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Se i CPT non si chiudono ora, quando?

13 febbraio 2007
Laboratorio Zeta - Palermo

Dopo sei mesi in cui la Commissione De Mistura, incaricata dal Ministero degli Interni Amato di elaborare una strategia di "superamento" dei C.P.T., ha svolto la sua inchiesta visitando 14 centri di permanenza temporanea, ieri ha esposto la sua relazione finale.
La relazione riporta i dati - già conosciuti - delle irregolarità, sottolineando come i canali di ingresso dell'attuale legislazione risultino "irrazionali"
rispetto alla pressione migratoria. I rilievi sono stati fatti in 14 cpta, 4 cid, 4 cpa. Viene stimato che in Italia ci siano all'incirca 300.000 cittadini
irregolari. Dalla relazione si evince, quindi, come il sistema attuale di trattenimento non risponda alle complesse problematiche del fenomeno.
La strategia di "superamento" dei C.P.T. si baserebbe in prima battuta su un parziale svuotamento dei centri, escludendo dalla detenzione alcune "categorie"
di migranti, e mantenendo come unica funzione quella dell'identificazione propedeutica all'espulsione.
E'questo il massimo che ci potevamo aspettare? Probabilmente si!

E'allarmante che il massimo che ci si potesse aspettare da questo governo è da un lato il riconoscimento dell'inutilità e dell'illeggittimità dei C.P.T. e dall'altro, contemporaneamente, il loro mantenimento.

Iniziamo col riconoscere che alcune proposte porteranno effettivamente al miglioramento della vita di alcune "categorie di persone". Si prevede infatti
l'impossibilità di incarcerare nei C.P.T. le vittime di tratta, malati, tossicodipendenti, richiedenti asilo e minori (categorie che peraltro in molti casierano già trattenute illegalmente). Altro elemento importante è che chi ha già avuto un permesso di soggiorno e non ne è più in possesso non potrà essere
trattenuto all'interno dei C.P.T.

Avvertiamo comunque il rischio che anche questi cambiamenti restino soltanto sulla carta. L'esempio dell'"ex" C.P.T. di Lampedusa è a questo proposito lampante. Nonostante sia stato trasformato in un centro di primo soccorso e prima accoglinenza il suo funzionamento risulta invariato. I tempi di detenzione superano i 5 giorni, al suo interno transitano minori, vengono trattenuti richiedenti asilo o potenziali tali.

Ci sembra molto pericolosa, nonché paradossale, la proposta dell'"espulsione volontaria", che introdurrebbe una distinzione nel trattamento dei migranti, considerati "buoni" o "cattivi" sulla base della loro collaborazione alla propria espulsione.

Tutto ciò non equivale naturalmente alla chiusura dei C.P.T. Il dato politicamente sconcertante è che viene mantenuta a tutti gli effetti la detenzione amministrativa. Un C.P.T. senza ex detenuti, vittime di tratta, malati, tossicodipendenti e minori, resta comunque un C.P.T. Un luogo che continua a trattenere e privare della libertà persone che non hanno commesso
alcun reato. L'impostazione della proposta governativa è insomma quella di un "miglioramento" della legge Bossi-Fini, e non quella di un ripensamento radicale
della politica sull'immigrazione.

Se i C.P.T. sono inutili perchè vengono mantenuti?
Se i C.P.T. sono illegittimi perchè vengono mantenuti?
E soprattutto, se dopo dieci anni di mobilitazione, controinformazione e denunce di ogni tipo i C.P.T vengono mantenuti, quando si arriverà alla loro chiusura?
Se non ora quando?

E' evidente come manchi il coraggio di scegliere da che parte stare.
A noi sembra che, come in tutte le altre scelte di questo governo, anche sui C.P.T. è stata seguita una logica totalmente autoreferenziale, volta al raggiungimento di compromessi tra le forze del governo, "un rigor di metodo",che come si suol dire, non accontenta nessuno.
Non accontenta neanche i partiti dello stesso governo, non accontenta le associazioni che facevano parte della commissione De Mistura le quali aggiungono al documento finale una postilla in cui dichiarano che avrebbero preferito la chiusura dei C.P.T.

Non accontentano ovviamente neanche noi e tutti i movimenti che in questi anni si sono battuti per la chiusura dei C.P.T. Con questa scelta aumenta la
distanza tra il governo e chi si batte per i diritti e per la libertà di circolazione.

Ma del resto, perché aspettarsi di più da chi i C.P.T. li ha istituiti?

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