I diritti del popolo eritreo

L’Italia, dal novembre 2007, è tra i paesi che rimpatriano forzatamente i rifugiati. Eppure la situazione drammatica e la violazione dei diritti umani in Eritrea non hanno bisogno di essere raccontate: documenti, testimonianze, raccomandazioni e Linee guida dell’alto Commissariato delle Nazioni Unite confermano che i rimpatriati, al loro rientro, troveranno probabilmente il carcere, torture e in molti casi la morte. L’Italia sta ignorando la Convenzione di Ginevra, che vieta di rimandare in patria i profughi a rischio di persecuzione per motivi politici.
Ma in Eritrea ci sono appalti italiani dai risvolti poco chiari, come dimostrano alcune indagini, e il governo intrattiene buoni rapporti con il presidente Isaias Afewerki, ancora al potere dopo venti anni, in assenza di elezioni democratiche. Chiudere gli occhi e fingere che i rimpatriati non avranno problemi potrebbe non essere casuale.
Per tornare alle tristi immagini di questi giorni, nella speranza di aprire spazi all'umanità ma anche alla ragione, chiediamoci se è proprio la società che volevamo quella in cui i parenti e gli amici delle vittime di un terribile naufragio, avvenuto vicino alle coste di Lampedusa il 3 ottobre scorso, sono confinati in un centro di identificazione durante la commemorazione in ricordo dei loro cari, dopo aver già vissuto anni di dolore, di ansie, di sopraffazioni; una commemorazione organizzata all'improvviso senza informare parenti lontani che chiedevano notizie, senza mostrare il rispetto che pretenderemmo per i nostri cittadini. Eppure il Primo Ministro italiano aveva persino preannunciato funerali di Stato.
A quella commemorazione c'era addirittura chi rappresentava i paesi dai quali le vittime stavano fuggendo. E' talmente ingiusto da sembrare un insopportabile incubo, come giustamente è stato scritto.
E' ora di farsi qualche domanda in più. Soprattutto di non lasciare le risposte alle persone sbagliate.
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