» di altre dittature dell'area, la cilena in primo luogo.
La Dina, la polizia segreta di Pinochet, aiutò quella argentina con scambio di informazioni e con azioni che dovevano appoggiare a vicenda il mutuo sostegno delle dittature latinoamericane nel liberarsi dei dissidenti. C'è una informativa illuminante del luglio del 1978 inviata alla Dina, e ottenuta dalla magistratura argentina prima ancora che Buenos Aires annunciasse l'apertura degli archivi. E' l'unico documento in cui si rendono noti i calcoli della polizia segreta della giunta rispetto al numero delle persone uccise durante gli anni bui. Fu inviata dal funzionario dell'intelligence cilena Enrique Arancibia Clavel, che usava lo pseudonimo di Luís Felipe Alemparte Díaz, ed era basato sui calcoli fatti al quartier generale del Batallón de Inteligencia Militar 601. Clavel rappresentava in Argentina la rete dell' Operazione Condor, creata nel 1975 dagli 007 di Cile, Argentina, Uruguay, Brasile, Bolivia e Paraguay. Il documento è particolarmente rilevante perché, nel fare un bilancio di 22 mila desaparecidos, oltrepassa di gran lunga il numero di 9.089 contenuto nel documento redatto dalla Comisión Nacional de los Desaparecidos (Conadep) negli anni Ottanta. Il sanguinoso registro del Battaglione 601 aveva cominciato le sue annotazioni già nel 1975, ben prima del golpe del marzo '76.



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