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Benedetto XVI per la Giornata della Pace 2007

Sul messaggio del papa per la Giornata della Pace 2007 "Persona umana, cuore della pace". Sintesi e commento

Concezione della persona - All'origine è la ragione - Fondamento della dignità della persona - Libertà religiosa - Gravi diseguaglianze, sottomissione della donna - Diritti umani inseparabili dai doveri - Smantellare le armi nucleari criminali, anche negli stati occidentali - Limiti etici nella difesa dal terrorismo
27 dicembre 2006 - Enrico Peyretti

Sul messaggio del papa per la Giornata della Pace 2007

La pace è rispetto della dignità umana

"La persona umana, cuore della pace" è il titolo e la sostanza di questo messaggio di riflessione sull'impegno per la pace. La concezione della persona è quella nota di Benedetto XVI, ancorata chiaramente ad un ordine universale e ad un diritto naturale, voluto da Dio e inscritto come "grammatica naturale" nelle coscienze. C'è pace quando questo prezioso valore è riconosciuto e rispettato.

I titoli giornalistici hanno evidenziato la rinnovata condanna di aborto ed eutanasia, ma il significato del messaggio va ben oltre e più in profondo. Papa Ratzinger insiste soprattutto nell'affermazione che all'origine è la Ragione, il Logos, e non l'irrazionalità. Anche pensatori cristiani sono più sfumati e problematici, senza negare questa fiducia. Ma dobbiamo riconoscere come evidente che una concezione irrazionale della realtà abbandona la persona umana al gioco cieco delle forze brute. La dignità della persona umana, ricorda il papa, è fondata nel suo rapporto nativo con il Principio trascendente. Tra i suoi primi diritti, con il diritto alla vita, c'è la libertà religiosa, cioè di vivere ed esprimere il senso religioso della vita. Questo diritto spirituale è in alcuni paesi conculcato, perseguitato, oppure deformato con l'imposizione di una unica religione, oppure offeso col dileggio culturale della religione.

Ugualmente, sono contro la pace le diseguaglianze gravi, tra le quali Ratzinger sottolinea lo sfruttamento e la sottomissione delle donne. E' necessaria una "ecologia umana, sociale, della pace": il rispetto e la pace col creato, tra gli uomini, con Dio.

Varie sono le visioni dell'essere umano, e vario il loro effetto sulla pace. Ci sono antropologie della contrapposizione, violente (qui riconosciamo le culture dell'individualismo duro competitivo, oggi dominanti); ci sono relazioni violente che pretendono giustificazione in nome di Dio, e il papa le dice "mai accettabili"; ci sono concezioni "deboli" dell'uomo, che impediscono un dialogo autentico tra le culture e lasciano la persona indifesa, preda di oppressione e violenza. Una concezione relativistica della persona umana non giustifica i Diritti Umani. Qui Benedetto XVI cita Gandhi: "Il Gange dei diritti discende dall'Himalaia dei doveri". Questo spunto ci pare importante: nel 2008 saranno 60 anni dalla Dichiarazione del 1948, e sarà utile raccogliere il pensiero anche di Mazzini, Tolstoj, Simone Weil, Levinas e altri sulla inseparabilità dei diritti dai doveri, sia delle persone che degli Stati. Infatti, la rivendicazione individuale e particolare, senza il dovere del riconoscimento reciproco, dissolve i rapporti, non costruisce pace e giustizia.

Ratzinger afferma il fondamento naturale, e non solo positivistico, dei Diritti Umani, dicendo che, altrimenti, gli Organismi Internazionali non hanno l'autorevolezza per difenderli. Ricordiamo che Bobbio rinunciava a trovare un loro fondamento e sosteneva che ciò che conta è difenderli, non fondarli.
Sul fondamento trascendente della persona umana, il papa stabilisce i doveri degli Stati: anche in caso di guerra, hanno l'obbligo di proteggere e non coinvolgere vittime innocenti e popolazioni civili. Questo obbligo è stato disatteso nella recente guerra in Libano. La piaga del terrorismo richiede una riflessione della comunità internazionale sui limiti etici inerenti agli strumenti di tutela della sicurezza nazionale. Gli Stati devono darsi regole più chiare. La guerra è sempre un insuccesso per la comunità internazionale e una grave perdita di umanità. Qui non possiamo non notare che il riferimento esplicito alla guerra del Libano e quello trasparente alle guerre contro il terrorismo sono critiche dirette e nette ai modi usati da Isarele e dalla coalizione occidentale nei conflitti in atto.

Il messaggio papale segnala poi la volontà di alcuni stati di dotarsi di armi nucleari. Ciò riaccende la paura della catastrofe atomica, che si sperava scongiurata. Citando il Concilio: «Ogni azione bellica che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni con i loro abitanti è un crimine contro Dio e contro l'uomo, che deve essere condannato con fermezza e senza esitazione» (Gaudium et Spes, n. 80), il papa afferma che sono necessari non solo accordi di non proliferazione, ma amche la determinazione alla diminuzione e al definitivo smantellamento di tali armi. Bisogna trattare fino a raggiungere questo obiettivo, perché è in gioco il destino dell'intera famiglia umana. Osserviamo che, senza citare il Trattato di Non Proliferazione del 1970, il papa ne richiama l'impegno, violato non solo dagli Stati nucleari che si sono o che vorrebbero aggiungersi al minaccioso club atomico, ma dai primi Stati detentori di quella minaccia, che non hanno smantellato, come dovevano: non solo la bomba dell'Iran è sottintesa nel testo papale, ma le tantissime bombe occidentali.

In conclusione, il papa richiama ogni cristiano ad essere operatore di pace e difensore della dignità e dei diritti della persona umana; rivendica e impegna col Concilio la Chiesa ad essere «segno e tutela della trascendenza della persona umana» (Gaudium et Spes, n. 76), vede in Cristo le supreme ragioni per essere paladini della dignità umana e costruttori di pace.
La prima impressione, nella lettura attenta di questo documento, è che esso sia diretto principalmente ai cristiani, invitati a vedere e approfondire il mistero trascendente della dignità umana come fondamento ultimo del dovere della pace. Rimane in ombra il discorso sulla pace da condividere con le altre visioni religiose. La critica delle concezioni antropologiche "deboli" è diretta, come è diretta e franca la critica delle potenze privilegiate e militari e della loro difesa soltanto bellica, senza limiti etici, dal terrorismo.

Enrico Peyretti, 14 dicembre 2006

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