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PeaceLink Intervista Tiziana Pesce, figlia del Comandante Partigiano, Medaglia d’Oro della Resistenza, Giovanni Pesce e della Staffetta Partigiana, Onorina Brambilla

4 luglio 2014 - Laura Tussi

Un monito per la Pace nel mondo

Intervista a Tiziana Pesce, figlia del Comandante Partigiano, Medaglia d’Oro della Resistenza, Giovanni Pesce e della Staffetta Partigiana, Onorina Brambilla.

di Laura Tussi

I tuoi genitori sono sempre stati un riferimento per intere generazioni, rispetto agli ideali più alti della Memoria Storica e della Resistenza Partigiana Antifascista. Quali sono i contenuti più significativi e i valori imprescindibili che ti hanno trasmesso?

Riassumo, rispondendo alla prima domanda, il contenuto racchiuso in questa frase:”"Reggere alle tempeste anche senza il fucile".
Questa frase significativa racchiude il loro percorso di vita. Una vita dove le delusioni sono state superate dagli ideali e dove le battaglie perse sono state uno stimolo in più per proseguire nel cammino.

Mia madre, quando andava nelle scuole iniziava col dire di essere molto felice di quegli incontri con i ragazzi, non tanto per dire loro di quanto i partigiani erano stati bravi o eroici, ma sopratutto per far conoscere loro le motivazioni che, in quell'epoca, 70 anni fa, nella situazione del Paese in cui loro si erano trovati, volevano riconquistare nel loro Paese non solo la libertà e la democrazia, ma avevano combattuto anche per dei valori che ritenevano fossero ancora molto validi, che dovrebbero essere alla base del vivere civile, di giustizia sociale, di tolleranza, di solidarietà. E sempre nelle sue parole il monito contro le guerre, che portano terrore, fame, bombardamenti, e ci teneva a dire che quella guerra, che non avevano voluta loro,  era stata scritta, più che con l’inchiostro, col sangue di 50 mila partigiani caduti in battaglia o massacrati dai nazifascisti.

Come figlia devo dire che la loro determinazione è stata di grande esempio, perché è sempre stata prioritaria, è stato un percorso che li ha accompagnati fino alla fine. Loro due sono stati tra i protagonisti di un periodo irripetibile. Hanno attraversato insieme il secolo breve, in realtà lunghissimo, con una forza morale ed etica che derivava dalla passione civile, da profonde ragioni ideali, umane e politiche.

 

I tuoi genitori sono stati sempre Testimoni di Pace.

Le loro lotte, anche dopo la guerra, per i diritti civili e umani e ad attuazione e tutela della Costituzione, quanto hanno inciso nella tua formazione, nella cultura e nell'attivismo per la Pace?

 

Nella mia formazione culturale sono stati due stelle comete, la cui scia non si disperderà mai.

Mio padre ha sempre continuato a credere che il messaggio della speranza mai sarebbe stato abbandonato, ma sarebbe stato la forza da proiettare nel futuro in momenti difficili. E devo dire che questo mi ha sempre aiutato a non arrendermi, e credo che oggi più che mai questo messaggio sia attuale, in una società corrotta, arida di contenuti, dove si vogliono negare i principi della Costituzione, dove si vorrebbe delegittimare una pagina decisiva della nostra storia democratica come è stata la Resistenza. Un altro aspetto, non meno importante che ha influito moltissimo nella mia maturazione è stato quello della loro grande modernità, che significa una grande apertura verso i giovani e il loro mondo, spesso di grandi contraddizioni, ma anche di spinte propulsive per il futuro. Ricordo i tanti giovani che frequentavano la nostra casa, sopratutto durante gli anni '70, che si confrontavano sopratutto con mio padre, che era un po' considerato un mito vivente, il comandante partigiano Visone, il gappista che aveva raccontato le sue gesta e quelle dei suoi compagni in” Senza tregua. La guerra dei GAP”, l’uomo che aveva compiuto imprese di sovrumano coraggio, non solo durante il periodo della Resistenza nel nostro Paese, ma anche nelle Brigate Internazionali, in Spagna contro il Franchismo. L'uomo insignito della Medaglia d'oro al Valor Militare da De Gasperi, l'uomo”inaccessibile allo scoraggiamento” come riporta la motivazione di questa onorificenza.

 

Nell'ultimo libro di Daniele Biacchessi “Giovanni e Nori. Una storia di Amore e di Resistenza” edito da Laterza, viene raccontata la tragica, ma al contempo meravigliosa storia dei tuoi genitori.

Abbiamo avuto modo di sentire la tua Testimonianza in molte presentazioni del libro.

Come intendi proseguire nell'impegno “Per Non Dimenticare” la memoria degli eventi?

 

Proseguire nell'impegno “Per non dimenticare” per me significa partecipazione al mondo che ci circonda, significa interesse e impegno culturale e politico. Ricordo, tra le tante, la manifestazione del 12 ottobre scorso a Roma, dove una folla immensa ha partecipato, dove mentre piazza del Popolo si riempiva di bandiere, il corteo continuava il suo percorso, dove il medagliere dell'Anpi di Firenze ci ha ricordato che ogni medaglia rappresentava la vita di coloro che hanno contribuito a costruirla questa nostra Costituzione, che deve essere salvaguardata ma...anche applicata. Una grande emozione di incontri, strette di mano, scambi di opinioni, e ti senti bene, ti senti parte di quel mondo che ti appartiene.

Proseguire nell'impegno, significa anche “restare umani”, nonostante tutto.

Credo sia proprio questa umanità che fa vivere il ricordo di persone come loro, e ce li rende amici e soprattutto vivi.
Le azioni finiscono con la vita, e certamente vanno sempre riconosciute e ricordate, ma anche l'umanità, la simpatia vivono nel ricordo. E continuano ad essere d'esempio, e a parlare tanto e tanto a lungo.

Devo dire per concludere che nel cuore di mio padre è rimasta sempre e sopratutto la Spagna. E in una bellissima tesi di una giovane laureata, Valentine Braconcini di Torino, è descritto non solo il combattente ma l'uomo. Un brano:” Questo non è poi così strano, perchè essa (la Spagna) rappresenta il primo momento di contatto con la guerra, il combattere in prima persona, un'esperienza tremendamente forte, in cui anche la morte diviene una presenza drammaticamente vicina. Si era avvicinato a quell'esperienza a solo 18 anni, e il viverla ha permeato completamente la sua visione della vita e inciso sulla sua crescita. Resta anche l'elemento di quelle schegge che gli rimasero conficcate in corpo per tutta la vita, come un quotidiano rammentatore dei giorni passati”. Quindi il ricordare quelle pagine gloriose che sono state la guerra di Spagna e la Resistenza, ricordare chi ha combattuto, chi ha perso la vita, deve essere un modo affinché le giovani generazioni sappiano ciò che è stato, perché non si ripeta, nella speranza che, con la scomparsa di coloro che hanno combattuto per la libertà delle persone, siano in tanti a “raccogliere il testimone.”

E credo che questa memoria sia un monito per la pace nel mondo.

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