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La Aracruz usa i cartelloni per portare la gente contro gli indigeni

"La Aracruz ha portato il progresso. Funai (agenzia di protezione dei diritti degli indigeni), gli indios”. [da un cartellone pubblicitario, Espirito Santo, Brasile]
17 ottobre 2006
Fonte: Indymedia.org - 14 ottobre 2006

Diffondendo messaggi come questo su cartelloni nella zona di Espirito Santo la multinazionale della carta Aracruz Cellulose spera di guadagnare il supporto della popolazione per evitare la demarcazione di 11mila ettari di territorio indigeno. Il Ministro della giustizia Márcio Thomaz Bastos ha circa quattro giorni per firmare la legge che dichiara l'area proprietà delle comunità Tupinikim e Guarani, accusate dalla Aracruz di non essere veri gruppi indigeni. Oltre ai cartelloni, la Aracruz ha usato i media locali per criminalizzare il movimento indigeno. Un esempio è la nota scritta dall'imprenditore e scrittore Carlos Lindenberg Filho, uno dei direttori di Gazeta Television, succursale di Globo TV a Espírito Santo. La multinazionale si è così assicurata il supporto della popolazione di Aracruz County, dove la gente ora reagisce con paura alle presunte minacce di violenza da parte dei gruppi indigeni, e quello dei propri dipendenti attraverso minacce indirette di licenziamento.
Durante i Campionati del mondo, la compagnia ha lanciato un spot televisivo con lo slogan “il Brasile che ha successo nel mondo”, usando la canzone "Balé de Berlim" del Ministro della cultura Gilberto Gil. In effetti, la gran parte della carta prodotta dalla Aracruz è esportata. Secondo il geografo Simone Batista Ferreira, della Rede Alerta Contra o Deserto Verde, "il 99% è esportato per la produzione europea di pannolini, assorbenti e fazzoletti di carta, mentre quasi niente è usato per la produzione in Brasile di carta per uso scolastico, di cui ci sarebbe molto bisogno”. Si distruggono le risorse naturali del Brasile e si espropriano le comunità nere tradizionali discendenti degli schiavi [i cosiddetti “quilombolas”] e i gruppi indigeni delle proprie terre per “avere successo nel mondo”.
In difesa delle comunità indigene, l'artista Ana Amorim ha scritto una lettera a Gilberto Gil (testo inglese: http://questoes.blogs.com/letters_to_the_art_system/2006/10/this_letter_wil.html), usando le informazioni di un rapporto realizzato nel 2005 da Swedwatch – intitolato “Swedish Pulp in Brazil: The case Veracel” - che descrive i danni causati dalla Aracruz in Brasile. In essa si dice che “prima dell'espansione della Aracruz, nel 1967, c'erano 40 villaggi indigeni nell'area in cui essa opera. Dopo che l'azienda ha coperto la zona di piantagioni di eucalipto, ne sono rimasti solo tre”. La Amorim suggerisce al Ministro di essere più responsabile la prossima volta prima di partecipare ad una campagna in favore di quella compagnia.

Note:

Articolo originale: http://www.indymedia.org/en/2006/10/848414.shtml

Tradotto da Chiara Rancati per www.peacelink.it.
Il teso è liberalmente utilizzabile citando la fonte, l'autore e il traduttore.

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