“Disarmare il cuore, per disarmare gli imperi”
Si è chiusa domenica 12 aprile a Roma l’Assemblea nazionale di Pax Christi Italia, un appuntamento che è stato molto più di un adempimento statutario. Un luogo di discernimento collettivo, di resistenza civile e di profezia, in un tempo segnato dal moltiplicarsi dei conflitti, dalla corsa al riarmo, dal silenzio complice dell’informazione e dall’indifferenza verso intere popolazioni cancellate.
Il filo conduttore dei lavori – “Disarmare il cuore, per disarmare gli imperi” – ha richiamato l’urgenza di una conversione interiore che sola può generare scelte politiche e sociali radicalmente alternative. A ispirare l’assemblea, anche le parole di papa Leone dello scorso 3 marzo: “Signore della vita, disarma i nostri cuori dall’odio, dal rancore e dall’indifferenza, perché possiamo diventare strumenti di riconciliazione”.
“Scomunicare” chi provoca le guerre
Nell’aprire i lavori, il presidente di Pax Christi, mons. Giovanni Ricchiuti, ha lanciato un invito forte e chiaro: scomunicare il presidente statunitense e tutti coloro che, con responsabilità diretta o indiretta, provocano e alimentano le guerre. Un atto simbolico ma sostanziale, che pone al centro la condanna morale della guerra come “brutalità inaccettabile e peccato contro il Dio della Vita”.
L’analisi del presente: guerre, economia, informazione, Chiesa
Sabato 11 aprile, ampio spazio è stato dedicato alla lettura del contesto globale e dei percorsi in atto – o ancora da costruire – nella Chiesa, nelle relazioni internazionali, nell’informazione, nell’ambiente e nell’economia. Sono intervenuti don Giacomo Panizza, Lucia Capuzzi, Vittoria Priscindaro, Alessandra Fabbretti, Adriana Salafia, Raffaella Bolini.
Significativa la presenza di don Mattia Ferrari, accanto ai migranti del Mediterraneo, ai volontari dei soccorsi e ai movimenti popolari che coordina. Una testimonianza che lega indissolubilmente la pace alla giustizia per chi è costretto a fuggire dalla guerra e dalla miseria.
Sono giunti inoltre i saluti e l’abbraccio di Rete Italiana Pace e Disarmo, Libera, Rete dei Numeri Pari e dell’associazione Carma per la pace – intrecci di impegno che rafforzano il cammino comune.
Organizzare la resistenza: educazione, disobbedienza, istituzioni
Nella sua relazione, il coordinatore nazionale Antonio De Lellis ha indicato nell’educazione alla pace il primo strumento di resistenza. Accanto a questa, azioni concrete per il disarmo, il dialogo tra Chiese e culture, un’informazione che sappia dare voce alle resistenze dal basso e smontare le narrazioni degli imperi.
Tra le iniziative sostenute da Pax Christi Italia:
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il processo contro Leonardo spa e lo Stato italiano (con Attac, Un Ponte Per e altre associazioni) per violazione dell’articolo 11 della Costituzione;
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la proposta di legge di iniziativa popolare per un Dipartimento di Difesa Popolare Nonviolenta e Non Armata (con Rete Italiana Pace e Disarmo);
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la richiesta – sostenuta da anni dall’associazione Giovanni XXIII – di un Ministero della Pace.
L’Assemblea ha inoltre auspicato un impegno più fermo verso lo scioglimento della Nato e, nel frattempo, una netta presa di distanza dalle sue politiche armate.
No alla leva, sì all’obiezione di coscienza
Forte preoccupazione è stata espressa per il possibile ritorno alla leva obbligatoria. Pax Christi ribadisce con chiarezza: nessuna patria, nessuna guerra, nessuna arma. Nel solco della memoria degli obiettori di coscienza – che hanno conquistato questo diritto anche a costo del carcere – i partecipanti annunciano fin d’ora il rifiuto di imbracciare le armi.
Uno sguardo all’Africa e alla Chiesa
Dall’Assemblea emerge un’esortazione chiara: occupiamoci di più dell’Africa. Un continente immenso, attraversato da guerre sanguinose e dimenticate (come in Sudan), ma anche da resistenze che aprono spiragli di speranza.
Quanto alla Chiesa, si invita a superare ogni forma di clericalismo e una concezione “troppo depositaria della verità”, proseguendo il cammino aperto da papa Francesco e oggi da papa Leone. Viene apprezzata la Nota pastorale della CEI sull’educazione alla pace disarmata e disarmante, che indica percorsi concreti: smilitarizzazione dei cappellani militari, campagna contro le banche armate, scuole di nonviolenza nelle città e nelle comunità ecclesiali.
Un sudario per i bambini di Gaza
L’Assemblea si è conclusa con un segno forte e doloroso: un grande lenzuolo bianco – un sudario – con i nomi dei bambini palestinesi uccisi nel genocidio in corso a Gaza. I ragazzi di Carma per la pace hanno scritto quei nomi a mano. “Ogni mano che ha scritto un nome – si legge nel comunicato – ha contribuito, con delicata forza e fermezza, a imprimere la brutalità del genocidio, a restituire dignità a quei bambini, a chiedere giustizia per le loro vite”. Una ninna nanna ha accompagnato la lettura pubblica dei nomi.
Perché ogni vittima di ogni guerra, in ogni parte del mondo, ha un nome. E quel nome va pronunciato ad alta voce.

Un fermo in piazza San Pietro
A margine dell’Assemblea, alcuni aderenti sono stati fermati in piazza San Pietro mentre partecipavano alla preghiera per la pace. È stato sequestrato uno striscione di Pax Christi e contestata una maglietta con l’articolo 11 della Costituzione. Un episodio che conferma, semmai ce ne fosse bisogno, quanto l’obiezione di coscienza e la difesa nonviolenta della Costituzione siano ancora oggi atti scomodi.
Pax Christi: un approdo e un movimento in cammino
Pax Christi – ha concluso il coordinatore nazionale – è un approdo per quanti scelgono la nonviolenza come via per costruire “un altro mondo possibile”. Ed è al tempo stesso un movimento in cammino, capace di intrecciare relazioni, promuovere campagne, seminare speranza. Anche nei giorni bui della guerra globale a pezzi.
Allegati
Comunicato Pax Christi 12 aprile 2026
Pax Christi
Fonte: Don Renato Sacco41 Kb - Formato doc
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