Nel ballottaggio presidenziale del 21 giugno ha vinto De La Espriella, estrema destra, su Cepeda

In Colombia un governo autoritario

Minimo lo scarto tra i due candidati in un voto segnato dalle forti ingerenze Usa e dal maneggio dei voti dei colombiani all’estero che fanno ipotizzare una presunta frode.
29 giugno 2026
David Lifodi

In Colombia un governo autoritario

Sono stati poco meno di 250.000 i voti che, nel ballottaggio presidenziale colombiano di domenica 21 giugno, hanno sancito la vittoria di Abelardo De La Espriella, estrema destra, su Iván Cepeda. Per la Colombia, nonché per l’America latina, si tratta di un pericoloso passo indietro dopo la presidenza di Gustavo Petro, soprattutto perché il successo (autoproclamato) di De La Espriella arriva a breve distanza dal ballottaggio delle presidenziali peruviane, ancora da ratificare ufficialmente, ma conclusesi con un esito simile. In quel caso, a dichiararsi vincitrice, è stata Keiko Fujimori, anch’essa di estrema destra, con uno scarto di poco più di 42.000 voti sul candidato delle sinistre Roberto Sánchez.

Non si tratta, purtroppo, dell’unica similitudine tra i processi elettorali dei due paesi: ad aver influito, in maniera determinante, sull’esito delle urne, sono stati il voto all’estero e le manovre degli Stati Uniti. Il cosiddetto “pareggio tecnico”, in entrambi i casi, è servito agli Usa per manovrare, in maniera forse decisiva, il voto espresso aldifuori dai due stati. Al momento, Roberto Sánchez ha rifiutato di riconoscere il risultato, mentre, alla fine, Cepeda ha dichiarato di accettare la sconfitta, pur denunciando l’evidente spinta ricevuta dalla Casa Bianca che ha permesso a De La Espriella di diventare il nuovo presidente del paese al termine di un ballottaggio comunque segnato da numerose irregolarità.

Il mandato di De La Espriella inizia sotto i peggiori auspici. Oltre ai sospetti sulle modalità che hanno permesso la sua vittoria preoccupano i tratti autoritari già emersi in campagna elettorale, conditi da strategie di marketing politico spesso ingannevoli e fondate su fake news diffuse a piene mani tramite l’intelligenza artificiale. La sua autodenominazione di “El Tigre”, unita ad una comunicazione fondata sulla percezione permanente della paura, alla ricerca ossessiva e costante di un nemico interno (guerriglie e organizzazioni popolari), alla scommessa sul capitalismo della sorveglianza e alla legittimazione del narcoparamilitarismo non lasciano affatto tranquilli.

De La Espriella è divenuto il candidato perfetto per gli Usa perché incarna una nuova strategia, quella di una sorta di “dittatura civile fascista” assai gradita a Trump che, non a caso, ha benedetto l’argentino Milei, il bukelismo in El Salvador, Asfura in Honduras e il fujifascismo in Perù, solo per citare alcuni degli esempi più recenti. Non si parla più della “Locombia” del periodo duqueuribista, ma di un progetto politico che coniuga ordine, sicurezza e neoliberismo a scapito dei diritti sociali. A prevalere sarà un autoritarismo che renderà carta straccia sia la partecipazione democratica sia la costruzione di un processo di pace e di dialogo che era stato iniziato da Gustavo Petro su cui avrebbe desiderato lavorare lo stesso Cepeda.

Del resto, la pace duratura, su cui aveva scommesso proprio Cepeda, e con lui i circa tredici milioni di elettori che lo avevano scelto come prossimo presidente della Colombia, ha rappresentato lo spauracchio prima del duqueuribismo e, successivamente, di De La Espriella, che fondano i loro ideali su una guerra permanente, l’unica arma che permette loro di perpetrarsi al potere.

Sotto la presidenza di Álvaro Uribe, tra il 2002 e il 2010, si è consolidato quel terrorismo di stato che, poi, sotto varie forme e scomuniche interne alla destra più radicale, da Duque a Santos, ha comunque permesso agli Usa di utilizzare la Colombia come paese chiave per una resistenza di fronte all’integrazionismo latinomaricano propugnato allora dai paesi aderenti all’Alba.

Oggi, l’offensiva condotta da De La Espriella è simile a quella di Milei e della sua motosega, una enorme macchina del fango digitale che non risparmia i giornalisti, in particolare quelli de La Silla Vacía, un organo di informazione indipendente che già da mesi aveva messo in guardia su una possibile frode elettorale, e per tutta risposta, si sono visti tacciare di essere dei “miliziani digitali”.

Come già accaduto in molti altri paesi dell’America latina, a partire dal Brasile, dove l’allora twitter (adesso X) ha ricoperto un ruolo fondamentale nella diffusione di fake news che hanno spinto Bolsonaro al Planalto, anche in Colombia i tuiteros hanno rivestito un ruolo determinante per minare la credibilità dei media non allineati, polarizzare il paese e diffondere disinformazione a tutti i livelli, come sottolineato da Colombiacheck e dalla Liga contra el Silencio.

Oggi, la realtà parla di De La Espriella come nuovo inquilino di Palacio Nariño e questa, purtroppo, non è una fake news.

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