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    "Contro i bombardamenti sauditi in Yemen", sit-in e digiuni NoWar davanti all'ambasciata saudita

    Anche l'Italia è implicata in questa ennesima guerra nel Medioriente.
    9 aprile 2015 - Patrick Boylan

    Rete No War manifesta contro l'Arabia Saudita davanti all'ambasciata di Roma.

    Il 9 e 10 aprile davanti all'ambasciata dell'Arabia saudita a Roma esponenti della Rete No War (alcuni in digiuno di protesta) manifestano nuovamente “contro i criminali bombardamenti sauditi sullo Yemen”, bombardamenti che – con il pretesto di contrastare i ribelli houthi – non solo uccidono civili innocenti, ma proteggono le bande di Al Qaeda in Yemen, che gli houthi stavano respingendo.

    “La palese ingerenza saudita viola tutti i principi dell'umanità e del diritto”, afferma il comunicato della Rete.

    Lo Yemen è uno Stato povero, senza petrolio, ma strategicamente importante per il controllo dei traffici marittimi fra Mediterraneo e Oceano indiano. Dopo il fallimento della politica di Obama per garantire agli Stati Uniti il controllo indiretto del paese, l'Arabia saudita viene ora reclutata per combattere una guerra guerreggiata per sottometterlo direttamente. Casus belli: i ribelli houthi vengono accusati di voler far entrare lo Yemen nella sfera d'influenza dell'Iran, rivale dell'Arabia saudita, avversario di Israele e “paese da contenere” per gli Stati Uniti.

    Nel denunciare il fatto che gli attacchi guidati dai sauditi hanno già ucciso 540 persone (74 bambini) e fatto 1.700 feriti, la Rete No War sottolinea anche il fatto che questa guerra contro gli houthi e contro il popolo sta aiutando, in Yemen, le forze più sanguinarie, segnatamente al Qaeda nella penisola araba e Daesh (sedicente Stato islamico), che ha rivendicato settimane fa la strage di centinaia di fedeli in preghiera nelle moschee houthi. In pratica, per gli Stati Uniti e il suo braccio armato l'Arabia saudita, è meglio avere a che fare con un paese dominato dalle forze terroriste – forze che gli USA e i sauditi hanno contribuito a creare e quindi che pensano di poter controllare – piuttosto che con un paese come l'Iran, che segue una politica non allineata ed indipendente.

    Già sabato 4 aprile a Roma, la Rete No War aveva convocato un primo flash mob davanti all'Ambasciata dell'Arabia saudita contro l'aggressione al popolo dello Yemen da parte della petromonarchia. Per quanto modesta, è stata la prima manifestazione di occidentali contro quest'ultima vergogna.

    Mentre hanno partecipato al flash mob alcuni pacifisti romani appartenenti alla Rete, ancora una volta, come accade regolarmente dal 2011, sono rimasti latitanti – e rimangono ancora latitanti – le grandi organizzazioni pacifiste e le forze progressiste del paese. Manca da quattro anni, cioè, un'opposizione sociale alle guerre che i paesi del golfo, insieme alla Nato (e quindi all'Italia), portano avanti allo scopo di sfasciare intere regioni (Medioriente, Africa del Nord, Africa sub-sahariana) con bombardamenti diretti oppure fomentando gruppi terroristi locali, da Al Qaeda fino a Daesh.

    "Perciò condanniamo – e chiediamo alle grandi organizzazioni pacifiste e alle forze progressiste del paese di uscire allo scoperto e di condannare – l'infernale politica di guerra e di sostegno al terrorismo perpetrata da decenni dai petromonarchi, per assecondare i disegni geopolitici occidentali. Rete No War denuncia il ruolo dell'Arabia saudita, dunque, non solo nello Yemen ma anche nel fomentare il terrorismo in Siria, in Libia e altrove," precisa il comunicato NoWar.

    Per quanto riguarda l'Italia in particolare, la Rete NoWar chiede al governo di dissociarsi dalla politica guerrafondaia delle petromonarchie e di cessare di vendere armi al suo primo acquirente internazionale in assoluto – l'Arabia Saudita, per l'appunto. Rete No War lancia la proposta di una giornata internazionale di azione e d'informazione sull'Arabia saudita - nel contesto di una netta dissociazione anche dall'operato delle altre petromonarchie e della Nato.

    Ora che l'Italia stringe sempre più accordi economici e commerciali con questi paesi (il recente accordo tra l'Alitalia e la compagnia aerea di bandiera degli Emirati Arabi Uniti ne è un esempio), è bene che gli italiani sappiano con chi commerciano e chi foraggiano.

    E infatti di due giorni fa la notizia che gli Stati Uniti hanno deciso di entrare più direttamente nella guerra nello Yemen fornendo armi sofisticati ai paesi in coalizione con l'Arabia saudita. Le armi verranno inviati a un solo paese che poi li smisterà, ossia... agli Emirati Arabi Uniti. Viaggeranno su aerei della flotta Alitalia-Etihad?

    Note:

    Comunicato della Rete NoWar-Roma (rimaneggiato).
    Per contattare la Rete NoWar-Roma, cell: 3312053435 (Marinella); email: nowar@gmx.com

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