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Come dare un dispiacere a Salvini sul decreto sicurezza

Disobbedire a una legge ingiusta è possibile

Il sindaco Leoluca Orlando "non ha tutti i torti", secondo il giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese. Infatti Orlando - ponendosi in contrasto con la legge nazionale - favorirebbe una pronuncia della Corte Costituzionale. La legge voluta da Salvini verrebbe così sospesa.
4 gennaio 2019

Obbedire alla coscienza

Alleghiamo un'intervista a Sabino Cassese, giurista e giudice emerito della Corte Costituzionale. E' un'intervista chiara in cui evidenzia come l'articolo 10 della Costituzione assicuri allo straniero dei diritti che il decreto Sicurezza, convertito in legge, non sembra assicurare più. La sua posizione è che il sindaco Leoluca Orlando "non ha tutti i torti", e che così facendo - ponendosi in contrasto con la legge nazionale - favorirebbe una pronuncia della Corte Costituzionale. La legge voluta da Salvini verrebbe così sospesa.

 

Inoltre oggi Rocco Todero - più o meno su questa linea di ragionamento - ha scritto sul Foglio:

"All’interno del processo penale, allorché l’imputazione trovi giustificazione in una disposizione legislativa che si dubita essere in contrasto con la Costituzione, il Tribunale non procederà a comminare la condanna sino a quando la Corte non avrà sciolto i dubbi sulla legittimità della legge.

Un meccanismo, quello della sospensione cautelare della legge, introdotto dalla giurisprudenza per evitare che l’immediata efficacia della volontà del Parlamento possa travolgere irrimediabilmente le posizioni giuridiche fondamentali degli individui, quelle assistite da particolari garanzie costituzionali come la vita, la libertà, la salute, l’istruzione e il lavoro. Sui migranti dura accusa di Amnesty International al governo italiano

Perché non esiste alcuna sacralità della legge da quando abbiamo deciso di vivere all’interno di un ordinamento costituzionale puntellato dalle libertà e dai diritti fondamentali dell’uomo, da quando abbiamo accettato che la Sovranità appartiene al popolo che la esercita però nelle forme e nei limiti previsti della Costituzione, da quando ci siamo convinti che la legge debba essere frutto tanto della volontà quanto della razionalità e della ragionevolezza".

 

Persino Amnesty International ha parlato di gestione repressiva dei migranti da parte del governo italiano. Non stiamo quindi parlando di una diatriba di basso livello politico. Parliamo di diritti umani, che vanno garantiti a tutti gli uomini, anche se non hanno la cittadinanza italiana.

Anche Valerio Onida parla di violazione di diritti.

«L'iscrizione all'anagrafe è un diritto elementare». E tanto basta a Valerio Onida, giurista e soprattutto ex presidente della Corte costituzionale, per appoggiare la protesta dei sindaci contro il divieto - inserito nel Decreto sicurezza - di iscrivere all'anagrafe comunale i migranti richiedenti asilo. Anche se l'unica via di uscita per dirimere la questione è «far pronunciare la Corte costituzionale sulla norma».

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