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La lettera che segue è stata scritta dal Reverendo Mitri Raheb, Pastore della Chiesa Luterana e direttore del Centro Internazionale di Betlemme & Dar al-Kalima alla Senatrice Ilary Rodham Clinton, a seguito della sua visita in terra di Israele. E’ un testo commovente che dimostra quanto la Chiesa Evangelica si adoperi da sempre per portare la pace in quella terra martoriata (la Terra Santa…). Il testo richiama anche una considerazione sulla quale qualche volta meriterebbe soffermarsi: il pensiero di innumerevoli statunitensi che non concordano assolutamente con la linea governativa. Sono quelli che non hanno diritto di parola. Solo a New York si contano più di un centinaio di associazioni pacifiste dalle aspirazioni più varie, di stampo laico, come religioso, reti no-global, ex-combattenti, familiari dei militari americani deceduti in Iraq, familiari delle vittime del september eleven. Una realtà estremamente varia ed articolata, di cui si parla poco, in quanto ha sicuramente una risonanza diversa rispetto all’ampia mobilitazione pacifista nata negli anni della guerra in Vietnam. Qualche giorno fa un gruppo di pacifisti si è accampato davanti al ranch di Bush, in Texas, lo stesso di fronte al quale, nei mesi passati, la Sheenan, aveva manifestato ampiamente il suo dissenso. La Sheenan, già arrestata in passato, non era insieme al gruppo di pacifisti, rei di disturbare il tranquillo week-end festivo della famiglia presidenziale. Fra quelli, però, spiccavano dei nomi già noti come Daniel Ellsberg, ex-marine ed ex “gola profonda” del Pentagono che negli anni Settanta passò ai giornalisti documenti top secret che dimostrarono come l'amministrazione Nixon avesse fuorviato il paese sulla guerra del Vietnam. Allora era il Watergate, oggi, invece, è il Ciagate, o Nigergate, come dir si voglia. Forse, per questo, il termine “antiamericanismo” dovrebbe essere mutato in qualcosa di più specifico perché, altrimenti, banalizza la buona volontà di un popolo.

“Saluti da Betlemme, il luogo di nascita di nostro Signore Gesù Cristo, da 2000 anni il centro del mondo per milioni e milioni di cristiani, da quando in altre parole, il mondo diventò carne (nacque l’essere umano) e casa della sempre meno numerosa popolazione cristiana della Palestina che, nonostante la continua pressione cui è sottoposta vivendo sotto la legge israeliana che impone loro occupazione e segregazione, continua a mantenere la propria terra e la propria dignità.
Quando incontrai tuo marito qui in Betlemme nel 1999, durante la preparazione delle celebrazioni per il 2000, il nuovo millennio, fui incoraggiato (anche ispirato). E fui anche incoraggiato quando nel 1998 mi dicesti che: “ sarebbero stati interessi a lungo termine del Medio Oriente l’avere la Palestina come Stato, ” una convinzione che e’ condivisa oggi dall’intera comunità internazionale, inclusi molti israeliani.
Sono rimasto sorpreso, quando la scorsa settimana ho visto la tua foto in Ha’aretz (15 Novembre 2005) scattata vicino al Muro, appena fuori della città. Io so che molti palestinesi avrebbero avuto piacere di invitarti nelle loro case di Betlemme, ma tu non sei venuta a visitarci. Forse tu semplicemente non avevi tempo di fermarti e salutarci, di salutare quel popolo che rappresenterebbe l’altra metà di ogni accordo che permetterebbe ad Israele di vivere in pace e sicurezza. O, forse, mentre avevi Betlemme sullo sfondo delle foto pubblicitarie, tu avevi la tua mente rivolta principalmente al popolo elettorale di New York.
Fra un mese tu forse canterai “Oh mia piccola Betlemme”. Ma mi chiedo: come la canterai in questo Natale, avendo dichiarato di appoggiare la trasformazione della nostra piccola città in una grande prigione a cielo aperto, lasciando i nostri bambini senza nemmeno uno spazio verde per giocare o terra per far crescere i nostri olivi?
Il tuo commento che diceva: “ tutto questo non e’ contro I palestinesi, ma contro I terroristi” e’ profondamente offensivo nella sua ignoranza, è un lucido ritratto prodotto dall’effetto dell’azione governativa israeliana nella West Bank. Noi vorremmo che tu sapessi che il Muro sta influenzando la vita quotidiana di ogni palestinese non solo nella nostra città ma in tutta la West Bank. La funzione del muro e’ più orientata verso la colonizzazione della nostra terra e il controllo delle popolazioni indigene piuttosto che verso la nostra sicurezza. Il muro e’ disegnato per permettere la massima espansione degli insediamenti israeliani ( i quali sono, per altro, alla luce della legge internazionale, inequivocabilmente illegali), lasciando uno spazio minimo per la sussistenza delle città e dei villaggi palestinesi. Il Muro limita Betlemme ad un’area di circa 6 miglia quadrate, mentre gli insediamenti che ci circondano continuano ad espandersi rubando terra palestinese.
Dopo aver preso una posizione così coraggiosa nel 1998, perché tu abbandoni improvvisamente la legge internazionale, il consenso della comunità internazionale, le nozioni di giustizia e riconciliazione cristiana, e i valori americani di libertà e dignità che tu hai altamente giurato? Per favore, non provare ad ottenere appoggio politico alle spese del popolo palestinese.
Noi ringraziamo Dio per tutti i nostri amici Americani che ci visitano, lavorano con noi, ci appoggiano e ci aiutano a costruire ponti, non muri. Tu sentirai parlare di alcuni di loro, quelli che sono tuoi collaboratori in New York, e noi speriamo che tu ascolterai cosa queste persone hanno da dire. Noi non chiediamo la tua pietà, ma bensì ti chiediamo di riconsiderare la tua posizione sull’appoggiare il Muro. E’ illegale e viola i nostri diritti sulla terra, lavoro, famiglia, libertà di movimento, dignità e auto-determinazione. Questi sono valori Americani e noi ti imploriamo di assicurarti che vengano rispettati qui.
Sinceramente.

Rev. Dr. Mitri Raheb
Pastor, Christmas Lutheran Church
General Director, The International Center of Bethlehem & Dar al-Kalima Academy

Note:

Traduzione di Nelly Altafin - Michigan
Per saperne di più: http://www.annadwa.org/articles/senclinton.htm

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