Latina

L’altra faccia della Moneda

Santiago brucia

Si attende per oggi una grande mobilitazione alla Moneda, sede della Presidenza della Repubblica
7 novembre 2019
Maxi Goldschmidt (Rivista Critica, Santiago del Cile)
Fonte: La Vaca - 29 ottobre 2019

Da quel lunedì 28 ottobre continuano gli incendi, le sirene, le pentole, gli elicotteri.

Domani sarà la stessa cosa. O peggio. Il governo di Piñera non fa altro che gettare benzina sul fuoco:

  • 19 morti;
  • 1132 feriti, di cui 127 hanno perso o rischiano di perdere un occhio;
  • 3535 arrestati, di cui 375 minorenni;
  • 18 denunce di violenze sessuali, 76 per torture;
  • 20 desaparecidos.

Solo per limitarci alle cifre ufficiali.

In Cile continuano le proteste

«Ci vediamo domani», dicono migliaia di giovani, inseguiti dagli idranti e dai lanci ininterrotti di lacrimogeni. Anche oggi sono scesi in strada per circondare La Moneda, sede della Presidenza della Repubblica, hanno provato ad arrivarci da tutte le strade. Li hanno respinti i Carabineros, che lanciavano gas lacrimogeni perfino in alcune zone dove i Vigili del Fuoco erano impegnati a spegnere incendi.

Tutta Santiago bruciava.

La rabbia davanti a un governo che, di fronte a richieste di cambiamenti profondi, risponde con la repressione e provvedimenti tappabuchi non fa altro che alimentare la violenza e la ribellione. Davanti a una domanda sociale di riforma del welfare, l’unica risposta del governo è la repressione e provvedimenti tappabuchi. La rabbia per tutto questo non fa altro che alimentare il malcontento e la ribellione.

«Sbirro testa di cazzo» e «assassino» sono le grida scandite dalle voci di tutte le età. Echeggiano nelle strade, dai palazzi, dalle auto, bici, moto, dai negozi.

Il presidente ha dichiarato guerra al popolo e - per quanto ora possa pentirsi delle proprie parole - togliere lo stato d’assedio, richiamare i militari alle caserme o rifare il trucco al proprio Gabinetto, a questo punto della storia è impossibile: non si torna più indietro.

La Grande Storia sta tornando a calpestare il suolo delle strade di Santiago e di altre città del paese che, senza dubbio, si è svegliato.

E questo, per il popolo, è motivo di giubilo. Per questo, l’allegria si respira per le strade tanto quanto i gas lacrimogeni.

La percepisci ovunque. La vedi sulla superficie dei muri, frettolosamente reimbiancati ogni mattina, ma che presto tornano a reclamare con colori sgargianti le dimissioni di Piñera, una nuova costituzione - quella attuale risale a Pinochet - a chiedere a gran voce sanità, istruzione, pensioni dignitose, libertà.

L’arte è presente in tutte le proteste. La gente sfila nei cortei imbracciando chitarre, violini, sassofoni. Alle esplosioni ed agli attacchi dei blindati, risponde con la musica. Si canta e si balla nelle manifestazioni, nelle piazze e nei parchi, fra la popolazione che inizia a organizzarsi in assemblee autogestite.

«El derecho a vivir en paz» (Il diritto di vivere in pace), di Víctor Jara, è diventato uno degli inni di questi giorni.

Le strade, stracolme di limoni, pietre e proiettili, sono piene anche di biciclette, di palloni rimbalzati a colpi di testa qua e là nella folla, di bandiere cilene e mapuche, dei cartelloni più creativi, di aquiloni. Di sorrisi e di abbracci.

Di una cura per il prossimo che emoziona. Durante ogni attacco coi gas, migliaia di mani offrono al proprio vicino un limone o uno spruzzatore con acqua e bicarbonato (ndr. per contrastare l’effetto lacrimogeno). Decine di studenti e lavoratori di medicina e infermieristica trasportano in spalla kit di pronto soccorso, per assistere i feriti. A ogni angolo si allestiscono punti sanitari improvvisati, i vicini donano cibo e rifornimenti.

La sanità, in questi giorni a Santiago, è diventata gratuita ed effettiva, così come l’istruzione, nonostante le scuole e le università siano chiuse.

In Cile, oggi più che mai, il popolo sta mostrando l’altra faccia della medaglia. L’altra faccia di una Moneda rimasta troppo a lungo nascosta in una tasca e che ora, invece, sta volteggiando in aria. Sarà interessante vedere da che lato cadrà. Ma prima che cada, ci vorrà ancora tempo. Proprio come stanno ripetendo, a milioni, per le strade: «Siamo solo all’inizio».

Tradotto da Marica Tarallo, revisione di Giacomo Alessandroni per PeaceLink. Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.

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