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Taranto, città di conflitto

Da Scanzano a Taranto. La carovana della pace sui percorsi del rischio nucleare.

Un "movimento anomalo" anima la vita del capoluogo jonico, segnata da tensioni, speranze e mobilitazioni. Dopo la tappa del 7 marzo a Scanzano, l'8 giunge a Taranto la "carovana della pace".
Per le tappe della carovana clicca su
http://www.fermiamolaguerra.it
http://www.retelilliput.net/Segreteria/TemiCaldi/TemiCaldiDx/copy2_of_carovane
7 marzo 2004 - Carlo Gubitosa e Alessandro Marescotti
Fonte: Carta - almanacco sulle carovane della pace

Taranto, "città dei due mari" e dei mille conflitti sociali. Qui le strutture militari e i progetti della Nato per una nuova base navale si contrappongono ai progetti di un porto commerciale, il bisogno di occupazione si scontra con un rischio ambientale che fa "morire di siderurgia", i giovani fuggono da un tessuto sociale sfilacciato che li respinge.

Di fronte a tutto questo, in città si è sviluppato un "movimento anomalo", difficilmente etichettabile, caratterizzato da una forte partecipazione dei "comuni" cittadini, dalla latitanza dei partiti maggiori e da forti contrasti interni.

"Sono arrivato in macchina da Scanzano Jonico, ero preoccupato di quello che accadeva a Taranto", ha detto Felice Santarcangelo, animatore del comitato "Scanziamo le scorie", che ha partecipato a una delle riunioni contro il rischio nucleare portato a Taranto dai sottomarini atomici. "Siamo convinti che ci sia un legame tra la vicenda di Scanzano e il progetto di base Usa a Taranto".

Con queste parole si è aperta la serie di riunioni che hanno portato alla costituzione del comitato cittadino "dei due no": no al rischio nucleare e no al nuovo insediamento navale Nato/Usa, che nei progetti del Pentagono è destinato ad ospitare la VI flotta navale in trasloco da Gaeta.

Il comitato nasce da un gruppo locale di cittadini, e raccoglie solamente adesioni individuali, per avere un gruppo di persone anziché un insieme di sigle. Tuttavia sono molte le associazioni tarantine che hanno deciso di appoggiare dall'esterno le attività del comitato: le sezioni locali di Arci, Attac, Legambiente, Pax Christi, PeaceLink, Wwf e le associazioni "Oltre le barriere" e "Taranto Viva". Il "punto d'incontro virtuale" del comitato è il sito http://www.tarantosociale.org, sul quale convergono appelli, comunicati, iniziative e dossier.

L'entusiasmo dei cittadini è smorzato dalla freddezza della sinistra locale. Anche se a livello nazionale iniziano ad aprirsi nuovi percorsi politici legati alla cultura del disarmo e alla nonviolenza, a Taranto Rifondazione non si è ancora espressa sulla questione della nuova base Nato a comando Usa, anche se nel 2000 il partito ha promosso con coraggio la raccolta di firme in piazza contro il rischio nucleare, organizzando imponenti cortei studenteschi antinucleari. I Ds, dal canto loro, hanno aspettato fino all'ultimo prima di "scavalcare a sinistra" il Prc esprimendo un parere contrario alla nuova installazione.

Ma l'"effetto Scanzano" non si è ancora spento, e fa sentire i suoi effetti anche in terra di Puglia, dove gli studenti dell'Istituto Tecnico "Righi" stanno sperimentando nuove forme di azioni nonviolente "dal basso". Un gruppo di alunni dell'istituto ha realizzato come "esercitazione di statistica" un sondaggio che ha coinvolto centinaia di cittadini. Alla domanda "lei sarebbe favorevole all'insediamento di una nuova base militare Usa a Taranto?", la percentuale dei favorevoli è risultata pari al 44%, mentre gli intervistati contrari alla base Usa sono il 56%. La seconda domanda del sondaggio era "se la base dovesse comportare dei rischi nucleari saresti favorevole?" In questo caso la percentuale dei contrari è schizzata all'83%. La retorica sulle "città armate", amiche delle strutture militari che portano benessere e lavoro, viene smentita dai numeri. La maggioranza dei tarantini non cerca lo sviluppo portato dalle flotte navali, ma quello legato all'economia di pace.

Purtroppo a Taranto i giovani non sono solo una risorsa, ma anche un oggetto di contesa. Dopo la chiusura forzata del centro sociale "Città Vekkia" ad opera dell'amministrazione Cito, il principale luogo di ritrovo per i ragazzi alla ricerca di un impegno sociale è diventata la sede dei Cobas in via Monfalcone. Ma anche i gruppi locali di Rifondazione cercano di aggregare i giovani attorno alle proprie iniziative, e in questa rincorsa al mondo giovanile si sono consumati diversi dissapori, con rischi di profonde fratture nella rete di un movimento anomalo e fragilissimo, che rappresenta un "ecosistema sociale" completamente refrattario a tutte le categorizzazioni e gli "schieramenti" validi a livello nazionale.

