Questo significa che la posizione del papa sulla guerra è una linea che attraversa la sua vita

"Agostiniani per la pace"

Siamo nei primi anni Ottanta, a Comiso, uno dei luoghi simbolo della mobilitazione contro l’installazione dei missili nucleari americani in Italia. Tra quei volti, sulla destra della foto c’è Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV.
16 aprile 2026
Enrico Rossi

Una foto in bianco e nero, un gruppo di ragazzi a una manifestazione per la pace. Tra le mani, un cartello con su scritto: “Giovani agostiniani per la pace”. In prima fila c’è anche un giovane Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV.

C’è una foto, in bianco e nero, vera, che circola sui social e non è costruita dall’Intelligenza Artificiale.

Ritrae un giovane religioso tra altri ragazzi, con un cartello semplice: “Agostiniani per la pace”. Siamo nei primi anni Ottanta, a Comiso, uno dei luoghi simbolo della mobilitazione contro l’installazione dei missili nucleari americani in Italia. Tra quei volti, sulla destra della foto, come possiamo vedere, c’è Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV.

Quella stagione fu uno dei momenti più alti del movimento pacifista europeo, capace di mettere in discussione la logica dei blocchi, la deterrenza nucleare, l’idea stessa che la sicurezza si costruisca con le armi. A Comiso si intrecciarono politica, società civile e una parte importante del mondo cattolico.

In Italia quella battaglia ebbe anche un riferimento politico preciso: Enrico Berlinguer e il Partito Comunista Italiano. Egli fu tra i leader che più convintamente si opposero all’installazione degli euromissili, sostenendo la necessità del disarmo e denunciando i rischi di un’escalation nucleare nel cuore dell’Europa. Non era una posizione facile.

In Europa, su quella stessa linea si collocarono figure centrali della sinistra democratica e socialista: Olof Palme, il leader del socialismo svedese poi assassinato, e Willy Brandt, protagonista dell’Ostpolitik. Entrambi videro nel disarmo e nel dialogo tra blocchi non una debolezza, ma l’unica strada realistica per evitare la catastrofe nucleare.

Negli anni Ottanta, di fronte alla crisi degli euromissili, una parte importante del cattolicesimo italiano assunse posizioni chiaramente pacifiste. Si sviluppò un cattolicesimo “dal basso” molto esplicito e militante. Movimenti come Pax Christi, le ACLI, settori dell’Azione Cattolica e molte realtà parrocchiali parteciparono attivamente alle manifestazioni contro i missili, compresa quella di Comiso. In quelle piazze si mescolavano credenti e non credenti, ma il contributo cattolico era tutt’altro che marginale.

Dentro quel clima, c’era anche lui, il giovane Francis Prevost, oggi Papa.

Questo significa che la posizione di Leone XIV sulla guerra non nasce oggi, ma è una linea che attraversa la sua vita. Già allora, da giovane agostiniano, partecipava a manifestazioni contro i missili Cruise, dentro un movimento che chiedeva disarmo e giustizia globale. Oggi, da Papa, continua a parlare di pace in modo netto, anche quando questo lo espone allo scontro con i potenti del mondo.

C’è una coerenza che colpisce. In un tempo in cui la politica cambia posizione con una rapidità impressionante, quella fotografia ci restituisce qualcosa di raro: la continuità tra pensiero, fede religiosa e azione.

Il presente ha radici antiche. Sono sicuro che tra coloro che oggi dicono di non condividere ma non condannare le azioni di guerra di Trump, ci sono molti che allora irridevano i pacifisti.

La pace, per alcuni, è una parola da usare nei discorsi a seconda delle convenienze del momento. Per altri, è una scelta che accompagna per tutta la vita.

Anche la sinistra italiana ed europea ritrovi fino in fondo il coraggio delle sue radici.

A mio avviso, non è più rinviabile una grande manifestazione nazionale per la pace organizzata da tutte le forze sociali e politiche e da tutti i movimenti della società civile, culturali e religiosi.  

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