Keiko Fujimori chiede di annullare le elezioni

Perù: i golpisti non si arrendono e invocano i militari contro Pedro Castillo

Ma la figlia di “el Chino” è stata abbandonata anche dal falco dell'Osa Luis Almagro
6 luglio 2021
David Lifodi

Perù: i golpisti non si arrendono e invocano i militari contro Pedro Castillo

Persiste il clima di incertezza in Perù. Se Keiko Fujimori e la sua delegazione non sono stati ricevuti nemmeno dal falco dell'Osa – Organizzazione degli stati americani, Luis Almagro, forse per la figlia di “el Chino” è arrivato il momento di riconoscere, una volta per tutte, la vittoria del maestro rurale Pedro Castillo, già sancita dalle urne il 6 giugno scorso.

Giunta a Washington, Keiko Fujimori era convinta di essere ricevuta dall'uomo cacciato dal Frente Amplio uruguayano e che non trascorre giornata senza ordire piani golpisti contro il Venezuela, ma a riceverla ha trovato soltanto il direttore del Departamento para la Cooperación y Observación Electoral dell'Osa, Gerardo De Icaza, insieme al quale aveva convocato una conferenza stampa per il 2 luglio andata poi deserta.

Eppure, Keiko Fujimori non si rassegna alla terza sconfitta in altrettante elezioni per la presidenza del Perù e continua a chiedere a gran voce quell'annullamento del voto che l'Osa non può in alcun modo avallare dopo aver certificato la regolarità della giornata elettorale del 6 giugno. La presidenta mancata sperava che Almagro desse il suo via libera per trasformare il Perù in uno scenario simile a quello del golpismo boliviano o venezuelano, ma è dovuta tornare in patria senza nemmeno aver incontrato quell'uomo che pure ha fatto delle fake news senza prove, come quella di urlare alle frodi elettorali ad urne aperte e senza un reale riscontro dove gli era più conveniente, il cavallo di battaglia del suo operato. Lo stesso presidente del Consiglio permanente dell'Osa, Ronald Sanders, ha dichiarato: “La elección mayoritaria de Pedro Castillo debe mantenerse. Eso es democracia”. Peraltro, non solo l'Osa, ma tutti gli osservatori internazionali, hanno sottolineato che il ballottaggio si è svolto senza alcun problema.

Il mancato ricevimento di Almagro, che quando vuole si adopera per minare risultati elettorali conseguiti democraticamente, avrebbe dovuto suggerire a Keiko Fjimori di non tirare ulteriormente la corda, ma l'ex ammiraglio Jorge Montoya, già nei giorni scorsi, aveva sostenuto apertamente che sarebbe stato necessario un golpe per evitare la presidenza di Castillo, guadagnandosi il plauso di tutta l'estrema destra.

Anche un altro esponente della destra, Alfredo Barnechea, ha chiesto un governo civico-militare per impedire che il “ comunista e terrorista” Castillo divenga presidente, ma è tutta l'oligarchia peruviana a rivolgersi con disprezzo e razzismo al maestro rurale.

“Terruquitos, no se escondan, quiero verlos en la fosa” urla il golpismo fujimorista utilizzando il termine terruco, sinonimo di “terrorista”, per identificare gran parte dell'elettorato di Castillo.

Tutto ciò, da una parte, significa che Keiko Fujimori e i suoi avversari politici sono alla disperazione, ma proprio per questo molto pericolosi. Castillo lo ha capito, ha fatto un appello all'unità nazionale ed annunciato la nascita di un Frente Nacional por la Gobernabilidad y la Democracia con sindacati, movimenti sociali e partiti politici che si riconoscono nell'esito democratico scaturito dalle urne.

Finora il Jurado Nacional de Elecciones (JNE) ha rigettato tutte le richieste di annullare le elezioni provenienti dalla destra, ma Keiko Fujimori sa di poter contare sul sostegno di fanatici come Mario Vargas Llosa, che ogni giorno strepita per il pericolo di un governo bolivariano in Perù se Castillo assumesse definitivamente la presidenza, ma tace sulla lettera di circa 1.300 militari in pensione rivolta al Comando Conjunto de las Fuerzas Armadas per sollecitare un intervento armato.

“Aquí nadie se rinde, que vamos a pelear contra el fraude chavista planificado y ejecutado por los agentes de Cuba y Venezuela” ripete in maniera martellante e ossessiva il portavoce di Fuerza Popular Fernando Rospigliosi, sicuro che le menzogne, a forza di ripeterle costantemente, alla fine diventano vere, come ha già dimostrato il poderoso staff di comunicazione che ha permesso ad un personaggio come Jair Bolsonaro di divenire il presidente del Brasile.

In un paese come il Perù, caratterizzato da enormi disuguaglianze sociali, la vittoria di quella parte del paese di origini andine e rurali non va giù alle elites, che hanno dato vita ad una guerra sporca contro Castillo e Perù Libre e non hanno digerito un voto che di fatto è stato contro la capitale Lima, dove Keiko Fujimori ha preso il 60% dei consensi.

Nonostante sia recluso nella base navale Callao, pare che lo stesso Vladimiro Montesinos, uomo dell'intelligence di Alberto Fujimori, si sia mobilitato per sostenere la figlia di “el Chino”, come emerge dai cosiddetti “vladiaudios”, una serie di registrazioni che ne svelerebbero il suo coinvolgimento affinché Keiko vincesse le elezioni.

Per il Perù si profila realmente uno scenario di forte polarizzazione che, pur nel caso in cui Castillo riesca davvero ad ottenere quella presidenza conquistata democraticamente, costringerà il maestro rurale a doversi guardare più da un'opposizione razzista e violenta che a promuovere quelle politiche di giustizia sociale per le quali è stato votato. Sembra davvero di essere di nuovo di fronte ai primi governi di Evo Morales (osteggiato ogni giorno dall'Oriente separatista e razzista boliviano), Hugo Chávez e Nicolás Maduro.

Note: Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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