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Dichiarazione delle organizzazioni della società civile palestinese

Rappresentanti di diversi partiti, gruppi politici e organizzazioni della società civile palestinese si sono riuniti a Ramallah su invito della Rete delle Organizzazioni Non-governative Palestinesi e hanno redatto questo documento di condanna ad Israele per i crimini di guerra commessi in Libano e nei Territori Occupati.
2 agosto 2006 - Pngo Network


Rappresentanti di diversi partiti, gruppi politici e organizzazioni della società civile palestinese si sono riuniti a Ramallah su invito della Rete delle Organizzazioni Non-governative Palestinesi (PNGO). Nella riunione si è discusso della situazione attuale alla luce della clamorosa aggressione israeliana nella Striscia di Gaza, le atrocità che continuano ad essere commesse dalle truppe israeliane contro la popolazione palestinese e libanese, e della grave escalation nella regione in generale a seguito dell’aggressione israeliana al Libano.

I partecipanti hanno sottolineato che gli obiettivi delle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza e in Libano sono evidentemente molto più vaste di una semplice reazione alla cattura dei soldati israeliani durante le operazioni militari della resistenza palestinese e libanese.

Sul fronte palestinese, l’operazione militare israeliana si colloca nel contesto di una politica complessiva integrata, atta a distruggere le infrastrutture della società palestinese. E’ un altro tentativo di indebolire l’entità palestinese e sabotarne ogni speranza di sviluppo.
L’invasione israeliana è avvenuta precisamente nel momento della riconciliazione politica palestinese, come si evince dalla sottoscrizione del Documento di Riconciliazione Nazionale, che ha tradotto in termini concreti il consenso unanime dei palestinesi. Le attuali atrocità commesse dai militari israeliani durante questa invasione dimostrano ancora una volta fin dove può arrivare il disprezzo degli israeliani per la vita umana dei palestinesi. Più di 90 persone sono state uccise e centinaia (per la maggior parte donne e bambini) sono state ferite. Inoltre c’è stata la distruzione completa delle infrastrutture palestinesi essenziali, compresa la centrale elettrica principale, ciò che ha portato Gaza sull’orlo del disastro umanitario in termini di carenza di generi alimentari di prima necessità e forniture mediche.

Sul fronte libanese, la barbara aggressione israeliana mostra lo scenario completo, dal momento che gli obiettivi di quella aggressione sono insite nelle condizioni e nei dettami che il governo israeliano vuole imporre nella regione affinchè soccomba all’egemonia israelo-americana. Tutti i tentativi internazionali di assicurare un immediato cessate il fuoco in Libano sono falliti a causa della risoluta opposizione degli Stati Uniti, che solo pochi giorni fa hanno posto il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che mirava alla sospensione degli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza. Nel contempo, la posizione intransigente del governo israeliano che ha rifiutato ogni negoziazione circa la sorte dei suoi soldati catturati, ha peggiorato la situazione, malgrado molti partiti si siano prodigati per trovare una soluzione negoziabile.

Alla luce di questi sviluppi, la questione sollevata è se l’impianto politico che è stato approvato ad Oslo e in una fase successiva dal quartetto attraverso la Road map è ancora valido dal momento che il processo di pace è stato reso obsoleto dai crimini di guerra commessi da Israele, attraverso azioni di uccisioni indiscriminate, distruzione massiccia di infrastrutture, e infliggendo il disastro umanitario alla popolazione civile in genere. Ciò è particolarmente vero considerando l’indebolita Autorità Palestinese che non ha alcun significativo controllo sul territorio dal momento in cui il governo israeliano ha illegalmente arrestato un grande numero di rappresentanti del Consiglio Legislativo Palestinese e del Governo Palestinese, democraticamente eletti.

In questo contesto, l’applicazine della Quarta Convenzione di Ginevra nei Territori Occupati della West Bank, inclusa Gerusalemme Est e Striscia di Gaza, implica l’esigenza di provvedere ad un’immediata protezione internazionale della popolazione palestinese.

La decisione del G8 relativa all’aggressione israeliana in Libano e Palestina prova ancora una volta la chiara parzialità di questi paesi a favore di Israele e la loro accettazione incondizionata della versione israeliana. Questo dimostra ancora la necessità di un quadro politico che sia fondato sulla legalità internazionale, sulle risoluzioni dell’ONU ed entro il quadro della Carta delle Nazioni Unite.

Una soluzione giusta per il conflitto arabo-israeliano deve garantire gli interessi di tutte le popolazioni della regione e dev’ essere basata sulla legalità internazionale, attraverso la quale il conflitto può essere risolto e stabilizzato. Da questo punto di vista, è necessario attuare un immediato cessate il fuoco e la fine dell’aggressione al Libano e alla Palestina. Per porre fine all’attuale crisi, bisogna offrire agli sforzi diplomatici l’opportunità di trovare le vie per individuare le cause reali del problema.
I partecipanti all’incontro hanno sottolineato la necessità per le forze politiche palestinesi e le organizzazioni della società civile palestinese di formulare un programma comune che dovrebbe prevedere i seguenti principi:

1. Assicurare l’attuazione delle clausole fissate nel Documento di Conciliazione Nazionale sulla necessità di rivitalizzare l’OLP affinché possa sviluppare e guidare la realizzazione di una strategia di resistenza comune e condivisa contro l’occupazione israeliana.

2. Far fronte all’aggressione israeliana e rafforzare lo spirito di resistenza e di fermezza fra la popolazione palestinese, opponendosi all’occupazione israeliana e rifiutandone tutti i dettami unilaterali.

3. Richiedere a tutti i nostri partners delle organizzazioni arabe della società civile che aumentino la loro concreta solidarietà con la popolazione palestinese e libanese facendo pressione sui rispettivi governi al fine di interrompere le relazioni con lo stato di Israele a tutti i livelli.

4. Mobilitare campagne di solidarietà a livello internazionale e richiedere un boicottaggio totale, il disinvestimento e l’imposizione di sanzioni contro Israele finchè non si adegui completamente ai suoi obblighi, nel rispetto della legislazione internazionale, ponendo fine alla sua occupazione, oppressione e discriminazione razziale.

5. Adottare le misure necessarie a livello palestinese per sospendere ogni normalizzazione con Israele , in particolare qualsiasi progetto fra palestinesi ed organizzazioni israeliane, a meno che non siano basati su posizioni politiche comuni di rifiuto dell’occupazione e di riconoscimento della legalità internazionale, incluse le risoluzioni internazionali concernenti i diritti inalienabili della popolazione palestinese.

6. Coordinare gli sforzi delle organizzazioni palestinesi che si focalizzano sulle violazioni israeliane del diritto internazionale, con l’obiettivo di richiamarle ad un boicottaggio contro Israele.

7. Convocare le Maggiori Parti Contraenti della Quarta Convenzione di Ginevra al fine di tenere un incontro urgente per discutere sui mezzi concreti di applicazione della Convenzione nei territori occupati palestinesi.

8. Dichiarare il prossimo venerdì 21 luglio 2006 giorno di solidarietà con palestinesi e libanesi ed affrontare l’aggressione israeliana chiedendo a tutta la società civile dei paesi arabi di organizzare in quella giornata imponenti manifestazioni.

9. Esigere che il Consiglio Legislativo Palestinese rediga una legge speciale sul boicottaggio d’Israele e prenda contatto con parlamenti internazionali affinché impongano sanzioni a Israele, a causa delle sue flagranti e persistenti violazioni della legge internazionale e dei diritti umani.

Note:

PNGO - Palestinian NGO Network
http://www.pngo.net

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