I Cobas di Taranto sono protagonisti, loro malgrado, anche dell'ondata di arresti partita dalla procuta di Cosenza il 15 novembre 2002, con l'accusa di "associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico". Attorno al gruppo dirigente dei Cobas si è cementata una crescente solidarietà, con il sostegno unanime di tutti i partiti della sinistra cittadina, che si sono schierati in difesa degli inquisiti, così come hanno fatto anche i gruppi pacifisti e nonviolenti.

A differenza di quanto accade sui media nazionali, sempre refrattari ai contenuti "di movimento", a Taranto la società civile è cresciuta anche nel rapporto con i mezzi di informazione e ha conquistato nel tempo una buona credibilità e visibilità sulla stampa e nelle televisioni locali, in particolare per quanto riguarda la lotta contro l'inquinamento delle industrie siderurgiche.

Tra le "sacche di resistenza mediatica" c'è anche "Primavera Radio", una delle emittenti che diffonde le trasmissioni di "Radio Carta", e che a Taranto costituisce uno dei pochi punti di riferimento, se non l'unico, per i giovani che cercano di avvicinarsi all'informazione professionale "dal basso" e con un occhio attento ai movimenti.

Il lavoro sui canali di comunicazione ha scongiurato il rischio di una "guerra tra poveri", evitando fratture tra i cittadini e i lavoratori dell'Ilva. Questo risultato è stato ottenuto anche grazie ad una mobilitazione diffusa e spontanea delle reti dei comitati di quartiere e dei "tarantini fuori sede", che vivono e lavorano in altre città, ma ciò nonostante si sono aggregati attraverso internet creando le associazioni "Delfini Erranti" e "Taranto Viva".

L'utilizzo "tattico" della fotografia digitale ha portato alla chiusura delle batterie più inquinanti dello stabilimento Ilva, dove sono stati realizzati degli scatti fotografici dei "gironi danteschi" dello stabilimento, che hanno avuto dei notevoli effetti mediatici e giudiziari.

A Taranto avvengono anche cose che hanno dell'incredibile, paradossi politici che non trovano spiegazione logica. A livello nazionale i Verdi hanno rilanciato nelle loro interrogazioni parlamentari i documenti delle associazioni tarantine, per opporsi anche in Parlamento all'"invasione" della città da parte della sesta flotta statunitense. Tuttavia la dimensione locale ribalta le prospettive: i Verdi di Taranto sono stati guidati da Walter Scotti, un presidente-portavoce che oggi ha sposato la causa dell'Ilva, e attacca senza remore gli ambientalisti locali dalle pagine dei quotidiani. Anche dopo le dimissioni di questo personaggio, i Verdi a Taranto tacciono sui fumi dell'Ilva e si tengono alla larga dall'attivismo ambientalista.

Le vicende dell'Ilva fanno da sfondo a tutta la vita cittadina, e le polveri dello stabilimento siderurgico coprono una storia di silenzi e di omissioni. P. è un ex-dipendente Ilva, che dopo aver protestato per la situazione all'interno dello stabilimento è stato trasferito in un "reparto punitivo", per poi essere lasciato a casa con un contratto di formazione non rinnovato. "Dall'esterno è tutto diverso - spiega P. - per capire l'Ilva bisogna lavorarci. Io non sono di sinistra: quello dell'Ilva non è un problema di idee politiche, ma di incompetenza e giochi di potere. Hanno annunciato un taglio al personale di seimila unità, ma se l'azienda venisse gestita in modo efficiente non sarebbero necessari. Perché non fanno un commissariamento anche per l'Ilva, come hanno fatto con Cirio e Parmalat? I presupposti ci sarebbero tutti. Anche i sindacati non fanno tutto quello che potrebbero - conclude l'ex-operaio - gli unici che si muovono sono i Cobas".

Taranto si prepara a ricevere l'8 marzo la "Carovana Antiguerra" del sud.
Tutte le informazioni sono su
http://www.tarantosociale.org/modules.php?name=News&file=article&sid=261

Una tappa importante, dove l'opposizione alla guerra diventerà l'opposizione ad un modello di sviluppo che vorrebbe trasformare una delle "città gioiello" della Magna Grecia in un avamposto a stelle e strisce della "guerra preventiva" contro i tanti sud del mondo.

Note:

Tarantosociale
http://www.tarantosociale.org

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