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Il loro nome in un elenco di spie redatto dall'intelligence Usa

Dietro il rapimento delle due Simone un elenco falso dei servizi segreti Usa

Se il particolare - confermato dal rappresentante della CRI Scelli - fosse vero si potrebbe avvalorare l'ipotesi di una manovra mirata di "disinformazione" e depistaggio che avrebbe "orientato" dall'esterno il sequestro delle due pacifiste e dei due collaboratori iracheni.
30 settembre 2004 - Alessandro Marescotti

"Alla fine si sono convinti che eravamo davvero noi. Cioé che non eravamo spie". Ha faticato non poco, Simona Torretta, a spiegare ai sequestratori che tipo di lavoro svolgeva in Iraq, che era un'onesta sincera pacifista, amica del popolo iracheno e nemica del governo americano. Secondo Scelli, erano finite nei guai per colpa di una lista di presunte spie che la guerriglia irachena ha rubato all'intelligence americana.

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Ciò che abbiamo sopra riportato è tratto da La Stampa del 30/9/04. Lì in quella lista c'era un'indicazione che portava anche ad Enzo Baldoni, scrive Francesco Grignetti.

Viene spontanea la domanda: perché i servizi segreti americani avevano redatto un elenco di presunte spie che comprendeva anche dei pacifisti?

Nel grande dramma dei rapimenti volevano forse far finire anche qualche "antiamericano" per dare rilievo mediatico ad un presunto scontro di civiltà che ormai non distingueva più fra civili mercenari e civili pacifisti?

Su questa vicenda è stata presentata un'interrogazione parlamentare. Non è infatti del tutto remota l'ipotesi di una manovra mirata di "disinformazione" e depistaggio che avrebbe "orientato" dall'esterno il sequestro delle due pacifiste e dei collaboratori.

Per i retroscena di questa guerra siamo solo alle prime battute.

Note:

ULTIME NOTIZIE ANSA

IRAQ:ITALIANE;SCELLI,SPIE? HO SOLO RIFERITO PAROLE MEDIATORE
ROMA, 30 SET - ''Non so se e' vero che esiste una lista di provenienza americana contenente un elenco di persone considerate spie, tra le quali Simona Pari e Simona Torretta. Ho soltanto riferito quanto mi e' stato ribadito piu' volte dal mediatore durante le otto ore di attesa in una stanza chiusa''. Lo afferma il commissario straordinario della Croce rossa italiana, Maurizio Scelli. E cio' che gli e' stato riferito, precisa Scelli, e' ''che i sequestratori considerassero spie le due volontarie italiane, poiche' i loro nomi apparivano in una lista che sarebbe stata in loro possesso. Proprio perche' non documentata ma solo riferita, il mediatore ha richiesto al dottor Navar, che era con me - conclude il commissario straordinario della Cri - di giurare sul Corano che tale circostanza non rispondesse al vero''.
ANSA 30/09/2004 15:29

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