Carlo Gubitosa, Giuliano Cangiano, ILVA. Comizi d'acciaio, BeccoGiallo, 2013
ILVA. Comizi d’Acciaio
Storie di vita e di morte all’ombra dell’acciaio.
Un viaggio a fumetti negli ultimi 50 anni dell’industria siderurgica.
Autori: Carlo Gubitosa e Giuliano Cangiano
Conclusione: Alessandro Marescotti, Presidente Associazione PeaceLink- Telematica per la Pace, con sede a Taranto.
Cronologia: Michele De Benedetto
Recensione: Laura Tussi
Editore: BeccoGiallo, 2013
L’Autore del libro dal titolo “ILVA. Comizi d'acciaio”, il caro amico Carlo Gubitosa, narra, insieme a Giuliano Cangiano, tramite l'arte del fumetto, un viaggio inedito negli ultimi cinquant'anni di industria siderurgica, in cui si racconta il “male oscuro dell'inquinamento”, attraverso storie di vita e di morte all'ombra dell'acciaio; storie di scontri tra “Davide e Golia”: cittadini e lavoratori si trovano a lottare contro politica, malaffare, industria e grandi sindacati; storie di sfruttamento del clima, dell'ambiente, del territorio, in nome di un’illogica, sfrenata ed egoistica speculazione produttiva. Il caso Taranto, come molte altre realtà lavorative ed operaie, vede i diritti alla salute e alla vita soppiantati e violati dalla ricerca del massimo profitto dei padroni, votati al sistema capitalistico, all'ordine militare sovranazionale e mondiale, per il becero ricatto neoliberista tra lavoro o salute, imposto dagli ingranaggi di potere, dai poteri forti, da una politica locale connivente, corrotta. I cittadini e gli ecopacifisti attivisti di Taranto, tramite l'associazionismo ambientalista, da anni lottano contro il mostro dell'acciaio, contro il siderurgico infernale che emette sostanze tossiche (e non solo nel quartiere Tamburi) e nel frattempo cittadini, lavoratori e operai continuano a morire di inquinamento industriale, perché a Taranto è elevatissimo il tasso epidemiologico di incidenza tumorale. L'associazione pacifista e ambientalista PeaceLink, in primis, a Taranto, ha sollevato un autentico terremoto politico-giudiziario, una contrapposizione netta tra partiti (politica partitica) e Magistratura.
il Gip di Taranto, Patrizia Todisco, con il provvedimento di sequestro, nella sentenza del luglio 2012, dichiara esplicitamente: “con la salute la vita non si può mercanteggiare”. I poteri forti (partiti, sindacati, Chiesa) troppo spesso sono rimasti in silenzio. Con l'omertà si è nascosta la verità, già nota da tempo, fatta di inquinamento, malattia, morte. Come attivista A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), mi sento in dovere di constatare che i veri Partigiani contemporanei sono tutti gli ecopacifisti attivisti contro le cosiddette GOI, le Grandi Opere Inutili e dannose, presenti, non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo (come il TAV, il MUOS ecc.); i magistrati che lottano contro la mafia e i poteri forti e tutti coloro che portano avanti cause giuste e oneste, dove vengono negati e calpestati i diritti umani, la verità e la giustizia, dove la Magistratura si fa garante della legalità e della tutela dei principi cardine della Costituzione (come il diritto alla salute), dove le altre istituzioni sono invece spesso omertose e corrotte.
“Ma il mondo ha proprio bisogno di tutto questo acciaio?”. Tale quesito pone, nella conclusione del libro, Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink. “Sembra che senza la produzione di acciaio dell'Ilva debbano crollare l'Italia, l'Europa e il mondo intero. (…)Ma è davvero così?”. In realtà la Commissione Europea parla di una produzione eccessiva. Le Grandi Opere vengono finanziate dai poteri forti, al fine di alimentare un mercato dell'acciaio ormai al tracollo. Ma è giunta l'ora che il sistema economico del grande capitale si renda conto del proprio collasso e della necessità di investire, al contrario, sui Beni Comuni, come la Pace e l’Ambiente, quali risorse principali della nostra Comune Umanità, da cui derivano altre priorità consequenziali, come la salute, la cultura, l'istruzione: la vita nella sua autentica essenza!
E’ proprio questo il messaggio del libro di Carlo Gubitosa “Ilva. Comizi d'acciaio”: un grido forte di disperazione di tutti gli oppressi, di tutti gli abitanti dei Sud del mondo schiacciati dalle bieche logiche di mercato, dallo sfruttamento delle risorse energetiche. Un inno alla vita, un urlo di protesta per rivendicare gli inalienabili diritti ad un'esistenza serena e felice, contro tutte le manovre impositive dettate dai poteri forti, dallo strapotere economico dei mercati dell'alta finanza, dai padroni dell'acciaio, dai signori della guerra.
www.arivista.org
su ILDIALOGO.org:
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