Sequestrato per sette ore un piquetero

Argentina: ancora una desaparición

Il Movimiento Trabajadores Desocupados accusa il governo di non interessarsi abbastanza del caso Julio Lopez.
9 marzo 2007
David Lifodi

Una delle prime mosse del presidente Kirchner, pochi mesi dopo il suo approdo alla Casa Rosada, fu la destituzione del capo della Polizia Federale Hector Eduardo Prados, coinvolto insieme ad agenti della bonaerense in sequestri di persona, e il divieto assoluto dell'uso di manganelli e gas lacrimogeni per i poliziotti in servizio durante le manifestazioni di piazza. Tutto questo però sembra non essere stato sufficiente allo scopo di dare un'immagine democratica della Polizia Federale, che sembra avere più di una responsabilità nella recente sparizione di Carlos Leiva, uno dei rappresentanti più conosciuti del Frente Popular Dario Santillàn di Lanus, organizzazione piquetera spesso protagonista di marce e rivendicazioni. I fatti: lo scorso 26 Febbraio, come ormai avviene da quattro anni, i piqueteros si erano radunati nei pressi della stazione ferroviaria di Avellaneda (cintura sud della Gran Buenos Aires), per ricordare l'uccisione di due loro compagni (Dario Santillàn e Maximiliano Kosteki) uccisi durante una manifestazione di protesta contro il governo dell'allora presidente Duhalde il 26 Giugno 2002 sfociata in scontri tra il movimento dei lavoratori disoccupati (Mtd) e la polizia. Durante la commemorazione i piqueteros erano tornati a chiedere verità e giustizia per i fatti di Avellaneda (per i quali hanno pagato gli esecutori materiali ma non i mandanti dell'uccisione), ma è avvenuto un episodio strano. Alcuni poliziotti in borghese, riconosciuti come tali da Carlos Leiva e altri piqueteros, si sono avvicinati provocatoriamente ai manifestanti per poi allontanarsi velocemente una volta riconosciuti. Pochi giorni dopo, il 2 Marzo, mentre Leiva stava recandosi ad una riunione del Frente Popular, è stato costretto con la forza a salire su un'auto dai vetri oscurati e rapito per 7 ore. Da alcuni mesi l'Argentina è ripiombata nell'incubo delle sparizioni e dei rapimenti: non solo lettere minacciose alle Madres e Abuelas de Plaza de Mayo, ma anche il caso Julio Lopez, testimone chiave nel processo contro l'aguzzino Etchecolatz e tuttora desaparecido, e i sequestri di Luis Gerez e Hector Dario Bustos, fortunatamente rilasciati ma sui quali non è stata fatta luce. Stavolta è toccato a Carlos Leiva, costretto a subire finte fucilazioni e minacce, tra cui la più inquietante è stata: "diventerai il secondo desaparecido dopo Lopez". Durante le fasi dell'interrogatorio, in cui Leiva ritiene di essere stato portato in un'officina abbandonata, uno dei sequestratori gli ha detto di conoscerlo e nei pochi momenti in cui il prigioniero è stato tenuto a volto scoperto è riuscito a imprimersi nella mente il volto di uno dei rapitori, tanto da dichiarare ai suoi avvocati di essere in grado di riconoscerlo. Inoltre, e questo è il dato più significativo, secondo Leiva si tratta proprio della faccia di uno degli agenti vestiti in borghese provocatoriamente presenti alla manifestazione piquetera del 26 Febbraio. La conoscenza di tutti gli spostamenti di Carlos Leiva da parte dei suoi rapitori fanno pensare ad agenti utilizzati appositamente per seguire le varie attività dei movimenti dei disoccupati, fanno notare i membri del Frente Popular Dario Santillàn, invitando con forza il Ministro degli Interni Fernandez a non vantarsi troppo per la decisione di non mandare più la polizia armata alle manifestazioni quando poi "gli agenti si trasformano in infiltrati in borghese pronti a catalogare e osservare le proteste sociali". "Il metodo di sequestro degli ultimi mesi non è differente da quello della Tripla A", spiegano gli appartenenti al Movimiento Trabajadores Desocupados, e "si caratterizzano come azioni volte a creare paura e terrore all'interno dei movimenti popolari". Ormai i rapimenti non sono più fatti isolati in un'Argentina che comunque ha reagito con marce e manifestazioni che a Buenos Aires si sono concluse proprio sotto la sede della polizia bonaerense, di fronte alla quale i relatori intervenuti hanno ancora una volta ribadito la necessità di fare e chiarezza e rompere il muro di impunità che sta proteggendo i mandanti di questa nuova ondata di sparizioni.

Note: Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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