Un golpe coloniale

Venezuela: il regno della forza che spazza via quello della legge

Il cambiamento di regime con la forza a Caracas si colloca certo nella lunga storia della violenza contro i paesi sfortunatamente collocati a sud del Rio Grande
8 gennaio 2026
Fabrizio Tonello
Fonte: https://ilmanifesto.it/ - 04 gennaio 2026

Il regno della forza che spazza via quello della legge

No, non è solo il petrolio. E neppure la dottrina di Monroe che è stata usata per due secoli dai governi degli Stati Uniti per giustificare le loro malefatte in America Latina.

Non è (ovviamente) la droga. E’ qualcosa di più semplice: Donald Trump è debole e aggressivo (ha detto ieri che gli Stati Uniti “governeranno”il Venezuela) mentre i suoi consiglieri sono senza scrupoli. I nazistelli di cui si è circondato sentono istintivamente che il regime non può durare per sempre (John Bolton, il suo ex consigliere per la sicurezza nazionale, ha detto: Trump non ha la stoffa del dittatore) e si affannano a usare la potenza militare in tre continenti per mascherare il loro totale fallimento sul piano interno.

Partiamo dal petrolio: il più grande produttore del mondo oggi sono gli Stati Uniti, che estraggono tanto greggio quanto Russia e Arabia saudita insieme. Il Venezuela ha grandi riserve ma sta circa al ventesimo posto fra i produttori, estraendo meno di un milione di barili al giorno. L’industria petrolifera di Caracas fu nazionalizzata non da Hugo Chavez o da Maduro ma da Carlos Andres Perez, il miglior amico degli Stati Uniti, nel 1975.

Il cambiamento di regime con la forza a Caracas si colloca certo nella lunga storia della violenza contro i paesi sfortunatamente collocati a sud del Rio Grande: un proverbio latinoamericano dice: “Perché non ci sono colpi di stato a Washington? Perché è l’unico posto dove non c’è un’ambasciata americana”. Il solo sostegno alle giunte militari del Guatemala durante la guerra civile tra il 1960 e il 1996 ha causato 200.000 vittime, l’86% delle quali tra la popolazione indigena. D’altro canto, è un fatto storicamente accertato l’instaurazione di regimi autoritari in Perú (1962), Argentina (1962 e 1966), Guatemala, Ecuador e Honduras (1963), Brasile (1964), Repubblica Dominicana (1965), Cile e Uruguay (1973), oltre al rafforzamento di dittature come quella di Alfredo Stroessner in Paraguay (1954-1989) e di Anastasio Somoza in Nicaragua (1936-1979).

Quindi l’installazione di un regime amico a Caracas, con vantaggiose concessioni petrolifere per gli amici (Drill, baby drill! era uno slogan di Trump) è senz’altro parte dello scenario preparato alla Casa Bianca ma è una ragione minore. Il centro della questione è l’esibizione senza remore della forza militare, un’espansione su scala globale della violenza interna. Così come la personale Gestapo di Trump, l’Immigration and Customs Enforcement, arresta i presunti clandestini senza mandato, mette in carcere cittadini americani e deporta le sue vittime in altri continenti in violazione della Costituzione e delle decisioni dei giudici, così in politica estera si bombardano l’Iran, la Nigeria, il Venezuela e, domani, qualche altro paese che permetta al ducetto della Casa Bianca di mostrare quanto è macho.

Del resto, il pretesto di processare Maduro in quanto protettore del narcotraffico è particolarmente risibile: il primo dicembre scorso Trump ha graziato Juan Orlando Hernandez, un ex presidente dell’Honduras che era davvero un protettore dei cartelli della cocaina, era stato arrestato nel suo paese, estradato negli Stati Uniti e condannato a decine di anni di galera. Questo avveniva mentre la marina americana bombardava i battelli di presunti trafficanti nel golfo del Messico, assassinando anche i superstiti che chiedevano aiuto.

