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Le sirene in vantaggio contro la miniera

11 dicembre 2006 - Flaviano Bianchini

All’epoca degli antichi greci nel Mediterraneo viveva una specie di lamantino (un mammifero acquatico simile al delfino ma parente ai trichechi) ormai estinta. Fu questo animale che diede origine alla leggenda delle sirene per via del suo muso simile al viso umano, per il fatto di avere il seno molto sviluppato e per allattare il piccolo tenendolo con la pinna per ben quattro anni senza lasciarlo mai. Questo animale si estinse per cause sconosciute.
Quando Colombo, nel suo secondo viaggio in America, arrivò sulle coste dell’attuale Belize vide i lamantini e la leggenda delle sirene riesplose più attuale che mai.
Oggi sappiamo che il lamantino non è una sirena ma uno degli animali a più alto pericolo di estinzione al mondo. È uno dei pochissimi animali protetti da tutti i trattati internazionali.
Qui in Guatemala i lamantini vivono nella zona del Rio Dulce e del lago di Izabal. Il Rio Dulce è una gola strettissima con pareti alte un centinaio di metri che, ovviamente, è dichiarata area protetta per il valore paesaggistico, naturalistico e turistico.
Qualche mese fa la compagnia mineraria che vuole aprire una serie di miniere sulle sponde del lago di Izabal ha presentato lo studio di impatto ambientale e sociale dove ha dichiarato che avrebbe trasportato tutti i materiali attraverso il Rio Dulce con barche lunghe 90m e larghe 30. Ovviamente tutti i portavoce dei lamantini (ovvero ecologisti, ambientalisti e operatori turistici per una volta insieme) si sono opposti a tale decisione e hanno presentato una istanza.
Ieri finalmente il CONAP (Consiglio Nazionale delle Aree Protette) ha dichiarato impossibile il passaggio delle barche per il Rio Dulce. Però adesso bisogna asspettare la rettifica del ministero d’ambiente, succube delle milionarie compagnie multinazionali.
Le sirene del Guatemala attendono impazienti.

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