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30 Gennaio 2005: Elezioni in Iraq

Presentato al Forum sociale mondiale di Porto Alegre 26-31 gennaio 2005
26 gennaio 2005 - Donne in Nero

IN QUESTA SITUAZIONE DI GENERALE ILLEGALITÀ, di fatto le forze di occupazione favoriscono le organizzazioni più integraliste e islamiste, privilegiandole come interlocutrici nel processo di costruzione della “NUOVA DEMOCRAZIA”in Iraq, Nel 2003 infatti, con la risoluzione 137 il consiglio del governo iracheno sotto tutela statunitense ha abolito il codice di famiglia iracheno che difendeva le donne dai peggiori soprusi sostituendolo con la SHARIA.
I media occidentali danno invece rilievo alle donne islamiste che sono rappresentate nell’attuale governo di Allawi e che respingono l’idea di uguaglianza e si oppongono al ripristino del codice di famiglia preesistente alla guerra.
Un rapporto dell’UNICEF del 1993 diceva che era raro che nel mondo arabo le donne godessero di tanto potere come in Iraq. La giornalista irachena Haifa Mangana, ex prigioniera del regime di Saddam scrive sul “The Guardian” del 22/12/2004 che all’inizio degli anni ’90 l’Iraq aveva uno dei tassi di alfabetizzazione più elevati del mondo arabo e c’erano più donne professioniste in posizione di potere di qualsiasi altro paese del Medio Oriente. A POCHI GIORNI DAL VOTO in Iraq, un vero e proprio boicottaggio delle truppe d’occupazione nei confronti dei giornalisti e dei mezzi di informazione genera una effettiva carenza di informazioni di prima mano. Non può però essere nascosto che la situazione appare estremamente grave: continuazione dell’occupazione militare, bombardamenti, raffica di attentati suicidi che coinvolgono anche la popolazione civile; continua a crescere il numero dei morti fra le forze occupanti, compresi i soldati italiani. Nella stessa capitale irachena c’è un vero e proprio stato di guerriglia. La popolazione in questo stato di guerra riuscirà recarsi alle urne? Per molte/i che potrebbero farlo (e già si sa che in parecchi territori non sarà possibile), ci sarà la paura di ritorsioni se vi si recheranno. Molti candidate e candidati si presenteranno sotto falso nome per paura di essere perseguite/i.
Se, a differenza di quanto è accaduto in Palestina, non potranno essere presenti gli Osservatori Internazionali per motivi di sicurezza, quale sicurezza è garantita agli elettori e alle elettrici?
ORA ARRIVANO NOTIZIE SEMPRE PIÙ GRAVI SULL’ATTUALE CONDIZIONE DELLE DONNE IN IRAQ.
Organizzazioni irachene femministe e per la difesa dei diritti umani, organizzazioni internazionali come Amnesty e UNFPA, la stampa internazionale e i medie come BBC e “Washington Times” denunciano l’imposizione con la forza del velo alle donne e alle ragazze, l’uso del corpo delle donne come bottino di guerra e un diffuso ed allarmante aumento della violenza contro le donne irachene, in particolare durante il Ramadan si sono moltiplicati gli stupri e gli attacchi alle donne senza velo. Sosteniamo e diffondiamo l’appello contro i fondamentalismi lanciato da Donne che vivono sotto le leggi islamiche: “Facciamo appello al movimento democratico nel suo complesso, e al movimento anti globalizzazione riunito a Porto Alegre e in particolare al movimento delle donne, di dare visibilità e riconoscimento internazionale alle forze progressiste e democratiche e al movimento delle donne al loro interno che si oppongono al progetto fondamentalista teocratico.
LI ESORTIAMO VIVAMENTE AFFINCHÉ SMETTANO DI SOSTENERE I FONDAMENTALISTI COME SE FOSSERO LA LEGITTIMA RISPOSTA AL REGIME DI OPPRESSIONE”

Note:

Le Donne in Nero sono una rete internazionale di donne che ripudiano ogni forma di guerra, terrorismo, fondamentalismo e violazione dei diritti umani e civili; ricercano pratiche non violente per la risoluzione dei conflitti, promuovono la diplomazia dal basso e la partecipazione attiva delle donne ai tavoli delle trattative tra le parti dove la loro presenza ed esperienza è necessaria e preziosa.

A muoverle è la relazione diretta con le donne dei luoghi difficili: palestinesi, israeliane, dei Balcani, afghane, kurde, turche, algerine, con tutte coloro che lavorano per l’affermazione di una politica internazionale delle donne libere da guerre, violenze e povertà per tutte e per tutti.

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