In realtà la “guerra” alla droga avviata dall’amministrazione Nixon nel 1973 era un pretesto per criminalizzare le opposizioni e le minoranze etniche allora, com’è un pretesto per le esibizioni di forza su scala planetaria oggi. Nel 1970, negli Stati Uniti gli arresti legati agli stupefacenti erano stati 322.300, nel 2000 erano diventati 1.375.600 e nel 2019 toccavano il picco di 1.560.000. La vera ragione, fin dall’inizio era prendere di mira le minoranze etniche: su questo abbiamo la testimonianza del consigliere di Nixon John Ehrlichman (sì, quello che organizzò il Watergate). In un’intervista del 1994 confessò tranquillamente che l’obiettivo era colpire la sinistra contraria alla guerra nel Vietnam e gli afroamericani facendo in modo che l’opinione pubblica associasse gli studenti alla marijuana e i neri all’eroina, e criminalizzando pesantemente entrambi: «Potevamo arrestare i loro leader, fare irruzione nelle loro case, interrompere le loro riunioni e diffamarli sera dopo sera al telegiornale. Sapevamo di mentire sulla droga? Certo che lo sapevamo» disse Ehrlichman al giornalista Dan Baum di Harper’s.

Oggi le menzogne non hanno bisogno di essere sofisticate: Trump ha accusato il Canada di esportare l’oppiaceo fentanyl negli Stati Uniti, dove è stato ed è prodotto da Johnson & Johnson e da Purdue Pharma. Quest’ultima azienda è finita in bancarotta dopo aver ammesso le proprie responsabilità nella crisi degli oppiacei e pagato 6 miliardi di dollari per alimentare fondi di risarcimento a stati, enti locali e vittime.

Articoli correlati

  • Iran, la guerra delle bugie
    MediaWatch
    L'attacco Usa-Israele è stato lanciato per evitare che Teheran si doti dell'arma nucleare?

    Iran, la guerra delle bugie

    Se avevano già nuclearmente "obliterato" l’Iran nel 2025, perché avrebbero dovuto nuovamente bombardarlo nel 2026? O hanno mentito nel 2025 o hanno mentito oggi. Tertium non datur.
    4 marzo 2026 - Redazione PeaceLink
  • Il prezzo del barile aumenta e Trump spinge sull'acceleratore della guerra
    Economia
    Lo scontro con l'Iran fa aumentare i profitti del comparto petrolifero americano

    Il prezzo del barile aumenta e Trump spinge sull'acceleratore della guerra

    Gli USA non sono più un grande importatore di petrolio, ma il primo esportatore mondiale. Per questo Trump punta con la guerra sul rialzo dei prezzi petroliferi. Per noi pacifisti è importante far comprendere che i profitti delle multinazionali energetiche statunitensi sono legati a questa guerra.
    2 marzo 2026 - Redazione PeaceLink
  • Fine dell'ordine mondiale
    Editoriale
    E a noi che cosa resta da fare? Continuare a lottare per il diritto

    Fine dell'ordine mondiale

    Lo scatenamento dell’offensiva terroristica aerea e missilistica contro l’Iran, chiamata “il ruggito del leone”, segna la fine dell’ordine mondiale. Non era un ordine giusto né pacifico, ma aveva un suo alibi nel diritto internazionale.
    2 marzo 2026 - Raniero La Valle
  • Il Pentagono contro Anthropic: il conflitto sui limiti etici dell'intelligenza artificiale militare
    CyberCultura
    Una disputa da 200 milioni di dollari che ridefinisce i confini dell'AI nel settore bellico

    Il Pentagono contro Anthropic: il conflitto sui limiti etici dell'intelligenza artificiale militare

    Anthropic è un'azienda leader nello sviluppo di intelligenza artificiale. Il rifiuto di Anthropic di concedere al Pentagono accesso incontrollato al proprio modello di AI Claude per applicazioni militari solleva una questione etica di enorme portata
    16 febbraio 2026 - Redazione PeaceLink
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.8.31 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)