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Un mondo di bugie

Non è vero che l'Italia è guerra contro l'Iraq

L'Italia non aveva nessuna intenzione di invadere l'Iraq, ma solo di aiutarlo contro il dittatore. Sono stati gli iracheni a non capire le nostre buone intenzioni ed a costringerci a fare i cattivi.
11 maggio 2004 - Santi Greco

Ma chi ha detto che l’Italia è in guerra con l’Iraq? Stiamo solo cercando di difendere il popolo iracheno dai terroristi che non vogliono che l’Iraq diventi un paese democratico. E’ vero che è accaduto che i nostri soldati siano stati costretti a sparare e ad uccidere, ma l’hanno fatto solo per insegnare come si fa ad instaurare la democrazia.

Noi non siamo in guerra. Perché dovremmo mentire dicendo che gli iracheni sono nostri nemici e per questo siamo costretti ad uccidere, visto che l’Iraq non ci ha mai dichiarato guerra?

Siamo stati noi a violare i suoi confini, decisi a farci dispensatori di giustizia, convinti che senza il nostro intervento il popolo iracheno sarebbe rimasto in eterno sotto la dittatura di Saddam Hussein.

Non abbiamo voluto capire che solo una decisione interna, di tutti gli iracheni, sarebbe stata la via corretta per scalzare dal potere il dittatore.

Ma questo non potevamo accettarlo.

Lasciar fare alle forze interne all’Iraq ci avrebbe lasciati fuori da ogni possibilità di guadagno. Invece, da finti liberatori, ci stiamo assicurando un buon profitto: ricostruzione, petrolio e chissà quant’altro che solo al momento opportuno verrà fuori.

Però non siamo in guerra. Non avevamo nessuna intenzione di uccidere, di fare del male alla popolazione. Sono stati loro, gli iracheni, a comportarsi male con noi. Non ci siamo compresi. Ci siamo presentati come liberatori ed invece ci hanno visti come dei conquistatori. Sarà stata colpa della lingua, perché non volevamo far nulla di male, tranne impedire che decidessero da soli il loro futuro. Solo impedire di perdere l’alleanza con gli Stati Uniti. Non potevamo permettere che gli USA entrassero in guerra lasciandoci fuori dalla spartizione del bottino.
Pazienza se abbiamo già dovuto pagare con la morte di qualche nostro militare ed anche di qualche civile. Però le nostre imprese in futuro ne ricaveranno un vantaggio. Non è poi un prezzo così alto da pagare qualche vita, soprattutto quella degli altri.

Ci siamo così abituati a dire bugie, che la verità ci sembra menzogna e le bugie realtà. Così le famiglie che hanno perduto un loro congiunto nella guerra stanno imparando a contenere il dolore costruendo intorno ai loro cari un’aura di eroismo. In realtà i morti eroi lo sono sul serio, perché si sono sacrificati per il buon nome di una patria che non ha tenuto in nessun conto la loro vita.

Visto che la storia insegna che la violenza richiama altra violenza, non possiamo attenderci nulla di buono per il nostro futuro. Ma guai a dirlo! Sarebbe un segno di debolezza, di mancanza di amor di patria, di negazione della giustizia. O sosteniamo la guerra o non siamo veri uomini.

Abbiamo costruito un mondo capovolto e adesso non siamo più capaci di raddrizzarlo.

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