Latina

La provocazione del Servizio penitenziario federale a pochi giorni dal quarantaduesimo anniversario del colpo di stato

Argentina: domiciliari per i torturatori del regime militare?

A beneficiarne, tra gli altri, ci potrebbero essere Alfredo Astiz, Horacio Martínez Ruiz, Victor Gallo, Jorge “el Tgre” Acosta, Julio Simón e l’ex cappellano militare Cristian Von Wernich
24 marzo 2018
David Lifodi

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Quarantadue anni fa, il 24 marzo 1976, i militari presero il potere in Argentina, si infiltrarono nelle organizzazioni sindacali, di sinistra, per i diritti umani e sperimentarono le peggiori tecniche di tortura sui prigionieri, fino a provocare trentamila desaparecidos e l’eliminazione di un’intera generazione di giovani. A pochi giorni da questo 24 marzo 2018, per i desaparecidos e i loro familiari potrebbe arrivare una nuova beffa, nell’ambito di un potere, quello macrista, che sta facendo di tutto per riabilitare il terrorismo di stato e i macellai di allora. Alfredo Astiz, l’angelo biondo infiltratosi tra le Madres de la Plaza de Mayo, e molti dei suoi colleghi torturatori, potrebbero uscire di prigione e godere di misure di pena alternative al carcere.

Il Servizio penitenziario federale, solo pochi giorni fa, ha diffuso una lista di nomi che potrebbero scontare la pena all’esterno delle mura carcerarie. Tra loro lo stesso Astiz, condannato all’ergastolo, Horacio Martínez Ruiz, uomo dell’intelligence in servizio presso il centro clandestino Automotores Orletti e Victor Gallo, noto per la sua crudeltà verso le donne prigioniere e per aver partecipato attivamente al traffico di neonati nati in carcere e strappati ai loro legittimi genitori. Una decisione del genere, aldilà se la misura sarà realmente applicata o meno, non può non rappresentare un affronto per l’Argentina democratica e per tutti i paesi dell’America latina che hanno vissuto sulla propria pelle il Plan Condor. La lista del Servizio penitenziario federale includeva inizialmente 1111 carcerati, che avrebbero la possibilità di accedere al cosiddetto Programa de Asistencia de Personas bajo Vigilancia Electrónica, e comprende repressori quali Jorge “el Tgre” Acosta, Julio Simón, noto con il nome di battaglia “Turco Julián” e l’ex cappellano militare Cristian Von Wernich, nessuno dei quali si è mai pentito per le torture inflitte e i sequestri a cui ha partecipato.  Attualmente, il numero di coloro che potrebbero beneficiare del Programa de Asistencia de Personas bajo Vigilancia Electrónica sarebbe cresciuto fino a 1436.

Astiz potrebbe uscire dal carcere sfruttando i problemi di salute legati al cancro alla prostata e, per questo motivo, figurerebbe nell’elenco degli internos con enfermedades. L’angelo biondo dovrebbe scontare tre ergastoli. Il primo gli è stato inflitto nel 2008 dalla Corte d’appello di Roma per il caso di alcuni cittadini di origine italiana uccisi all’interno dell’Esma, il famigerato centro clandestino di Buenos Aires, gli altri due dal Tribunal Oral Federal 5 del suo paese. Fortunatamente, poco tempo fa, ad un altro repressore della prima ora, Miguel Etchecolatz, molto probabilmente artefice anche della seconda sparizione di Julio López, il primo desaparecido dal ritorno della democrazia, sono stati revocati i domiciliari perché i suoi problemi di salute sono stati ritenuti compatibili con la detenzione carceraria, ma le prese di distanza della Casa Rosada a proposito delle intenzioni del Servizio penitenziario federale lasciano il tempo che trovano. Difficile pensare che questa decisione non sia stata condivisa dal presidente Mauricio Macri e dal suo esecutivo, che fin dal primo giorno d’insediamento stanno portando avanti una politica apertamente negazionista a proposito del genocidio dei trentamila desaparecidos, come dimostra anche la riduzione della condanna per i repressori conosciuta come 2x1 varata nel 2017 dalla Corte suprema di gustizia.

Se Astiz e gli altri usciranno dal carcere sarebbero pericolosi, affermano le associazioni per i diritti umani, eppure tra le otto liste di detenuti inviate al presidente Macri dal Servizio penitenziario federale, accanto a internas embarazadas, discapacitados, alojadas con hijos ecc… ci sono anche i cosiddetti internos de lesa humanidad mayores de 70 años. Per quale motivo gente come Cristian Von wernich, che sconta l’ergastolo per sette omicidi e 34 casi di tortura, “el Tigre” Acosta, alla guida dei Grupos de Tarea e i loro colleghi debbano godere degli arresti domiciliari resta un mistero, anche perché alla fine del 2017 l’Asociación de Ex Detenidos Desaparecidos denunciava che dei 1038 repressori detenuti solo 435 erano reclusi in carcere e ben 549 godevano già dei domiciliari.

Quando si concede un indulto o una riduzione di pena dovrebbero rispondere ad una motivazione fondata, ma se avviene in maniera gratuita, come potrebbe accadere in questi casi, e senza alcuna attività di reinserimento nella società o di rieducazione, considerando inoltre che i torturatori di allora hanno mantenuto la consegna del silenzio e hanno sempre giustificato i loro crimini, i domiciliari rappresentano soltanto un insulto e un’offesa alla memoria dei desaparecidos.

Note: Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
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