Latina

Manuel Zelaya: Il popolo del Nicaragua deve decidere da solo

L’ex presidente honduregno accetta di parlare della crisi in Nicaragua
4 luglio 2018
Giorgio Trucchi

Manuel Zelaya Rosales (Foto ALAI)

Il Nicaragua sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua storia recente, soggiogato da una polarizzazione politica che lascia poco spazio all’approfondimento e all’analisi del perché e di come si sia arrivati fino a questo punto, con livelli di odio e di violenza che non si vedevano dai tempi dei conflitti armati degli anni ‘70 e ‘80.

Le morti, tutte le morti, e le devastazioni feriscono; fa male la pace perduta, gli scontri, i fantasmi che ritornano dal passato, le bugie che producono ancor più violenza, rancori e distruzione; fa male vedere le forze interne ed esterne che in modo irresponsabile soffiano sul fuoco.

Il 28  giugno, l’Honduras ha ricordato con dolore il colpo di stato del 2009 -il primo del nuovo secolo-  e contemporaneamente ha commemorato la data che segna l’inizio della Resistenza del popolo honduregno. Una resistenza e una lotta dai molti volti.

Durante una breve conferenza stampa, l’ex presidente Manuel Zelaya, spodestato il 28 giugno 2009, ha ricordato l’alba di quel giorno, un’alba di “gorilas y terror” -come recita la canzone “Resistencia Popular” di Polache- e ha spiegato come quel momento storico abbia segnato uno spartiacque nella vita degli honduregni e delle honduregne.

Avvicinato dopo l’attività, l’ex presidente e attuale coordinatore del Partido libertà e rifondazione, Libre, ha accettato di parlare brevemente del Nicaragua.

-Che ruolo ha avuto il Nicaragua durante il colpo di Stato del 2009?

-Il popolo nicaraguense, il Fronte sandinista e il governo di Daniel (Ortega) ci hanno mostrato solidarietà e oggi mi dispiace che stiano attraversando una crisi sociale. Spero possano risolverla prima possibile.

-Qual è la sua analisi di quello che sta succedendo in Nicaragua?

-Noi accettiamo la protesta del popolo, qualsiasi essa sia. Esprimiamo solidarietà ai popoli che protestano. Non accettiamo e condanniamo il crimine e l’omicidio, da qualsiasi parte provenga.

Di sicuro sappiamo che il governo di Daniel Ortega è nato da un percorso, iniziato con la rivoluzione ed arrivato fino ai giorni nostri. Abbiamo sostenuto il governo di Daniel Ortega e del Frente sandinista durante questo percorso.

È logico che di fronte agli omicidi chiediamo giustizia. Però crediamo anche che bisogna considerare che quello che sta succedendo in Nicaragua è che esistono dei problemi, che però vengono aggravati dalle forze reazionarie che vogliono la caduta del governo.

-Lei crede che gli Stati Uniti stiano giocando un ruolo in questo conflitto?

-Ne sono assolutamente sicuro. Negli Stati Uniti ci sono gruppi di destra molto faziosi che vogliono imporre alle società latinoamericana un sistema economico molto sfrontato di sfruttamento capitalista. A parte questo, un sistema di repressione militare che noi non accettiamo.

Gli Stati Uniti devono correggere la loro visione e la loro politica verso l’America latina, perché quelli che stanno creando qui sono solo molti problemi tra cui la violenza, la povertà e l’emigrazione. Mettetevi d’accordo con l’America latina. Per ottenere pace e giustizia ci devono essere accordi politici e sociali.

Se il governo di Daniel (Ortega) vi disturba, parlatene con lui e cercate un accordo.

-C’è stato qualche contatto tra Libre e il FSLN durante gli ultimi mesi?

-Personalmente non ho avuto contatti diretti, però li abbiamo mantenuti grazie a diverse persone. Manteniamo i contatti nel senso che dobbiamo sostenere il sistema democratico e contrastare l’aggressione degli Stati Uniti.

Bisogna permettere che il popolo, sia nicaraguense che centroamericano, possa decidere per suo conto. Non deve intervenire nessuno straniero, e nemmeno nessuna forza che non faccia parte delle forze politiche e sociali esistenti nel paese.

Guardiamo quello che è successo in Honduras, dove sono andati a prendere prestanome, mercenari e con il sostegno straniero, hanno fatto un colpo di Stato. Non vogliamo che questo succeda né in Nicaragua, né da nessun’altra parte.

Quello che vogliamo è che in Nicaragua ci sia stabilità democratica.


-Che impressione ha del lavoro che stanno svolgendo alcune organizzazioni internazionali dei diritti umani in Nicaragua?

-Queste organizzazioni hanno un doppio standard: a volte funzionano bene e altre volte funzionano in base agli interessi degli Stati Uniti, come nel caso del Nicaragua e dell’Honduras.

Hanno una grande responsabilità e dovrebbero considerare i crimini allo stesso modo, senza importare chi li commette o dove si commettono; quello che succede però è che fanno delle differenze e questo non possiamo accettarlo.

Fonte originale: ALAI

Note: Traduzione: Gianpaolo Rocchi

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