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La straordinaria storia di Gaspar Yanga

2004, anno contro lo schiavismo

L’Unesco dedica l’anno 2004 alla memoria della lotta contro lo schiavismo.
12 marzo 2004 - Mattia Bianchi
Fonte: MISNA

Per i prossimi dodici mesi le istituzioni degli Stati membri dell’Onu, le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali sono incoraggiate a promuovere iniziative che diffondano la conoscenza del fenomeno dello schiavismo, e facciano crescere la coscienza dei cittadini di tutto il mondo su questa tragica esperienza storica spesso dimenticata. La scelta del 2004 per questa campagna internazionale di sensibilizzazione prende spunto anche dal bicentenario dell’indipendenza di Haiti, che si festeggia in questi giorni , i cui schiavi nel 1804 si ribellarono ai padroni francesi dando vita alla prima Repubblica nera del mondo. Lo schiavismo è una pratica che ha contraddistinto le comunità umane in molti territori e in diverse epoche. In Africa il commercio degli schiavi venne introdotto dagli arabi e in parte sostenuto da rivalità tra tribù africane, ma venne sfruttato in modo particolare dai colonizzatori europei che ne fecero un mercato su larga scala e funzionale al proprio sistema economico. Tra il XVI e il XIX secolo si stima che 15 milioni di africani, provenienti da diverse comunità etniche del Gabon, Ghana, Togo, Costa d’Avorio, Benin e Nigeria furono catturati come animali selvatici e imbarcati principalmente verso le isole caraibiche e da lì ‘smistati’ in America settentrionale e meridionale. Moltissimi morirono già durante la traversata, agli altri era riservato un destino di degradazione e sofferenza. Il primo Paese a dichiarare illegale il traffico di schiavi fu la Repubblica domenicana nel 1793, l’ultimo fu il Brasile nel 1888. E’ meno noto che la storia dello schiavismo include degli esempi di ribellione, anche riuscite, che ricordano la volontà di libertà e riscatto delle popolazioni nere. Oltre la rivolta di Haiti, andrebbe ricordata, ad esempio, la storia di Gaspar Yanga, originario del Gabon che nel 1570 guidò una sollevazione degli schiavi in Messico. Arroccandosi con 500 uomini in una località inaccessibile nello stato di Veracruz, dove resistette agli attacchi dell’esercito spagnolo per oltre trenta anni, riuscì infine ad ottenere un trattato di pace che riconobbe uno sorta di ‘statuto autonomo’ alla sua città di schiavi liberati, che oggi porta il suo nome. L’iniziativa dell’Onu per il 2004 vuole rinnovare la memoria di questa pagina della storia umana, attirando l’attenzione sul fatto che lo schiavismo non è purtroppo scomparso. Anti-slavery international, organizzazione non governativa internazionale che vigila sul fenomeno e combatte ogni forma di schiavitù, avverte che in alcuni casi questa pratica si è mantenuta fino ad oggi o ha trovato nuove evoluzioni. Sopravvive come assoggettamento e privazione della libertà di una minoranza etnica da parte di gruppi dominanti, come accade in Sudan. Il altre occasioni si manifesta come lavoro servile di bambine provenienti dalle zone rurali e mandate ‘a servizio’ nelle case dei ricchi cittadini. In Asia lo schiavismo prende la forma dello sfruttamento del lavoro minorile nelle fabbriche. Anti-slavery international indica inoltre una nuova e altrettanto abominevole forma di schiavitù emersa nell’ultimi due decenni, ovvero il traffico di giovani donne destinate al mercato della prostituzione in Europa e in Asia.


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