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Sport sotto assedio

L'odissea dei 7 calciatori di Gaza

Bloccati a Roma I membri della squadra Free Palestina non possono tornare a casa nella striscia di Gaza. La frontiera di Rafah, ufficialmente sotto l'egida di una forza multinazionale, rimane chiusa. Nonostante il ritiro, Israele ancora decide tempi e modi di apertura del confine
4 luglio 2006 - Geraldina Colotti
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

La linea cade all'improvviso e il cellulare resta muto. Al centro sociale Corto Circuito, Mohammed, coordinatore del progetto «Sport sotto l'assedio» guarda i suoi compagni e abbassa gli occhi: «sentivo solo il rombo degli F16 e il pianto di mio fratello piccolo», dice. Mohammed è uno dei 7 atleti della squadra di calcio Free Palestine, venuta in Italia per partecipare ad Altrimondiali, un torneo itinerante che ha coinvolto diverse città e si è concluso a Roma. Sullo schermo del computer alcune foto documentano l'emergenza umanitaria dovuta alla mancanza d'acqua, di medicine, di carburante. Ma anche il collegamento internet dura poco. Mohammed allarga le braccia: «Israele eroga l'elettricità solo per qualche ora e a seconda dei quartieri. Perché dobbiamo sopportare tutto questo? Almeno potessimo rientrare subito». Ma rientrare è impossibile, perché le frontiere sono chiuse. Da Rafah non si passa. Se anche arrivassero alla frontiera con l'Egitto, i 7 atleti verrebbero stipati in un accampamento, nell'attesa interminabile che il varco riapra, «ma sui tempi e i modi - dicono i ragazzi del Corto - , nessuno è riuscito a dare vere garanzie. All'ambasciata egiziana, hanno proposto solo un visto di 72 ore. Eppure - proseguono - il punto di confine con l'Egitto dovrebbe essere sotto l'egida di una forza multinazionale, come stabilito dagli accordi di pace. Che fa allora il contingente dei carabinieri, agli ordini del generale Pietro Pistolese, che è parte di quella forza multinazionale?» Già in una conferenza stampa tenutasi in Campidoglio, gli organizzatori di Altrimondiali avevano chiesto al governo di intervenire. Giovanna Melandri, ministra dello sport, aveva assicurato il suo impegno. Il Comune di Roma aveva deciso di ospitare i ragazzi per una settimana. Ma in Palestina, intanto, la morsa soffoca Gaza. La situazione è sempre più drammatica. Per questo, il caso dei 7 ragazzi sarà al centro di un'assemblea - Gaza a Roma -, che si terrà mercoledì 5 luglio, alle 18, sempre al centro sociale Corto Circuito (via Serafini, 57). I movimenti per la «cooperazione dal basso» inviteranno i parlamentari e il governo a «spezzare l'assedio del popolo palestinese» e a una nuova carovana della pace che sorvegli i confini e accompagni i 7 ragazzi nelle loro case. Alcuni parlamentari dei Verdi, Comunisti italiani e Rifondazione hanno già accettato l'invito. Associazioni come l'Arci e Action for Peace interverranno anche per invitare al presidio di solidarietà con la Palestina previsto per il prossimo 7 luglio. «Gaza è una prigione - dichiara l'Europarlamentare Luisa Morgantini - tutti gli ingressi e i check point sono chiusi, tutto marcisce. Ci sono danni per oltre 24 milioni di dollari. La popolazione civile è allo stremo. Come comunità internazionale non possiamo più rimanere osservatori esterni e inerti. Bisogna agire subito, intimare la fine immediata dell'aggressione israeliana. Lo chiediamo con forza al governo».
Una richiesta condivisa anche dal deputato di Rifondazione comunista Ali Rashid. «Secondo gli accordi di pace - dice Rashid - Israele avrebbe dovuto ritirare le truppe dai confini, invece ha inviato ale frontiere oltre 5.000 soldati e agenti segreti. Da lì centellina le razioni di cibo e le medicine. Non ci sono più scorte. Molti malati che erano andati a curarsi in Egitto ora non possono più rientrare, come succederebbe ai 7 ragazzi». Ma la forza multinazionale? «Il contingente sui punti di confine resta a osservare le condizioni imposte da Israele, l'unica sovranità riconosciuta - continua il parlamentare - e se Israele dice che il confine è chiuso, quei militari restano nei loro uffici». Ma il nuovo governo di centrosinistra? «Il ministro D'Alema ha annunciato di volersi recare a Gaza. So che la diplomazia di sta muovendo per la liberazione dei nostri ministri rapiti - afferma ancora Rashid - Siamo una terra dov'è possibile arrestare dei parlamentari eletti dal popolo, una terra senza sovranità». E i 7 ragazzi? «La loro situazione è un esempio di come vive il mio popolo. A Israele basta premere un bottone perché Gaza si trasformi in carcere. Bisognerebbe invitarli alle feste di Rifondazione, dell'Unità per farsi raccontare come si vive sotto assedio, come Israele stia uccidendo ogni speranza di futuro».
Intanto, al Corto Circuito, la coppa del torneo vinto dai ragazzi di Gaza brilla come un inutile scampolo di normalità. Hassan, che si è appena sposato ed ha portato con sé i libri dell'ultimo esame prelaurea, avrebbe voluto mostrarla al figlio. Abdel l'ha dedicata al fratello che non vede da 7 anni, perché detenuto nelle carceri speciali d'Israele. Pensa all'anziana madre che, ogni mese, resta ore in piedi sperando di vedere il figlio in carcere, seppure dietro un vetro divisorio, e spesso viene mandata via senza spiegazioni. «Dobbiamo rientrare presto», ripetono i ragazzi. Ma, nell'attesa, occorre che abbiano un visto per restare a Roma. «Speriamo che il Comune e la Regione rinnovino l'ospitalità - dicono al Corto Circuito. Questi ragazzi hanno bisogno di tutto. Chiediamo solidarietà. Chi vuole contribuire alle spese, può chiamare Davide (348.0523990)». Info: http://www.corto.circuito.info

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