Legami di ferro

Disastri ambientali, reti di solidarietà fra popoli

Quando il Brasile ascoltò la voce di Taranto

La partecipazione di Peacelink al Seminario internazionale di São Luís
19 febbraio 2015

Questo progetto nasce da un'alleanza, forte e solidale, tra Peacelink e i missionari comboniani, tra la città di Taranto e la popolazione di Piquiá de Baixo. Parte dalla consapevolezza che solo unendo le forze e facendo uscire quelle che sono le nostre lotte dal contesto locale, portandole all'attenzione nazionale ed internazionale, solo stringendo legami forti, di ferro, possiamo provare a costruire un mondo migliore, per noi e per le generazioni future, pretendendo dai grandi colossi dell'industria il rispetto per l'ambiente, la salute e la vita umana.

Dal Brasile ci hanno teso la mano, chiamandoci a partecipare a quello che è stato un grande evento internazionale, che ha riunito le vittime della minerazione e siderurgia nel mondo. Padre Dario Bossi ha voluto che portassimo la voce di Taranto dall'altra parte dell'oceano, per unirla a centinaia di altre voci, di storie, di lotte, di resistenza. Insieme a Padre Dario Bossi, il missionario comboniano che lotta al fianco delle popolazioni dell'Amazzonia

Al seminario dal titolo “Seminario internazionale Carajás 30 anos: resistenze e mobilitazioni di fronte ai progetti di sviluppo nell'Amazzonia orientale” che si è svolto a São Luís dal 5 al 9 maggio, presso l'Università Federale dello Stato del Maranhão, hanno partecipato professori, giornalisti, rappresentanti dei movimenti sociali, comunitari e sindacati degli stati del Maranhão e Pará, insieme a varie entità di altre regioni del paese e del mondo, come Canada, Perù, Argentina, Colombia e Mozambico. Il seminario aveva lo scopo di esaminare (dal punto di vista delle comunità, dei movimenti sociali e del mondo universitario e della ricerca), 30 anni di storia della transnazionale Vale, e degli effetti della sua presenza nei 38 paesi nei quali opera e denunciare un modello economico insostenibile a lungo termine ed estremamente violento nel presente, nei confronti della vita e dei territori delle piú di cento comunità che vivono lungo il corridoio di esportazione.

In cinque giorni si sono susseguite decine di tavole rotonde, forum tematici e sono stati 70 i lavori scientifici presentati. I dibattiti hanno avuto lo scopo principale di condividere le esperienze tra tutte le comunità che vivono sulla loro pelle l'invasione dei territori da parte di grandi imprese, che non rispettano i diritti delle popolazioni. Sono state approssimativamente 50 le istituzioni coinvolte, 11 i paesi rappresentati, più di 70 conferenzieri e 1500 partecipanti. Non Vale inquinare

In quel contesto abbiamo raccontato la storia di Taranto, attraverso la partecipazione a tavole rotonde, gruppi di lavoro e seminari, presentando la drammatica situazione ambientale e sanitaria che il capoluogo jonico è costretta a subire, a causa delle industrie inquinanti presenti sul suo territorio. É stata messa in evidenza la correlazione tra l'aumento di patologie e inquinamento ambientale e portato dall'altra parte del mondo il grido di speranza della sua popolazione: “TARANTO LIBERA”.

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