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Una marcia contro la pace?

Giacomo Alessandroni15 gennaio 2009 - Giacomo Alessandroni


Presentiamo qui di seguito, come del resto abbiamo già fatto nei giorni scorsi, testi che propongono punti di vista anche assai differenti - e talora in conflitto tra loro -, ma tutti interessanti e degni di meditazione. Si può non essere d'accordo con alcune delle tesi qui di seguito documentate e delle percezioni che testimoniano, e si può anche ritenere che alcune opinioni siano fin inaccettabili; ma occorre conoscerle e riconoscerle.

L'opinione dell'associazione PeaceLink è semplice e nota: opposizione integrale alla guerra; opposizione integrale ad ogni uccisione; riconoscimento di tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani; proposta nitida e intransigente della nonviolenza come politica concreta adeguata ai compiti presenti dell'umanità.


Non sempre chi combatte lo fa per scelta

Gli organizzatori della marcia per la pace di Assisi sono talmente timorosi di scontentare qualcuno da ignorare i nomi di Israele, Hamas, Palestina. Il luogo geografico citato è "MedioOriente" e naturalmente "Gaza". Si chiede che venga fermato il massacro senza dire chi e come deve fermarlo. Non si indicano le gravissime responsabilità dell'aggressore Stato di Israele, l'uso di centinaia di aerei ultramoderni per bombardare e mitragliare la popolazione dopo averla terrorizzata con avvisi feroci, l'uso di armi proibite come il fosforo bianco, l'uranio impoverito ed ora il DIMA che carbonizza all'istante gli sparati.

Non parla dei crimini di guerra di Israele che ha impedito l'arrivo di soccorsi alla popolazione civile, che tuttora impedisce corridoi umanitari per l'allontanamento dalla zona di guerra (con la complicità dell'Egitto che ha schierato migliaia di soldati pronti a sparare sui fuggiaschi). Non parla dei crimini di chi ha tagliato da mesi acqua, luce e sta facendo morire di fame e di sete una popolazione. Sembrerebbe quasi che ad Assisi Hamas ed Israele abbiano le stesse responsabilità e che i mille morti e cinquemila feriti si debbano ad entrambi dal momento che è vero che è stato Israele ad uccidere e ferire ma se Hamas non avesse lanciato i suoi razzi...

E' la vecchia storia di Via Rasella: i partigiani sarebbero responsabili delle Fosse Ardeatine perché avevamo provocato la morte di alcuni soldati. Hamas ha diritto di combattere per l'indipendenza della Palestina. In ogni caso gli analisti escludono che l'invasione di Gaza sia stata provocata dai razzi palestinesi di Hamas.

La manifestazione di Assisi non chiede libertà ed autonomia per la Palestina, non chiede la liberazione delle migliaia di prigionieri politici detenuti da Israele, non chiede il deferimento di Israele ad un Tribunale Criminale Internazionale per l'uccisione di centinaia di bambini (una percentuale talmente alta sul totale dei morti da insospettire a far pensare alla esistenza di un "programma demografico"), non chiede il ritiro delle truppe israeliane dal territorio di Gaza, non chiede la libertà di movimento della popolazione, non chiede la fine dell'embargo.

Si limita a chiedere la fine di una guerra che non c'è, dal momento che c'è soltanto una aggressione di una superpotenza nucleare contro un popolo inerme senza specificare niente sul destino della popolazione alla quale è stato tolto tutto a cominciare dal luogo dove abitava che non c'è più ed è ricolmo di rovine.

Per questo c'è molta malafede in tante adesioni, molto cerchiobottismo, molta voglia di stare dalla parte dei più forti.

Bisogna disertare questa indecente pagliacciata che vuole azzerare le responsabilità di Israele facendole risalire alle "provocazioni" di Hamas. Hamas che ha vinto le elezioni e che ha gran parte dei suoi deputati rapiti dagli israeliani in prigione, senza alcuna reazione dell'Occidente che si fonda (dice) su valori di democrazia, libertà, civiltà.

Pietro Ancona
Associazione umanitaria
Palermo

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