La Bolivia sull'orlo della guerra civile

Le manifestazioni di piazza, represse con estrema violenza, chiedono apertamente le dimissioni di Paz. L’arrivo del presidente del Partido Demócrata Cristiano a Palacio Quemado è stato seguito da un piano di misure di austerity che, tra le altre cose, ha imposto il decreto 5503, volto a bloccare il decreto sui carburanti. Successivamente, le ulteriori facilitazioni al grande capitale per accaparrarsi le risorse naturali del paese (litio, rame, oro, stagno e molto altro), unite al blocco degli stipendi, hanno scatenato quello che, ogni giorno di più, si va configurando come un estallido social dagli esiti imprevedibili. Già a fine 2025 i movimenti sociali e il sindacato della Cob (Central Obrera Boliviana) erano scesi in piazza per protestare contro il decreto attuato da Rodrigo Paz volto ad eliminare le sovvenzioni statali alla benzina al diesel. Allora come ora, a risuonare nelle piazze era stato lo slogan La Bolivia no se vende.
In questo contesto si inserisce, inoltre, la richiesta di annullamento della Legge 1720 sulla classificazione delle terre, percepita dagli indigeni dell’Amazzonia come un rischio per le loro proprietà. Al momento il governo, composto da ferventi sostenitori delle privatizzazioni e degli aggiustamenti strutturali, non solo non arretra, ma provoca e attribuisce la responsabilità dei disordini ai narcotrafficanti, mentre sono già centinaia gli arrestati con accuse pesantissime, dall’associazione per delinquere al terrorismo, fino a quella di aver provocato attentati contro la sicurezza dei mezzi di trasporto.
Sembra di essere tornati all’epoca della presidenza di Sánchez de Lozada che, il 17 ottobre 2003, fu costretto a fuggire in elicottero verso gli Stati Uniti, inseguito dalla rabbia popolare, dopo la violente repressione della guerra del gas
A sei mesi dal suo arrivo a Palacio Quemado, il fallimento delle misure di Rodrigo Paz, all’insegna di un liberismo selvaggio, emerge in tutta la sua drammaticità. Il cosiddetto Proceso de Cambio, che in poco più di cento giorni, secondo i proclami elettorali, avrebbe dovuto risolvere la crisi economica del paese, in realtà ha contribuito ampiamente ad affossarlo. I risultati del cosiddetto Capitalismo para todos, sbandierato nei mesi precedenti ai due turni elettorali dell’agosto e dell’ottobre 2025, sono ben presto naufragati, e la stessa collocazione di Paz, inizialmente presentatosi come un candidato di centro-destra in seno al Partido Demòcrata Cristiano per togliere voti a Jorge “Tuto” Quiroga nel ballottaggio tra destre, si è ben presto trasformata in quella di una destra radicale e vicina all’oligarchia finanziaria e al grande latifondo. La destra di Paz, attualmente, è identica a quella di Quiroga, il cui motto rimane Bolivia de propietarios.
La distruzione della piccola proprietà, l’autorizzazione indiscriminata alle esportazioni del cosiddetto agropoder, la privatizzazione del sistema elettrico nazionale, la detassazione che ha reso felice una minoranza ricchissima che impone al resto del paese la propria visione di politica economica, esclusivamente a proprio vantaggio, in barba al modello economico sociale, comunitario e produttivo sancito dalla Costituzione di un paese che, probabilmente ancora per poco, continuerà a chiamarsi Estado Plurinacional, hanno segnato un punto di non ritorno.
In pratica, il governo di Rodrigo Paz ha deciso di identificarsi esclusivamente con l’oligarchia terrateniente per distruggere i progressi raggiunti in ambito culturale, economico e sociale dai governi del Mas allo scopo di promuovere una restaurazione neoliberale in un paese ormai sull’orlo della guerra civile, come dimostrano le dichiarazioni bellicose dell’estrema destra boliviana radicata nell’Oriente del paese e, in particolare, nel bastione di Santa Cruz. L’invito al governo e alla polizia è quello di “agire immediatamente contro coloro che promuovono, finanziano, eseguono e coprono atti destinati a distruggere la democrazia”. In pratica, una richiesta affinché a Palacio Quemado non si facciano troppi problemi nell’utilizzo della mano dura.
Dall’altra parte prosegue il blocco a tempo indeterminato delle strade che circondano le città di El Alto e La Paz, proprio all’insegna dello slogan Ahora asì, serà guerra civil.
In una situazione così complessa, non poteva mancare la consueta intromissione degli Stati Uniti, in quest’ultimo periodo onnipresenti in America latina. La colpa della mancanza di farmaci, alimenti e carburanti, secondo Washington, non è attribuibile a Rodrigo Paz, bensì ai blocchi che avrebbero causato una crisi umanitaria. Dopo il Venezuela, l’ora della Bolivia sembra arrivata. In questo caso non occorre far cadere un governo nemico, ma derubare un paese delle proprie ricchezze. Per ora Paz ha scelto la strada della mano dura. Inizialmente lo fece anche De Lozada, prima di essere costretto a fuggire a Miami sempre con la complicità degli Usa.
Articoli correlati

La Bolivia scende in piazza contro la restaurazione neoliberista
Proteste in tutto il Paese20 maggio 2026 - Giorgio Trucchi
Il governo di Nasry Asfura avvia lo smantellamento dello StatoHonduras: il golpe bianco del neoliberismo selvaggio
Privatizzazioni selvagge, licenziamenti di massa nel settore pubblico e una nuova legge sull’impiego che punta a cancellare i diritti dei lavoratori e dei sindacati25 febbraio 2026 - Giorgio Trucchi
Il presidente boliviano ha eliminato le sovvenzioni statali alla benzina e al dieselRodrigo Paz impone il gasolinazo alla Bolivia
Tra fine dicembre e inizio gennaio violenta repressione contro lo sciopero a tempo indefinito e i blocchi stradali di minatori, contadini e movimenti sociali2 febbraio 2026 - David Lifodi- Rodrigo Paz vince il ballottaggio del 19 ottobre
Com’è triste la Bolivia neoliberista
Nella sfida tra la destra conservatrice di Rodrigo Paz e quella radicale di Jorge Quiroga del 19 ottobre scorso, la spunta il primo, esponente del Partido Demòcrata Cristiano. La sua ricetta, assai simile a quella del suo rivale, punta su privatizzazioni e aggiustamenti strutturali.20 ottobre 2025 - David Lifodi
sociale.network