Pace

Lista Pace

Archivio pubblico

Il 7 maggio appuntamento con padre Alex Zanotelli

Taranto, appello per la mobilitazione contro la base Usa

Abbiamo bisogno di credere che in questa città non ci siano politici ed amministratori distratti. Ci auguriamo che la Chiesa tarantina non vada a benedire la nuova base Nato. Abbiamo bisogno di credere nella vita.
29 marzo 2004
Giovanni Matichecchia - Alessandro Marescotti

Abbiamo bisogno di credere nella voglia di Taranto di consolidare la propria ferma scelta di pace espressa con la manifestazione dello scorso 22 marzo 2003.

A giugno la base navale di Chiapparo sarà ufficialmente inaugurata dal massimo rappresentante dello Stato. Che cosa cambierà? Si affannano ad assicurarci che nulla muterà. Operativa era, operativa continuerà ad essere. Una cerimonia di scarso valore sostanziale. Una vuota scelta di ufficialità. Noi temiamo che molto cambierà. Perché intorno alla base navale tutto cambia. Nel nostro territorio e lontano, lontanissimo da noi. New York, Madrid sono lontane eppure vicinissime. La paura ha bussato alla porta dell’occidente. A Taranto gli apriamo un portone enorme. Ancora più terribile deve essere la paura dei popoli che vengono ritenuti una minaccia per la democrazia e per il consorzio civile. Popoli che a ben giudicare non differiscono dal nostro. Gente che lavora, madri, ragazzi che guardano al loro futuro con speranza, bambini che vanno a scuola, persone che hanno perduto la salute e sperano di essere curate, anziani al difficile tramonto della propria esistenza. Questa gente ci vede armare le nostre navi, potenziare le basi militari, stringere alleanze, offrire nuovi insediamenti per basi logistiche. Anche loro vivono nella paura. I loro dittatori probabilmente no. Per loro sono pronti aeri velocissimi (la fuga è una delle prime variabili contemplate). Bunker contro le radiazioni nucleari. Conti in banche estere.

La guerra è cosa che riguarda i popoli. Quelli ricchi come quelli poveri.

E’ necessario che qualcuno dica no a tutto questo. Alle inaugurazioni celebrative. Alla festa per la ufficiale nascita di una base navale. Alla Santa benedizione di strumenti eufemisticamente destinati a “difendere la pace”. Sappiamo tutti che nella pancia di quelle navi ci sono armi per togliere la vita, per “portare la pace”, per esportare la “democrazia” (ma la si può esportare ed imporre?).

Abbiamo bisogno di credere che in questa città non ci siano politici ed amministratori distratti, pronti a volgere lo sguardo altrove fingendo di non sapere, per mettere poi la bandiera della pace sui propri manifesti elettorali. I politici e gli amministratori onesti rendano pubblica dichiarazione della propria posizione contro la guerra, contro ogni nuovo insediamento militare, contro le cosiddette operazioni di “mantenimento della pace”.

Abbiamo bisogno di credere che la Chiesa tarantina è capace di tenersi lontana da questi momenti celebrativi che sono solo un inno alla guerra con indosso la veste bianca della pace. Le armi non possono essere benedette.

Abbiamo bisogno di credere che gli artisti e gli intellettuali tarantini sono capaci di denunciare la follia della guerra.

Abbiamo bisogno di credere che le madri sono capaci di un atto di denuncia, di chiedere un futuro di pace e di lavoro per i loro figli.

Abbiamo bisogno di credere nella vita.

Il giorno dell’inaugurazione chi, come noi, rifiuta la guerra venga con noi e con Alex Zanotelli ad offrire una giornata di digiuno come manifestazione di ripulsa per la guerra.


Articoli correlati

  • Perché la maggioranza degli afghani ha preferito i Talebani agli occidentali?
    Editoriale
    Questo video mostra l’uccisione spietata di un civile disarmato afghano

    Perché la maggioranza degli afghani ha preferito i Talebani agli occidentali?

    Il noto programma TV australiano “Four Corners”, simile a “Report” e “Presa Diretta” in Italia, ha ritrasmesso il video di un soldato australiano mentre uccide un civile afghano a sangue freddo. Si riaccende la polemica intorno alle “forze speciali” e a come vengono addestrate.
    13 settembre 2021 - Patrick Boylan
  • Era il 1524 e occorreva intervenire per salvare i bambini aztechi da morte sicura
    Editoriale
    Immaginate se a quel tempo, al posto del Real y Supremo Consejo de Indias, ci fosse stata la NATO

    Era il 1524 e occorreva intervenire per salvare i bambini aztechi da morte sicura

    Il dio Tlaloc chiedeva di immolare i bambini, in modo che poi le loro lacrime avrebbero bagnato la terra rendendola fertile. A quel tempo c'erano circa ventimila sacrifici umani all'anno, le vittime venivano tagliate a pezzi, la coscia spettava al sovrano, la pelle scuoiata andava al sacerdote.
    12 settembre 2021 - Alessandro Marescotti
  • Edoardo Bennato: "Mio padre ha lavorato nell’Italsider e mi sento vicino alla vicenda ILVA"
    Cultura
    "Vendo Bagnoli" è la canzone dedicata alla chiusura del polo siderurgico napoletano

    Edoardo Bennato: "Mio padre ha lavorato nell’Italsider e mi sento vicino alla vicenda ILVA"

    "L'Italsider di Bagnoli - ha detto a Taranto - poi fu chiusa e si disse che si sarebbe valorizzato il turismo in quell’area perchè si poteva fare. Anche Taranto è una bella città che ha potenzialità turistiche e io mi auguro che si possa delineare un futuro migliore per tutti voi”.
    Redazione PeaceLink
  • Terni e Taranto, confronto di due esperienze di cittadinanza attiva
    Ecologia
    Territori inquinati

    Terni e Taranto, confronto di due esperienze di cittadinanza attiva

    Un video-confronto con Carlo Romagnoli (ISDE) e Alessandro Marescotti (PeaceLink). Cosa fanno le istituzioni? Cosa risponde la politica locale e nazionale ai cittadini che esigono risposte e tutela della propria salute?
    9 agosto 2021 - Alessandra Ruffini
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.39 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)