Latina

Bolivia, Evo sbatte contro Petrobras

Voleva nazionalizzare gli impianti del big brasiliano, sfidando l'asse con Lula: Morales licenzia il ministro agli idrocarburi. Che accusa: «Qui qualcuno vuole nazionalizzare solo a parole». Altri guai dalla Costituente
24 settembre 2006
Pablo Stefanoni
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

I due assi su cui si muove il presidente Evo Morales - quello economico e quello poltico - si ritrovano entrambi parzialmente rallentati in una zona di turbolenza. Le dimissioni di Andres Soliz da ministro degli idrocarburi hanno messo a fuoco la mancanza di omogeneità dentro il governo in un'area nevralgica per l'amministrazione socialista, mentre l'impantanamento dell'Assemblea costituente minaccia di far prematuramente cadere il prestigio di quanti sono chiamati a dotare la Bolivia di una nuova costituzione che getti le fondamenta di una seconda repubblica «post-coloniale».
La settimana scorsa Soliz - un vecchio militante della sinistra nazionalista - ha rovesciato il tavolo con la risoluzione ministeriale 207/2006 che disponeva il monopolio statale sulla commercializzazione del petrolio e dei suoi derivati, un passo che colpiva direttamente la brasiliana Petrobras, proprietaria delle raffinerie. La decisione ha sorpreso Evo Morales all'Avana, dove era in corso il summit dei Non allineati. Il presidente brasiliano Lula da Silva non ha perso tempo a qualificarla come «una cavolata» e Morales ha ordinato l'immediata retromarcia, aprendo la strada al primo cambio ministeriale nei suoi otto mesi di governo. Lunedì scorso Soliz ha gettato altra benzina sul fuoco al momento delle dimissioni: «C'è chi vuole che la nazionalizzazione resti solo sulla carta. Dentro al governo - ha detto l'ormai ex ministro - la guerra è costante sull'applicazione del decreto del primo maggio». E' il giorno in cui Morales annunciò di avere nazionalizzato gli idrocarburi.
Nonostante suo il passo rientrasse a rigore nel decreto sulla nazionalizzazione, l'ex ministro Soliz è andato a sbattere contro un accordo ad alto livello: Evo si era impegnato con Lula a non prendere iniziative che potessero risultare controproducenti per la campagna elettorale del presidente brasiliano, in una corsa per la rielezione giunta alle sue ultime battute. La mancanza di fiuto politico ha segnato la sorte del ministro, che pure gode dell'appoggio di gran parte della società boliviana, specie fra i campesinos, nella sua difesa delle risorse naturali del paese. «Soliz prendeva sempre decisioni molto sensibili senza consultare il presidente, cercava molto il protagonismo personale», ci dice un funzionario governativo di primo piano a condizione dell'anonimato, confermando che la fiducia nell'ex-giornalista nazionalista era andata erodendosi irrimediabilmente. A nessuno era sfuggito che era stato il vicepresidente Garcia Linera e non Soliz a riprendere, alcune settimane fa, i negoziati con il Brasile che si erano impantanati. Ora con il più conciliante Carlos Villegas - un economista accademico fino a ora ministro della pianificazione - al dicastero degli idrocarburi, il governo Morales cercherà di ricreare «un'atmosfera di fiducia» fra La Paz e Brasilia.
Petrobras opera le raffinerie Gualberto Villarroel, a Cochabamba, e Guillermo Elder, a Santa Cruz, che producono il 90% dei carburanti consumati sul mercato interno. Inoltre la compagnia brasiliana, con investimenti in Bolivia pari a 1.1 miliardi di dollari, controlla il 46% delle riserve accertate e probabili di gas e il 39.5% di quelle del petrolio. Le imprese petrolifere e settori dell'opposizione hanno accolto con ottimismo il cambiamento nello staff degli idrocarburi, visto come sintomo di una maggiore flessibilità.
Frattanto a Sucre, la capitale amministrativa, l'Assemblea costituente continua a trovarsi paralizzata per le posizioni inconciliabili della destra e della sinistra. Il blocco conservatore esige che gli articoli della nuova costituzione siano approvati con la maggioranza dei due terzi, come è scritto nelle legge di convocazione della stessa Costituente. Il governo sostiene che quella maggioranza qualificata conferisce alla destra un potere di veto e ribatte che i due terzi devono valere solo per il testo finale della nuova costituzione e nel caso non siano raggiunti dopo tre votazioni, la palla dovrebbe passare a un referendum popolare. Un altro punto di conflitto è il carattere della costituente. La sinistra vuole che sia «plenipotenziaria» e la destra invece che sia subordinata all'ordine costituzionale vigente dal momento che teme «il revanscismo indigeno».
Questo scontro rischia di portare un'altra volta la Bolivia sulla strada della polarizzazione e dei conflitti regionali e politici. Nelle ultime due settimane ci sono stati blocchi stradali pro e contro il governo. La squalificata opposizione conservatrice ha fatto proprie le posizioni regionaliste cruceñas, quelle della città di pianura di Santa Cruz de la Sierra, il motore dell'economia boliviana. Cruceñosche però si ritrovano circondati da una morsa campesina tutta dalla parte del presidente Evo Morales, che potrebbe provocare scontri aperti se continua la turbolenza politica.
In questo contesto, l'opposizione civica e imprenditoriale cruceñaminaccia di passare a misure forti - inclusa la disobbedienza civile - se il Mas, il Movimiento al Socialismoimponesse la sua egemonia alla costituente «senza tenere in conto le minoranze». I campesinos rispondono che non permetteranno «all'oligarchia di frenare la costituente». Pochi giorni fa, gruppi imprenditoriali cruceñoshanno di nuovo dimostrato la loro ostilità a Evo Morales non invitandolo alla Expo Cruz, la fiera internazionale orgoglio della borghesia camba. E' la prima volta che un presidente della repubblica è snobbato in questo modo.
La sinistra di governo ha avuto il 51% dei voti nelle elezioni del 2 luglio, ottenendo la maggioranza assoluta alla costituente ma non i due terzi. Il Movimiento al Socialismovinse per l'occasione pure nei dipartimenti ricchi di Santa Cruz e Tarija. Quel giorno si votò anche per il referendum sulle autonomie regionali, dove il "no" si impose con il 54% grazie all'occidente boliviano. Però nell'oriente e nel sud il "sì" vinse nettamente approfondendo il solco fra oriente e occidente, fra cambase kollas, tra gente di pianura e gente di montagna.

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