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Sono state persone chiave per la positiva conclusione del sequestro

Non solo Simona e Simona: grazie in particolare a Mahanaz e Ra'ad

Rischia di passare in secondo piano il ruolo prezioso dei volontari iracheni rapiti e rilasciati con Simona Torretta e Simona Pari. Assieme alle manifestazioni di solidarietà dei cittadini di Baghdad, Mahanaz e Ra'ad hanno impresso la svolta decisiva per la fine del sequestro.
30 settembre 2004 - Alessandro Marescotti

Chi ha collaborato con Simona Pari e Simona Torretta aveva forse il difetto di avere nomi troppo lunghi: Mahanaz Bassan e Ra'ad Ali Abdul Aziz.

Rapiti con le due Simone, hanno avuto probabilmente un ruolo chiave nel far comprendere ai rapitori, da irakeni a iracheni, che stavano cacciandosi in un vicolo cieco e atroce.

Mahanaz è una ragazza di 27 anni irachena ed è volontaria di Intersos.

Ra'ad è un ingegnere iracheno di 35 anni che collabora con "Un ponte per".

Mahanaz ha aperto un dialogo con i sequestratori: "Dopo tre tre giorni hanno capito che ero irachena, che non facevo spionaggio per nessun paese. I carcerieri, allora, mi hanno chiesto scusa", ha raccontato.

Le due Simone risultavano inspiegabilmente nel libro paga dei servizi segreti americani (incredibile ma vero) e altrettanto inspiegabilmente questa informazione era giunta ai loro sequestratori. Come convincere che questa informazione era falsa?

Durante la resistenza italiana sono state sequestrate e uccise dai partigiani varie persone i cui nominativi apparivano nella lista dei collaboratori segreti dei fascisti e dei nazisti: e a volte si è trattato di clamorosi errori, per cui alcuni partigiani hanno sequestrato e ucciso altri partigiani. Una cosa orribile.

Non sappiamo se la lista manipolata finita nelle mani della resistenza irachena sia stata creata ad arte da qualcuno per volere la morte di Simona Toretta, Simona Pari e di chissà chi altro.

Sappiamo però che la brava e coraggiosa Mahanaz ha saputo rischiare la propria vita ("Volete uccidermi? E allora fatelo subito!", da detto ai sequestratori) per parlare ai rapitori: "A loro ho raccontato tutto, ho spiegato i progetti che avevamo in piedi per i bambini, per ricostruire le scuole, per la povera gente dei quartieri di Baghdad".

L'ingegnere Ra'ah aveva la faccia di un italiano e i rapitori hanno faticato a capire: "Credevano che fingessi di essere iracheno". E ha aggiunto: "Erano convinti che 'Un ponte per' fosse un covo di spie".

Chiediamoci cosa sarebbe successo se le dichiarazioni, con cui Simona e Simona spiegavano il loro operato ai sequestratori, non fossero state confermate dalle testimonianze degli altri due rapiti, che erano in luoghi diversi. E se non vi fossero state le manifestazioni di solidarietà delle donne e dei bambini iracheni a Baghdad.

Nella gioia della liberazione delle due Simone non dimentichiamoci perciò di questi iracheni bravi e coraggiosi. Grazie Mahanaz! Grazie Ra'ad!

Note:

Le informazioni e le affermazioni qui riportate sono state tratte dalla Repubblica di oggi (30/9/04).

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