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La «disinformazione» di guerra: i «10000 morti» e le «fosse comuni»; la «caduta» nelle mani degli insorti della tranquillissima Sirte, la città simbolo (e natale) di Gheddafi.

Bugie di Guerra

Dopo mesi dallo scoppio della cruenta rivolta libica e dopo l'inzio della «guerra umanitaria», è di sollievo sapere che ormai è passata, anche da noi, la consapevolezza del «cortocircuito» sofferto (o cercato?) dalla informazione sulla guerra libica.
9 maggio 2011 - Laura Tussi

Dopo mesi dallo scoppio della cruenta rivolta libica e dopo l'inzio della «guerra umanitaria», è di sollievo sapere che ormai è passata, anche da noi, la consapevolezza del «cortocircuito» sofferto (o cercato?) dalla informazione sulla guerra libica. Questo è il succo della (ottima) puntata del programma Rai «La storia siamo noi» dedicata a «Guerra, bugie e tv», firmata da Amedeo Ricucci.

Bufale colossali, e in genere a senso unico, sparate come dati di fatto e «notizie», a volte per la sorpresa (imbarazzo? complicità?) degli inviati sul fronte libico di quegli stessi giornali che poi ci montavano sopra titoloni di prima pagina a nove colonne e ora lamentano i guasti della «disinformazione» di guerra: i «10000 morti» e le «fosse comuni»; la «caduta» nelle mani degli insorti della tranquillissima Sirte, la città simbolo (e natale) di Gheddafi.

L'affermazione del governo libico che il Grande fiume artificiale che porta acqua dal Sahara alla costa potrebbe essere colpito dai raid Nato divenuta il giorno dopo l'ultimatum di Gheddafi: basta bombe o taglio l'acqua a Bengasi...

Il più che sospetto e mirato ruolo di «regìa» di tv come al Jazeera e al Arabiya; la «partecipazione» di molti giornalisti e giornali. Meglio così, un po' tardi ma bene.Si vedrà cosa succede alla prossima «guerra umanitaria» e al prossimo tiranno da abbattere per «salvare vittime civili». Domanda: ma Gheddafi farà la stessa fine di Bin Laden?

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