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Le dichiarazioni del nostro presidente del Consiglio e recenti fatti di cronaca invitano alla riflessione

C'è scuola e scuola

Giacomo Alessandroni28 febbraio 2011 - Giacomo Alessandroni (Segretario di PeaceLink)

Antefatto

Durante un sabato piuttosto concitato, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, tra le varie dichiarazioni ha scagliato un dardo dalla sua faretra sulla scuola pubblica. Questo accade durante il convegno dei Cristiani Riformisti; oltre a dire che non sarà mai permesso ai single e alle coppie gay di adottare un bambino, il nostro presidente ha pronunciato anche alcune considerazioni sullo stato della scuola pubblica:

«Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli, educandoli nell'ambito della loro famiglia.

Messaggio letto anche come un incitamento a sostenere le scuole private. Forse è questo il motivo per cui il sito del Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica ha come dominio istruzione.it e non - come sarebbe più corretto - pubblicaistruzione.it.

Ora si parla di franintendimenti, et coetera. Giudicate voi:

Vorrei far notare solo un dettaglio: l'uso ripetuto del verbo "inculcare". Il dizionario suggerisce questa definizione: "Imprimere profondamente, con insistenza, qalcosa nell'animo o nella mente di qalcuno". Un'azione, quindi, ai limiti della violenza che - secondo la povera conoscenza dell'italiano scritto e orale del nostro presidente del Consiglio - sia le scuole pubbliche, sia le famiglie esercitano nell'animo dei loro alunni e figli.

Non so come è stata l'infanzia del mio presidente. Quanto a me ricordo genitori ed insegnanti che ricordo per le cose che mi hanno insegnato, per come mi hanno educato. La scelta dei verbi non è cosa da lasciare al caso poiché essi determinano l'azione. Se una persona sceglie di adottare un verbo arcaico ("inculcare" andava di moda nel XV secolo) sicuramente lo fa per mascherare la sua insicurezza e la sua ignoranza.

Ora parliamo delle belle scuole private

Forse è iniziata la campagna elettorale ed io non me ne sono accorto, quindi la saggezza politica consiglia di strizzare l'occhiolino oltretevere. Sarà, ma oggi tuti i quotidiani sono costretti a registrare gli episodi del 'Villaggio dei ragazzì di Maddaloni", un ente di assistenza e di beneficenza, gestito dai Legionari di Cristo.[1]

I fatti sono molto tristi: quattro educatori ed una maestra sono già stati arrestati, nel momento in cui scriviamo altre otto persone sono indagate. La stampa parla di percosse in una struttura di assistenza sociale per la gioventù. Per quanto riguarda l'insegnante l'accusa è addirittura di avere abusato di due undicenni, costringendoli a simulare una violenza sessuale.

Sono ancora così belle le scuole private e/o paritarie?

Usciamo dalla cronaca nera.

La riforma della scuola Io so - e ho le prove - che nelle scuole paritarie il percorso scolastico è diverso da quello delle scuole statali. Ho le prove perché insegno "Elettronica e Telecomunicazioni" nelle scuole pubbliche, e - quasi ogni anno - mi capita di fare il Commissario esterno agli Esami di Stato. Mi chiedo: perché gli alunni delle scuole paritarie presentano un programma (dunque una conoscienza) dove l'argomento più impegnativo io lo insegno ai miei alunni nel primo quadrimestre del quarto anno? E come se non bastasse: perché - ancor prima di vedere su YouTube (l'ormai organo ufficiale del Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica) quali materie saranno oggetto della verifica d'esame e quali Commissari andranno in un Istituo o in un altro - vengo contattato da simpatici personaggi con occhiali da sole fuori stagione che mi chiedono di "avere un occhio"? Ancora, mi chiedo perché anni fa il Presidente della Commissione esaminatrice, dopo che io avevo intimato ad un candidato di non copiare, mi ha condotto in separata sede e - senza giri di parole - mi ha detto: "Sentimi bene: questi hanno pagato e devono essere promossi".[2]

Morale della favola

Nella mia scuola pubblica[3] i miei colleghi ed io lavoriamo con serietà, facciamo in modo che i nostri alunni imparino più cose possibili, senza sconti. Questo, certe volte, vuol dire anche farceli nemici, promuovendo col massimo dei voti chi lavora e lasciando al suo destino chi non vuole nemmeno essere aiutato.

Ma il tempo è cosa meravigliosa: ti consente di passeggiare per le vie del centro storico, incontrare per caso i tuoi ex-alunni, ai tempi fustigati a suon di votacci perché imparassero questo o quello, e vederli lì, che ti fermano con un sorriso e ti ringraziano, anche se dopo anni.

Grazie signor presidente. Grazie, perché io continuerò a fare il mio lavoro.

Note:

[1] Maltrattamenti e violenze su minori: arrestati quattro educatori e una maestra
[2] Sì, Maria Stella, quella volta l'ho chiamato l'Ispettore Ministeriale, pure due anni fa l'ho convocato (due volte), pensi. Secondo lei, cos'è successo?
[3] ITIS "Enrico Mattei" (Pubblicità Progresso)

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