Argentina: giornaliste silenziate
In Argentina sei giornaliste su dieci sono oggetto di violenza digitale, un fenomeno in costante crescita secondo il rapporto di Amnesty International intitolato Muteadas: el impacto de la violencia digital contra las periodistas e relativo al periodo 2018-2024.
I dati emersi dal dossier diffuso da Amnesty sono allarmanti: almeno il 63,5% delle giornaliste è stata vittima di violenze in rete, da insulti isolati ad episodi di vero e proprio stalking. Minacce di violenza sessuale per il 45,9% di loro, spesso avvenute realmente e non rimaste solo promesse. Le 403 operatrici dell’informazione, appartenenti, con diversi ruoli, al mondo dell’informazione, reporter, editrici di mezzi di comunicazione, social media manager, impiegate e rappresentanti delle associazioni di giornalisti che lavorano nel Foro de Periodismo Argentino (FOPEA), nell’Academia Nacional de Periodismo e nel Sindicato de Prensa de Buenos Aires (SiPreBA) sperimentano, quasi quotidianamente, l’impatto della violenza digitale sulla libertà di espressione, con effetti dannosi anche sulla salute mentale.
La violenza di genere online, denuncia Amnesty, ha come scopo proprio quello di silenziare le donne, da qui deriva il termine muteadas, che dà il nome allo studio e rivolge la sua attenzione soprattutto al tentativo di zittire le giornaliste quando parlano di disuguaglianze di genere, aborti, femminicidi e diritti umani. Inoltre, dal rapporto di Amnesty è emerso che circa il 23% delle giornaliste vittime di violenza digitale hanno subito attacchi da personalità dell’ambito politico e istituzionale.
Paradossalmente, quelle stesse reti digitali che, inizialmente, avevano contributo a diffondere le istanze di movimenti quali Ni Una Menos e l’agenda di genere promossa anche dalle giornaliste, si sono trasformate in spazi che amplificano proclami di odio grazie alla relativa possibilità, on line, di rimanere anonimi. Inoltre, il rapporto ha rivelato come molte giornaliste, sfiancate dal susseguirsi di minacce e insulti online, abbiano finito per autocensurarsi allo scopo di evitare ulteriori problemi. Non sono pochi, infatti, i casi di coloro che, dopo aver subito minacce in rete, percepiscono una costante insicurezza nella vita di tutti i giorni.
A tutto ciò si aggiunge la scomparsa delle tematiche di genere dall’agenda mediatica, soprattutto a causa della campagna misogina diffusa quotidianamente nel paese dal governo di Javier Milei. La violenza digitale non è caratterizzata da episodi casuali, bensì da aggressioni quotidiane nei confronti delle donne e delle minoranze in cui non c’è più alcuna distinzione tra le minacce e le persecuzioni che avvengono online e quelle che si verificano sempre più spesso nelle strade, nelle piazze, ma anche all’interno delle abitazioni private.
Quello che il dossier di Amnesty International definisce come un continuum de violencias culmina, infine, nella pubblicazione online dei dati sensibili delle donne minacciate. Il cosiddetto doxing, consistente nella diffusione del numero telefonico della vittima, dell’indirizzo della sua abitazione, nonché della sua posta elettronica, contribuiscono nello spingere le giornaliste a vivere in uno stato di terrore permanente.
Le operatrici dell’informazione, in particolare quelle sono dei personaggi pubblici, sono doppiamente attaccate, sia per esercitare la libertà di espressione sia per appartenere al genere femminile e così finiscono per essere silenziate con la partecipazione attiva del governo argentino che, della misoginia, ha fatto uno dei suoi tratti distintivi.
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