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Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Amadou Mbow rappresenta al Forum delle ong di Rabat l'Associazione per i diritti umani della Mauritania (Amdh). La sua è una voce particolarmente importante visto che il suo paese - insieme al Senegal - è il nuovo partner che Spagna e Unione europea cercano di conquistare nella lotta all'immigrazione clandestina. E' proprio dalle coste della Mauritania, infatti, che partono i cayuco diretti alle Canarie. Il «piano d'emergenza» sponsorizzato dal governo Zapatero e prontamente appoggiato da Bruxelles ha già dato il primo frutto: un campo di detenzione costruito vicino alla costa.
Cosa sapete di questo campo?Per ora è un centro piuttosto informale e può contenere fino a circa 300 persone. E' stato finanziato dalla Spagna, tant'è che la Guardia Civil è entrata nel paese per metterlo in piedi, ma è gestito dal governo della Mauritania. Si trova a Nouadhibou. Secondo le nostre informazioni, per ora le persone vengono detenute pochi giorni prima di essere rimpatriate.
Come avvengono i rimpatri?La gente viene caricata su dei camion e portata fino alla frontiera, dove gli vengono dati un po' di soldi per tornare a casa. Perlopiù si tratta di migranti che vengono dal Senegal, dal Mali, dal Gambia, qualcuno della Guinea. La nostra associazione cerca di tenere sotto controllo la situazione attraverso una squadra di avvocati, per assicurare che le persone non siano trattenute per più di due o tre giorni. Chiaramente ci preoccupa che lì dentro possano verificarsi delle violazioni dei diritti umani. Ma in generale siamo contrari al piano dell'Unione europea che prevede, oltre al pattugliamento congiunto delle nostre coste, la costruzione di altri tre centri in Maurtiania: abbiamo già inviato una nota di protesta ufficiale al governo.
Perché siete contrari alla costruzione di centri in Mauritania? E' soltanto una questione di difesa dei diritti umani?La difesa dei diritti umani è una priorità, ma non è l'unico problema. Pensiamo che la Mauritania debba rifutarsi di fare il cane da Guardia dell'Unione europea, non dobbiamo prestarci al gioco di entrare in rotta di collisione con i nostri vicini. Con il Senegal abbiamo rapporti già piuttosto tesi dopo l'89, quando abbiamo rischiato di entrare in guerra. Pensiamo che sia molto pericoloso ascoltare il grido d'allarme dei paesi del nord, che se ne fregano di ciò che potrebbe accadere nella nostra regione sul piano politico e economico. Di più: secondo noi è chiaro che attraverso la lotta all'immigrazione clandestina l'Europa ha come obiettivo anche quello di rendere più fragile l'area. E' una specie di nuova colonizzazione. Con la scusa di dover combattere l'immigrazione, di fatto i paesi europei mettono nuovamente bocca sui nostri affari interni.
Ma gli accordi portano anche soldi...Sì. certo, ma quanti? E per fare cosa? L'Unione europea non dà soldi all'Africa se non per fare i propri interessi, questo deve essere un concetto chiaro a tutti. Se gli stati del nord vogliono davvero aiutarci, lo facciano senza condizioni. Fermare i flussi migratori militarizzando le frontiere non è possibile: se ci sono flussi illegali è soprattutto a causa della politica di chiusura dell'Unione europea che deve prendersi le sue responsabilità. Dobbiamo dire che siamo perfettamente capaci di controllare le nostre frontiere. Se gli stati africani si mettono uno contro l'altro, commetteranno un errore madornale.

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