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“Vivevo come un cane”

Il dissidente cinese Liao Yiwu

È stato incarcerato per 4 anni, è stato torturato –lo scrittore cinese Liao Yiwu si è ora rifugiato in Germania. Poco dopo il suo arrivo a Berlino, SPIEGEL ONLINE ha conversato con il dissidente sulle sue terribili esperienze in prigione e sulla politica cinese di Angela Merkel.
14 luglio 2011 - Ivan Flammia
Fonte: http://www.spiegel.de/kultur/literatur/0,1518,772872,00.html - 07 luglio 2011

Liao Yiwu durante un evento alla "Casa della Cultura" a Colonia (Germania).

SPIEGEL ONLINE: Signor Liao, il governo cinese le ha recentemente vietato di presentare e di pubblicare le sue opere all’estero. Ora viene qui e pubblica un libro che parla del suo periodo di prigionia. È in pericolo?

Liao: prima della partenza ho dovuto promettere alle autorità di non pubblicare all’estero il mio libro “Per una canzone e un centinaio di canzoni”. La casa editrice Fisher ha posticipato 3 volte la data di pubblicazione, anche per la mia sicurezza personale. Ma io non sono più disposto a farmi trattenere in cina come un ostaggio. Ho fatto quella promessa solo per poter espatriare. Ovviamente un tale accordo è un inaccettabile insulto per uno scrittore. Ciò che conta di più per me è la libertà di pubblicare e la libertà di scrivere. Per questo oggi siedo di fronte a lei.

SPIEGEL ONLINE: Per quanto tempo vuole restare?
Liao: Resterò per il tempo necessario per il mio libro. Dopodichè mi recherò negli Stati Uniti e successivamente in Australia. Dal 2012 riceverò dal DAAD [1] una borsa di studio per un anno e passerò questo periodo a Berlino. Ma spero di poter ritornare sano e salvo in Cina , se il governo sarà cambiato.

SPIEGEL ONLINE: lei è stato quattro anni in prigione perchè nel 1989 ha scritto una poesia sul massacro di Piazza Tienammen, ha subito collassi durante la detenzione e ha cercato di suicidarsi due volte. Come è riuscito a sopravvivere?

Liao: Nonappena sono stato gettato in prigione mi sono reso conto che lì non c’era posto per il mio spirito, per la mia identità come intellettuale. Dal momento in cui mi sono dovuto completamente spogliare per l’ingresso in carcere, da quando il mio ano è stato ispezionato per cercare oggetti di contrabbando, ho vissuto come un cane. Quando ripenso a quel periodo mi sembra incredibile di essere sopravvissuto. Ma ad un certo punto mi sono reso conto che dovevo documentare quello che avevo vissuto. Il periodo passato in carcere è stato il capitolo più scuro della mia vita. Un periodo in cui ho dovuto rinunciare alla mia dignità. Mi considero un vettore della storia(ART? Träger). Raccontare questa storia è il mio compito.

SPIEGEL ONLINE: È un in qualche modo una gratificazione se da tali umilianti esperienze può almeno nascere della letteratura?

Liao: Molti prigionieri politici hanno scritto del proprio periodo di prigionia. Ma il mio racconto è diverso dal loro. Ad esempio, era pratica comune in prigione, a causa del forte calore, che i detenuti si applicassero l’un l’altro del dentifricio nell’ano, dal momento che questo dava una sensazione rinfrescante. Naturalmente, poco dopo il dentifricio si induriva ed non era affatto facile rimuoverlo. Oggi, quando rileggo i miei appunti su questi argomenti, mi chiedo quanto fossi caduto in basso allora. Credo che la maggior parte degli ex-detenuti non scriverebbe mai di queste esperienze.

SPIEGEL ONLINE: Riusciva a scrivere durante la prigionia?

Liao: Non molto. Nel mio libro sono contenute una trentina di poesie, che ho scritto in carcere e che sono riuscito a nascondere nella copertina rigida di un libro. Il manoscritto originale del libro che ho poi scritto. Ho dovuto ricominciare tre volte daccapo perchè mi è stato sequestrato durante le perquisizioni.

SPIEGEL ONLINE: Dopo il rilascio di Ai Weiweis e dell'attivista per i diritti civili Hu Jia e non da ultimo grazie all‘autorizzazione del suo espatrio, si ha l’impressione di una distensione politica. Allo stesso tempo, il vincitore del premio nobel per la pace Liu Xiaobo e moltri altri sono ancora in carcere. Come giudica la situazione degli intellettuali dissidenti in Cina?

Liao: In realtà io avrei dovuto recarmi a New York per il “PEN World Voices Festival” già il 4 aprile. All’inizio credevo che potessi farlo semplicemente come nel 2010, quando volevo andare a Colonia per il Lit.Cologne: comprare un biglietto e recarmi all’ aeroporto – dove sono poi stato fermato. Ma la polizia mi ha detto che questa volta non me la sarei cavata così a buon mercato. Un poliziotto mi ha minacciato: “Se ci riprovi un’ altra volta, ti faremo sparire per un bel pezzo”. Quando il 3 aprile ho Saputo che Ai Weiwei era stato arrestato, ero madido di sudore. Questa tensione perdura ancora oggi.

