Il Cile abolisce il pinochettismo

La maggioranza di coloro che avrebbero votato per una nuova Costituzione era ampiamente prevista, ma la valanga che ha travolto il governo del presidente Piñera, composto da molti filo-pinochettisti e da simpatizzanti della dittatura militare ha spinto tutta la destra a salire sul carro del vincitore e a celebrare “la grande giornata di democrazia” di un paese che, dall’estallido social dello scorso autunno fino a pochi giorni fa ha vissuto sulla propria pelle gli abusi dei carabineros e quel terrorismo di stato che, seppur mascherato da un governo solo suppostamente democratico, ha ucciso molti giovani e giovanissimi attivisti sociali.
Nel solo periodo che va dal 18 ottobre al 30 novembre 2019, Amnesty International aveva pubblicato un dossier dal titolo Ojos sobre el Chile: violencia policial y responsabilidad de mando durante el estallido social in cui si accusavano apertamente gli alti vertici dei carabineros e della polizia al servizio dello Stato per le innumerevoli violazioni dei diritti umani.
La Costituzione finora in vigore era impostata all’insegna del neoliberismo e di un sistema sociale e politico che privilegiava l’oligarchia, la minoranza ricca del Cile in un paese dove invece permangono fortissime le disuguaglianze sociali. La società cilena è sempre stata escludente poiché la ricchezza si concentra nelle mani dell’1% della popolazione.
Oggi, el apruebo del 78,20% dei cileni affinché si gettino le basi per una nuova Costituzione rappresenta una risposta a ciò che il Cile ha vissuto a partire da quell’11 settembre 1973, quando Pinochet sospese appunto le garanzie costituzionali, il diritto alla vita e alla libertà. La Costituzione che verrà dignifica y ennoblece la vida, hanno ripetuto i movimenti sociali che da oltre un anno hanno trasformato la Plaza de la Dignidad di Santiago del Cile (così ribattezzata a seguito dell’oceanica manifestazione del 25 ottobre 2019) in un laboratorio permanente di resistenza contro il capitalismo ed un’oligarchia che si augurava una vittoria con una bassa percentuale di “si” per poter sminuire il percorso verso una nuova Assemblea costituente. L’apruebo con poco più del 50% dei consensi avrebbe rischiato di rappresentare più una sconfitta che una vittoria, ma questo pericolo è stato scongiurato.
Al governo non è servito agitare lo spettro della pandemia, che peraltro in Cile sta facendo molte vittime poiché l’emergenza sanitaria è stata gestita malissimo dall’attuale governo, per distogliere gli elettori dalle urne. Ora spetterà all’Assemblea Costituente, entro un periodo di 12 mesi, presentare la proposta per una nuova Costituzione, che dovrà essere approvata almeno dai 2/3 dei suoi componenti e avrà come scopo principale quello di estendere i diritti sociali e politici.
Anche all’epoca della Concertación si era cercato di tentare la strada di una nuova costituzione, ma da una parte la coalizione di centrosinistra non aveva mai promosso con convinzione un processo per cambiare davvero il paese, dall’altra Michelle Bachelet, in occasione del suo tentativo di superare la costituzione pinochettista, non aveva la maggioranza ed era a conoscenza di non averla.
El Apruebo è frutto anche dell’estallido social che, dall’ottobre 2019, non è mai arretrato di fronte alle provocazioni governative: secondo El Mapa de violaciones de Derechos Humanos dell’Instituto Nacional de Derechos Humanos, sono state migliaia dleenunce contro l’esercito e i carabineros.
L’approvazione della nuova Costituzione avrà fatto felice anche quel sedicenne che lo scorso 2 ottobre, al termine dell’ennesima protesta contro il governo, è stato gettato da un ponte nel fiume Mapocho da un membro dei carabineros. Si, a credere fortemente nelll’Assemblea Costituente è stata la resistenza popolare.
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