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Lettera aperta al ministro degli esteri

11 luglio 2007 - Rossana Rossanda
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Caro D'Alema,
dato che la politica passa per lettere più o meno aperte, permettimi di indirizzarti questa - anche se non sono nessuno rispetto ai ministri degli esteri che assieme a te si sono felicitati con Tony Blair per l'incarico di mediatore fra palestinesi e istraeliani. Non so se, essendo stato il falco più falco d'Europa nella guerra all'Iraq, egli sia il più adatto a metter fine all'origine di tutti i fuochi del disastro mediorientale. Ma difficilmente potrà far peggio di quel che l'Europa ha fatto finora e voi riconoscete nel fallimento della road map. E chissà che il compito non risvegli in quell'uomo spregiudicato una voglia di riscatto.
Ma gli avete dato i consigli migliori? Il primo di essi - negoziare senza condizioni preliminari - è saggio, ma, date per ammesse tutte le tappe e fasi e prudenze possibili, si può non evocare almeno come orizzonte, il rientro di Israele nelle frontiere del 1967, come invano deciso dall'Onu, senza privare di concretezza la già abbastanza vaga «soluzione politica per i popoli della regione»?
Quanto al secondo, se io capisco - e non tutti capiscono - che gli israeliani si sentono minacciati nella loro sicurezza, non va ricordato che i palestinesi sono negati da quaranta anni nella loro stessa esistenza, e se tanti loro giovani si sono spinti ad atti di terrorismo è perché non hanno vissuto un solo giorno se non in stato di crudele occupazione straniera?
Ad ambedue le parti va restituita la fiducia, tutte e due vanno rassicurate. Una forza delle Nazioni unite potrebbe essere accettata nei territori soltanto se in pari tempo liberati dalle colonie. Sharon è ben stato capace di rimuoverle da Gaza per sfidare l'Anp a farsi carico in condizioni impossibili di quella striscia disastrata.

Quanto al terzo invito pare provocatorio e contraddice il quarto: Hamas ha fatto un colpo di stato, ma giocare Abu Mazen contro Haniyeh significa rafforzare Hamas. Che è stato votato a grande maggioranza in libere elezioni in tutta la Palestina e ha vinto perché è socialmente radicato ed è onesto, cosa che di Fatah non si può dire. Questa è del resto la radice del diffondersi dell'islamismo in tutto il Medio Oriente. La lista degli errori reciproci sarebbe lunga, non ci manca che perseverare in essi. Per ultimo, non pensi anche tu che nulla permette a dieci ministri europei di privare quella parte dei palestinesi che ha scelto Hamas dei soldi che le sono dovuti e Israele ha sequestrato? Non è credibile un mediatore che non cerchi di mettersi al di sopra delle parti.
Infine, non dimentichiamo che si fa sempre più strada, fra i palestinesi e importanti minoranze israeliane, la soluzione di uno stato laico e binazionale. Resta a mio avviso, la scelta più razionale e lungimirante per ambedue i popoli. Ma oggi essa non è praticabile, non ultima conseguenza dello sbaglio di Nasser e della guerra dei sei giorni che Levi Eskol aveva cercato di evitare. Né l'una né l'altra delle due nazioni sa più staccarsi dal suo fondamentalismo identitario. Ci vorranno due o tre generazioni che abbiano vissuto in pace perché gli ebrei possano ricordare con qualche distanza che li abbiamo deportati e sterminati soltanto perché ebrei, e i palestinesi che la sola terra che gli ebrei abbiano sentito sicura da quasi due millenni è quella che a loro, palestinesi, è stata tolta.
Ben venga dunque qualsiasi forma di mediazione in grado di fare smettere che scorra il sangue, che dia un respiro alle vite e lucidità alle menti.
Ti auguro buon lavoro.
Rossana Rossanda

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