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Armi proibite a Gaza

16 gennaio 2009 - Massimo Zucchetti (Politecnico di Torino e Comitato Scienziate e Scienziati contro la Guerra)
Fonte: Manifesto - 16 gennaio 2009

BIO

Massimo Zucchetti è nato nel 1961, risiede a Torino. E' un ingegnere nucleare. Attualmente è professore ordinario al Politecnico di Torino, dove insegna “Protezione dalle Radiazioni”. Si occupa di fusione termonucleare, smantellamento di impianti nucleari, scorie radioattive, uranio impoverito. E’ membro e coordinatore del “Comitato Scienziate e Scienziati contro la guerra”, il suo principale impegno è per la lotta contro la guerra e gli armamenti, sia nucleari che convenzionali. E’ autore di diversi libri, tra l’altro “Uranio impoverito” edito nel 2006 da CLUT e “L’atomo militare e le sue vittime” edito nel 2008 da UTET.

Davanti al massacro di una disgraziata popolazione civile di un milione e mezzo di abitanti rinchiusa in un lager a cielo aperto, quando il numero di vittime ha raggiunto (14 gennaio ore 16:00, ormai bisogna datare queste affermazioni) la cifra di 980 palestinesi, di cui 284 bambini, 100 donne e 4080 feriti, può risultare forse irrilevante disquisire su quali armi siano state usate da Israele per compiere una simile strage.

Comunque, a parte l’utilizzo di bombe all’uranio impoverito sul quale non ci sono fonti attendibili, è invece assodato l’utilizzo da parte dell’esercito israeliano di bombe DIME (Dense Inert Metal Esplosive). Si tratta di un tipo innovativo di bomba, con una testata di fibra di carbonio e resina epossidica integrata con acciaio, e che fa uso di tungsteno. Queste armi hanno un enorme potere esplosivo, ma che si dissipa molto rapidamente: il raggio interessato non è molto lungo, forse dieci metri; le persone travolte da questa esplosione, dall'onda d'urto, vengono letteralmente tagliate a pezzi.
E’ stata concepita proprio per uno scenario di guerriglia urbana perché consentirebbe – nella delirante logica militarista - di colpire obiettivi mirati. Quest'arma non è una novità: è stata già usata in Libano e a Gaza nel 2006. Le ferite che si vedono oggi all'ospedale Shifa di Gaza rendono assodato che sia stato fatto largo uso di armi DIME da parte degli israeliani in questa guerra. Di DIME avevano già parlato ad esempio Masella e Torrealta di RaiNews24 nel 2006. Invito i lettori, con i quali mi scuso per la crudezza delle immagini, ad occhieggiare alcune delle foto disponibili su internet per capire quali effetti producano queste bombe DIME. Ad esempio la mia vecchia presentazione.
Vi è anche la questione, che in questo momento pare secondaria visto quanto succede, ma che va comunque citata, che a lungo termine queste armi avranno sui sopravvissuti un effetto cancerogeno. Inglobare schegge o respirare micropolveri di tungsteno, metallo pesante, non potrà che provocare nella popolazione che vive nei dintorni un aumento della frequenza di insorgenze tumorali. Su questo sono state fatte ancora relativamente poche ricerche, ma ce ne sono alcune, condotte anche negli Stati Uniti, che mostrano che queste armi hanno una tendenza molto alta a provocare il cancro. Così chi non resta ucciso sul colpo rischia di ammalarsi di tumore. Ma a chi importa, in questo drammatico momento?

Per quanto riguarda la questione del bombe al fosforo bianco, si sta ripetendo lo stesso balletto che si ebbe quando queste armi incendiarie, di distruzione di massa, proibite, vennero usate a Falluja in Iraq dagli USA. Si giustificò il loro utilizzo asserendo fossero solo “bombe illuminanti” e non incendiarie: infatti le prime sono permesse, le seconde sono proibite. Le testimonianze di medici di ospedali palestinesi sulla crescente presenza di ustionati gravissimi da fosforo bianco si moltiplicano, le foto di “strisce” delle bombe al fosforo nei cieli di Gaza non mancano. Anche l'organizzazione umanitaria “Human Rights Watch” ha accusato le forze israeliane di avere fatto uso di munizioni al fosforo bianco, accertato dai ricercatori di HRW nel corso dei bombardamenti del 9 e 10 gennaio scorso sul campo profughi di Jabaliya.
“Sono bombe illuminanti, ma un po’ di fosforo nelle munizioni c'è”: questa è la prima ammissione, arrivata lunedì da una fonte israeliana citata dalla Radio svizzera italiana, sull’uso di bombe al fosforo bianco, le micidiali "Willy Peter" come vengono chiamate nel gergo militare dalle iniziali di "whitephosphorus". Citiamo Sting? “It’s a lie we don’t believe anymore”. Oppure diciamo per prudenza che accertamenti più definitivi si potranno fare una volta che a Gaza - quello che ne rimarrà - si potrà entrare senza essere bombardati, possibilmente. Comunque, per quello che può valere il diritto internazionale dopo quanto sta succedendo, queste sono armi sperimentali di tipo chimico, vietate dalle Nazioni Unite. Di nuovo, a chi importa, in questo momento?

Direi che più importante sia però affermare con forza disperata che tutto quanto sta succedendo a Gaza è contro il diritto internazionale, è contro l'umanità, è contro tutto ciò che significa essere persone dotate di senso morale. Ma porrei ancora, da scienziato responsabile, su un piano separato i soldati israeliani, che fanno in fondo un loro mestiere, sebbene orribile, da quanti queste armi hanno studiato e messo a punto: la ricerca sulle DIME ad esempio è stata condotta dal US Air Force Research Laboratory in collaborazione con il Lawrence Livermore National Laboratory (LLNL) americano.
Nel 2007, sono stati spesi oltre 40 milioni di dollari per lo sviluppo di queste bombe dal governo USA. Invito a vedere anche il sito militare.

In ultimo: lo scrivente aveva organizzato un workshop internazionale sull’inquinamento all’Università di Gaza, cui dovevano partecipare scienziati di diversi paesi, inclusi forse anche alcuni colleghi Israeliani. Ma l’Università di Gaza è chiusa, e non per ferie: chissà se ne esisterà più una in futuro?

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