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Un precedente: nel 1968 gli fu vietato di entrare in Cecoslovacchia

Israele nega il permesso al professor Noam Chomsky di entrare in Palestina

"Una grossolana illegalità". Non ha potuto incontrare studenti e professori del Dipartimento di Filosofica dell’Università palestinese di Birzeit. Sono state le autorità militari israeliane ad impedirglielo. Siamo in presenza di una violazione sistematica della libertà del popolo palestinese in generale e, in particolare, dei ricercatori
19 maggio 2010 - Emilio Gianicolo (ricercatore del CNR)

Noam Chomsky, ottantaduenne professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, non ha potuto incontrare studenti e professori del Dipartimento di Filosofica dell’Università palestinese di Birzeit. Sono state le autorità militari israeliane ad impedirglielo. Il respingimento si è verificato il 16 maggio 2010 presso il ponte di Alleny, ponte che attraversa il fiume Giordano e collega la Giordania con la città palestinese di Jerico.

Noam Chomsky
Il respingimento del professor Chomsky, secondo la stesa stampa israeliana rappresenta "una grossolana illegalità", in violazione di una sentenza della Corte suprema di Gerusalemme secondo cui limitazioni alla libertà di espressione possono essere giustificate solo in caso di "pericolo chiaro e imminente alla sicurezza pubblica". 

Il professor Chomsky avrebbe dovuto tenere un seminario su argomenti che spaziano dal ruolo degli Stati Uniti nel mondo ai rapporti tra la potenza americana e la Palestina. Purtroppo l’ottusità di funzionari in divisa ha privato di questo “privilegio” la comunità scientifica di Birzeit .

Da Amman, il professor Chomsky parlando agli organizzatori del seminario e ai giornalisti accorsi ad ascoltarlo ha paragonato le autorità israeliane al “regime stalinista” che nel 1968 gli vietò di entrare in Cecoslovacchia. 

I rappresentanti dell’Università di Birzeit hanno reagito a questa ulteriore forma di privazione, quella del confronto delle idee in sede accademica, dichiarando che l’Università rimarrà sempre “un centro di illuminismo e uno spazio per la libertà, a dispetto dell’assurdità dell’occupazione israeliana. Essi hanno inoltre rivolto un appello alla comunità scientifica internazionale e alle organizzazioni per i diritti umani affinché si adoperino per contribuire “alla fine di queste assurde pratiche discriminatorie di Israele, con particolare riferimento all’educazione, diritto umano di base”.

Ho visitato in due occasioni l’Università di Birzeit. È stato per un progetto di cooperazione scientifica, tuttora in corso, tra l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR e il dipartimento di Salute Pubblica e di Comunità dell’Università palestinese. Ho constatato con i miei occhi le limitazione e la violazione sistematica della libertà del popolo palestinese in generale e, in particolare, dei ricercatori.
Subire regolarmente controlli nella propria terra; subire la limitazione degli spostamenti nella propria terra; subire quotidianamente il peso dell’occupazione militare israeliana solo elementi che, pur non impedendo ai colleghi palestinesi di raggiungere ottimi risultati didattici, accademici e di relazioni internazionali, rappresentano una grave negazione della dignità della persona. Per questo ho deciso di raccogliere l’appello dei colleghi di Birzeit. 

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Note:

Emilio Gianicolo
Ricercatore
Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche
Campus Ecotekne, via per Monteroni 73100 Lecce
Tel. 0832-422317
skype: emilio_jodowrosky

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