Albert, il bollettino quotidiano pacifista

I soldati ucraini ucraini arretrano, i produttori di armi avanzano

Putin ha giocato d'astuzia, dimostrando una perfidia suprema nel saper approfittare degli errori dei suoi avversari. Il “piano di vittoria” di Zelensky poggiava sul nulla. Ma le nazioni occidentali hanno fatto finta di ragionare seriamente su un piano militare di cartapesta.
2 novembre 2024
Redazione PeaceLink

ALBERT - BOLLETTINO QUOTIDIANO PACIFISTA Albert

Albert: la voce della ragione in tempi di guerra


La cruda verità: l’Ucraina indietreggia

Negli ultimi giorni, anche i principali media occidentali hanno iniziato a riconoscere la realtà della situazione in Ucraina. L’avanzata russa, in atto ormai da settimane, sta ottenendo importanti risultati, ma solo ora questa notizia emerge con chiarezza. La Russia ha conquistato 150 chilometri quadrati nella regione del Donetsk in appena sette giorni, in quella che il comandante delle forze armate ucraine, Syrsky, ha definito una delle “più potenti” offensive russe dall’inizio dell’invasione. I fronti di Toretsk, Kurakhove e Pokrovsk stanno crollando, con le truppe ucraine costrette a ritirarsi sotto la pressione di un nemico in netta superiorità numerica e di armamenti.

I media occidentali si risvegliano Cedono le linee difensive ucraine

Siamo di fronte a un risveglio mediatico dal letargo dell'informazione: oggi sono comparsi tanti titoli sull'avanzata russa e sul cedimento delle difese ucraine. Per mesi, la disinformazione occidentale ha alimentato una narrazione ingannevole, spingendo sull’idea che l’Ucraina potesse vincere con l’aiuto delle armi occidentali.

Una narrazione falsa

Ma questa narrazione falsata dalla propaganda bellica non ha aiutato l’Ucraina: al contrario, ha sostenuto una scommessa militare perdente, mandando brigate di giovani ucraini a morire in una guerra che non ha portato la vittoria ma dolore e sofferenza. Solo adesso tanti media occidentali sembrano svegliarsi, riconoscendo che è in atto una devastante avanzata russa. Ma la debolezza della difesa ucraina era evidente da tempo.

Errori strategici e scelte militari disastrose

Zelensky, spinto dall’urgenza di mostrare un’immagine forte, ha compiuto errori strategici gravi, come lo sguarnire le difese nel Donbass per tentare un’offensiva nella regione di Kursk, in Russia, senza perseguire obiettivi militari significativi. Questo ha lasciato sguarniti i territori orientali, permettendo alla Russia di avanzare in modo efficace e rapido. E' stata una scelta che ha sacrificato le difese per un’azione militare confusa dentro il territorio russo, lasciando l’Ucraina ancora più vulnerabile in una fase critica del conflitto.

La disinformazione occidentale

L'operazione militare nella regione russa di Kursk è stata presentata come un'idea brillante. Ma si è trattato, in sostanza, di sacrificare il fronte del Donbass per dirigere le truppe ucraine più addestrate verso campi di patate e di cavoli: in quella regione non è stato raggiunto nessun obiettivo strategico. Infatti è una zona agricola poco militarizzata. La Russia ne ha approfittato per aumentare la sua pressione proprio nel Donbass, dove ora sta avanzando. Mai affidare un esercito nelle mani di un comico, viene da dire! La Russia sfonda le difese ucraine

Chi sta perdendo: gli ucraini

Le scelte di Zelensky sono state avventate. Ma ha avuto cattivi consiglieri: la Nato e la Commissione Europea. Putin ha giocato d'astuzia, dimostrando una perfidia suprema nel saper approfittare degli errori dei suoi avversari. "La Russia è in trappola, può cadere prima del voto USA", si leggeva a settembre dell'anno scorso sul Sole 24 Ore. Sta accadendo l'esatto contrario.

Gli unici vincitori: i produttori di armi

In tutto questo, l’industria bellica continua a trarre enormi profitti, mentre giovani soldati ucraini muoiono al fronte. I signori della guerra, lontani dal dolore e dalle sofferenze della popolazione civile, vedono i propri profitti aumentare vertiginosamente. La costante fornitura di armi e il continuo sostegno militare si sono rivelati una miniera d’oro per i produttori, che ora prosperano sulle macerie dell’Ucraina. Forse, in fondo, è questo l’unico obiettivo raggiunto.

