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Mentalità economica derivante dalla rendita petrolifera che ostacola la crescita di una mentalità democratica

Il vicinissimo oriente e la condizione femminile in Iran

In Iran le lotte sono iniziate con la modernizzazione, ma terminate con l’instaurazione dell’integralismo religioso
13 aprile 2010 - Mohsen Hamzehian

IL VICINISSIMO ORIENTE E LA CONDIZIONE FEMMINILE IN IRAN
La storia, da decenni, bussa nel vicino Oriente ma a rispondere, per trasformare le società, non c’è alcun movimento progressista ma solo l’islam politico, divenuto l’erede delle spinte nazionalistiche.
E’ evidente che in tutta l’area mediorientale c’è un problema di identità collettiva. L’islam politico è una forza che risponde a questo sentimento ansiogeno collettivo, senza soddisfarne però le istanze di cambiamento.
Anche in Iran le lotte sono iniziate con la modernizzazione, ma terminate con l’instaurazione dell’integralismo religioso. E nel regime del giureconsulto, quali diritti sono più violati di quelli delle donne?
Infatti le donne in Iran si battono per l’ottenimento dei loro diritti negati dal governo, dalla religione al potere e da una cultura miope che purtroppo non ha minimamente ridimensionato il maschilismo che infarciva la post rivoluzione antimodernista Khomeinista e ha prodotto, al contrario, un generale atteggiamento antidonna, teorizzato e giustificato.
E’ evidente, proprio per questa profonda mentalità antifemminile della società iraniana, che il rovesciamento del Regime non porterà automaticamente la pari opportunità per gli uomini e le donne. Ci vorrà un lungo processo di maturazione per poter raggiungere un accettabile livello di relazioni tra uomini e donne. Così come ci vorrà un movimento ancora più ampio e forte per trasformare una nazione dove la dipendenza dello Stato dal petrolio ha prodotto, in decenni, un freno per la crescita anche della borghesia, per lo sviluppo delle classi medie, per le classi lavoratrici organizzate, i sindacati liberi, e la società civile. In paesi, dove lo stato garantisce la sua sopravvivenza mediante l’incasso del petrolio, si crea una mentalità economica derivante dalla rendita petrolifera che ostacola la crescita di una mentalità democratica.
La società civile iraniana, comunque è in fermento: oramai non solo il movimento secolare e democratico, che da tempo rivendica una società laica e democratica, ma anche una parte dei riformisti (alcuni riformisti, per altro attualmente o sono in carcere oppure fuggiti all’estero ) dopo le carcerazioni e le torture si sono resi conto che il regime è in uno stato di declino totale, che nello stesso nome non possono coesistere Repubblica e Islam. Uno contraddice l’altro. Il giureconsulto, essendo un potere dispotico che non rispetta nessuna legge, non poteva scegliere come suo prodotto di concepimento altro che Mahmud Ahmadinejad, mettendolo a capo di un regno della vergogna, macchiato del sangue di centinaia di migliaia degli iraniani.
Mohsen Hamzehian - Unione Per la Democrazia in Iran - Italia - UPDI
Updi@libero.it www.updi.org

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