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Taranto, appello per la mobilitazione contro la base Usa

Abbiamo bisogno di credere che in questa città non ci siano politici ed amministratori distratti. Ci auguriamo che la Chiesa tarantina non vada a benedire la nuova base Nato. Abbiamo bisogno di credere nella vita.
29 marzo 2004 - Giovanni Matichecchia - Alessandro Marescotti

Abbiamo bisogno di credere nella voglia di Taranto di consolidare la propria ferma scelta di pace espressa con la manifestazione dello scorso 22 marzo 2003.

A giugno la base navale di Chiapparo sarà ufficialmente inaugurata dal massimo rappresentante dello Stato. Che cosa cambierà? Si affannano ad assicurarci che nulla muterà. Operativa era, operativa continuerà ad essere. Una cerimonia di scarso valore sostanziale. Una vuota scelta di ufficialità. Noi temiamo che molto cambierà. Perché intorno alla base navale tutto cambia. Nel nostro territorio e lontano, lontanissimo da noi. New York, Madrid sono lontane eppure vicinissime. La paura ha bussato alla porta dell’occidente. A Taranto gli apriamo un portone enorme. Ancora più terribile deve essere la paura dei popoli che vengono ritenuti una minaccia per la democrazia e per il consorzio civile. Popoli che a ben giudicare non differiscono dal nostro. Gente che lavora, madri, ragazzi che guardano al loro futuro con speranza, bambini che vanno a scuola, persone che hanno perduto la salute e sperano di essere curate, anziani al difficile tramonto della propria esistenza. Questa gente ci vede armare le nostre navi, potenziare le basi militari, stringere alleanze, offrire nuovi insediamenti per basi logistiche. Anche loro vivono nella paura. I loro dittatori probabilmente no. Per loro sono pronti aeri velocissimi (la fuga è una delle prime variabili contemplate). Bunker contro le radiazioni nucleari. Conti in banche estere.

La guerra è cosa che riguarda i popoli. Quelli ricchi come quelli poveri.

E’ necessario che qualcuno dica no a tutto questo. Alle inaugurazioni celebrative. Alla festa per la ufficiale nascita di una base navale. Alla Santa benedizione di strumenti eufemisticamente destinati a “difendere la pace”. Sappiamo tutti che nella pancia di quelle navi ci sono armi per togliere la vita, per “portare la pace”, per esportare la “democrazia” (ma la si può esportare ed imporre?).

Abbiamo bisogno di credere che in questa città non ci siano politici ed amministratori distratti, pronti a volgere lo sguardo altrove fingendo di non sapere, per mettere poi la bandiera della pace sui propri manifesti elettorali. I politici e gli amministratori onesti rendano pubblica dichiarazione della propria posizione contro la guerra, contro ogni nuovo insediamento militare, contro le cosiddette operazioni di “mantenimento della pace”.

Abbiamo bisogno di credere che la Chiesa tarantina è capace di tenersi lontana da questi momenti celebrativi che sono solo un inno alla guerra con indosso la veste bianca della pace. Le armi non possono essere benedette.

Abbiamo bisogno di credere che gli artisti e gli intellettuali tarantini sono capaci di denunciare la follia della guerra.

Abbiamo bisogno di credere che le madri sono capaci di un atto di denuncia, di chiedere un futuro di pace e di lavoro per i loro figli.

Abbiamo bisogno di credere nella vita.

Il giorno dell’inaugurazione chi, come noi, rifiuta la guerra venga con noi e con Alex Zanotelli ad offrire una giornata di digiuno come manifestazione di ripulsa per la guerra.


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