SPIEGEL ONLINE: Riesce ad immaginare di essere un giorno invitato dall’ambasciata cinese a Berlino per leggere le sue opere?

Liao: Questo è un sogno stupendo. Al momento incontrerei assolutamente di malavoglia queste persone. I poteri che oggi controllano il mio Paese hanno un nucleo davvero sporco ed odioso. Non credo che io, HU Jintao o Wen Jiabao verremmo mai invitati. L´idea non li sfiorerebbe nemmeno lontanamente.

SPIEGEL ONLINE: Nonostante in Cina i suoi libri siano vietati, vanno a ruba sul mercato nero.

Liao: Da quanto ho sentito, i miei libri sono al terzo posto nella lista dei libri pirata di maggior successo in Cina – questo è il mio contributo per il mio Paese. Da noi si dice che uno scrittore deve possedere tre cose: un certificato di divorzio, un certificato di scarcerazione e un mandato di perquisizione; allora è un valido scrittore.

SPIEGEL ONLINE: Lei ha li tutti e tre.

Liao: Si, di certificati di divorzio, ne posseggo addirittura due. E ancor più mandati di perquisizione.

SPIEGEL ONLINE: Stiamo registrando questa conversazione con un iPhone, un dispositivo progettato in America che viene prodotto in Cina da operai molto scarsamente retribuiti. Dovremmo, noi europei, sentirci in colpa per il fatto che compriamo questi prodotti?

Liao: In realtà al popolo cinese non importa affatto che gli occidentali si sentano in colpa oppure no. In Cina alcuni lavoratori sono stati costretti a raccogliere i resti di olio commestibile dalle fognature; questa brodaglia veniva poi mischiata con olio fresco e venduta come nuova. Un grosso scandalo. In confronto, agli operai dell´iPhone va relativamente bene.

SPIEGEL ONLINE: L‘anno scorso, quando voleva recarsi al Lit.Cologne, aveva precedentemente scritto al Cancelliere Merkel una lettera aperta, in cui ha chiedeva aiuto per l’espatrio. Ha ricevuto una risposta al riguardo?

Liao: No, perlomeno non in forma scritta. Ma un collaboratore del consolato Tedesco mi ha incontrato e mi ha ditto che il Cancelliere aveva letto la mia lettera e si è molto commossa e seguirà il mio caso con attenzione e si adopererà per aiutarmi. In questa occasione gli ho donato una copia pirata del DVD “La vita degli altri”, come promemoria.

SPIEGEL ONLINE: Si sostiene spesso nel nostro Paese che le relazioni economiche con la Cina non dovrebbero essere compromesse a causa dell’ impegno per i diritti umani e la libertà. E´al corrente di questo?

Liao: Può darsi che una simile posizione attecchisca negli Stati Uniti o in Francia. Ma la Germania ha una responsabilità che deriva dalla sua storia: prima la dittatura nazista, poi l´era della DDR. Se la Merkel (che proviene dalla Germania occidentale) pensa di dover assestare il suo baricentro sull'economia, allora è libera di farlo. Ma gli intellettuali dovrebbero essere la coscienza del Paese e alzare la voce.

SPIEGEL ONLINE: Le da fastidio il fatto che in Occidente viene ogni volta intervistato soprattutto sulla situazione politica in Cina e scarsamente sulla sua attività di scrittore?

Liao: E´ normale! Io provendo dalla più grande dittatura del mondo. Proprio come il mio amico Liu Xiaobo, il più attivo combattente per i diritti umani, riceverò sempre domande su questo argomento, piuttosto che sulle mie opera. Per me è importante continuare a portare avanti la tradizione cinese, documentando la mia esperienza e quelle degli altri. Un giorno il partito comunista sparirà, allora ancora più persone vorranno leggere i miei libri. Più di duemila anni fa lo storico Sima Qian scrisse lo “Shiji” (“Memorie Storiche”, N.d.T.). Anche lui ha sofferto in condizioni terribili. Questo era il suo destino. Ma il suo libro continuerà ad essere letto per sempre.

SPIEGEL ONLINE: Cosa significa per lei la libertà?

Liao: In Cina gli intellettuali hanno spesso vissuto, fin dall’antichità, in solitudine. Anche se la loro situazione sembrava disperata ai loro tempi, le loro opere sono poi andate avanti per sempre. In prigione, immaginavo di trovarmi in un dialogo spirituale con Confucio o anche con Sima Qian. E questo dialogo mi ha fatto andare avanti e continuerà per sempre. Questa è la cultura cinese.

SPIEGEL ONLINE: Le circostanze attuali sono dunque irrilevanti di fronte all`eternità della cultura?

Liao: Il partito comunista è responsabile della difficile situazione odierna. Ma rispetto ai millenni di storia cinese, il partito comunista è stato al potere solo per un periodo di tempo molto limitato.

 

Intervista a cura di Stefan Kuzmanyan

Note:

[1] DAAD – Deutscher Akademischer Austauschdienst (Ufficio Tedesco per lo Scambio Accademico)

Altre informazioni sulla figura di Liao Yiwu:
http://www.bookavenue.it/storie/item/355-storia-di-liao.html
http://it.paperblog.com/lo-scrittore-cinese-liao-yiwu-fugge-in-germania-478064/

Tradotto da Ivan Flammia per PeaceLink . Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.
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