Profitti bellici: +45% in Italia

Secondo un nuovo studio di Greenpeace Italia, in soli due anni i profitti delle prime 10 imprese esportatrici di armamenti dall’Italia si sono moltiplicati, sia in termini di utile netto, con un aumento del 45% (pari a 326 milioni di euro), sia in termini di flusso di cassa disponibile, con un balzo del 175% (pari a 428 milioni di euro). Il rapporto “Profitti di guerra”, realizzato dall’organizzazione ambientalista, ha confrontato i bilanci 2023 delle prime dieci aziende italiane esportatrici di armi con i dati del 2021. Anche l’analisi del fatturato ha evidenziato un chiaro trend di crescita del mercato bellico italiano, con un aumento dei ricavi di 2,1 miliardi di euro (il 13% in più).

La guerra non è la soluzione: è il problema La guerra non è la soluzione, da sempre è il problema

Chi ha creduto nella "guerra giusta" oggi si dovrà ricredere. Non ha difeso le vite ma le ha distrutte. I potenti che l’hanno descritta come la soluzione non sono partiti per il fronte. Per loro è stato facile parlare di "guerra giusta". Né loro né i loro familiari pagano il prezzo del conflitto: a pagarlo sono i giovani soldati, mandati a morire, mentre i leader fanno proclami e si mostrano in video, lontani dal fuoco dei combattimenti.

Il ruolo di PeaceLink e dell’informazione indipendente

PeaceLink, già dall'anno scorso, ha fornito un’informazione precisa, chiara e documentata, smentendo la narrazione gonfiata della "controffensiva" del 2023. Da mesi su Sociale.network vengono condivisi da PeaceLink i dati oggettivi delle crescenti criticità dell'esercito ucraino, volutamente ignorate pur di mandare armi e di illudere la gente.

Avviamo evidenziato che il “piano di vittoria” di Zelensky poggiava sul nulla. Ma le nazioni occidentali hanno fatto finta di ragionare seriamente su quello che in realtà è un piano di cartapesta. Attraverso Sociale.network, PeaceLink ha documentato puntualmente gli sviluppi e le condizioni sul campo, mentre tanti altri parlavano ancora di una possibile vittoria. Solo l’informazione indipendente permette di vedere la realtà. Solo guardando la realtà si può comprendere che continuare con la via militare è un assist perfetto a Putin e al suo piano di logoramento e disarticolazione dell'Ucraina.

Referendum per una pace giusta

La strada obbligata è la soluzione diplomatica, l’unica via che possa portare la pace in Ucraina e che possa evitare che Putin conquisti e distrugga ancora di più di quanto non abbia fatto.

L’augurio è che questa tragica vicenda apra finalmente gli occhi di chi ha creduto nel mito della guerra giusta. Una guerra persa non è mai una guerra giusta.

Questa semplice verità ci impone di cercare tutte le strade per fermare questa guerra a condizioni eque, garantendo al popolo ucraino la libertà di scelta attraverso referendum sorvegliati da una presenza internazionale nei territori contesi. 

Per il bene del popolo ucraino e ma anche di quella parte del popolo che è di cultura e lingua russa. Per evitare altre inutili sofferenze.

Alessandro Marescotti

Presidente di PeaceLink


Ma non cita gli attacchi di Israele alla missione ONU

Mattarella: "Il mio pensiero va ai caschi blu dell'Unifil"

Roma, 31 ott. (askanews) - "In questo momento, il pensiero va al contingente italiano schierato nell'ambito della missione Unifil in Libano e a tutti i caschi blu che operano in quel delicatissimo scenario. E' fondamentale il presidio di affermazione del diritto umanitario internazionale da essi rappresentato". Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell'intervento per la Cerimonia di consegna delle onorificenze dell'O.M.I al Quirinale. "A loro - ha aggiunto il capo dello Stato - va il mio augurio affinché, portata a termine la loro importante missione, possano rientrare presto alle loro famiglie".

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