Palestina

In Israele si vuole far giurare fedeltà ai non-ebrei sull'ebraicità dello stato

"Fedeltà allo stato ebraico?" No arabo alla legge Lieberman

Avigdor Lieberman vuole vincolare il riconoscimento della cittadinanza per i non ebrei a un «giuramento» di fedeltà non allo Stato di Israele bensì allo «Stato ebraico e democratico»
11 ottobre 2010
Michele Giorgio
Fonte: Il Manifesto - 10 ottobre 2010

«Gli emendamenti alla legge sulla cittadinanza sono illegittimi e contro la democrazia, perché obbligano le persone a dichiararsi fedeli a un'ideologia». Oded Feller, avvocato del Centro israeliano per i diritti civili (Acri), condanna il via libera che il primo ministro Netanyahu ha dato due giorni fa all'emendamento del ministro degli esteri Avigdor Lieberman che vincola il riconoscimento della cittadinanza per i non ebrei a un «giuramento» di fedeltà non allo Stato di Israele bensì allo «Stato ebraico e democratico». «Siamo di fronte a una pesante violazione della libertà d'espressione - aggiunge Feller -: uno Stato che impone ideologie e controlla le opinioni dei suoi cittadini non è una democrazia».
«Giuro di rispettare le leggi e i principi dello Stato di Israele in quanto Stato ebraico e democratico». È la formula che dovranno sottoscrivere i non-ebrei che richiederanno la cittadinanza o la residenza in Israele. È già pronto un decreto legge che andrà al primo voto domani. A luglio Netanyahu, davanti alle polemiche provocate dalle proposte di Lieberman - fautore accanito del «trasferimento» della popolazione araba israeliana al futuro Stato di Palestina - propose una formula leggermente diversa di giuramento di fedeltà a Israele «quale Stato del popolo ebraico che garantisce piena uguaglianza a tutti i suoi cittadini». Ma gli emendamenti approvati mercoledì riportano la versione originaria.

«È pazzesco, sarebbe come chiedere ai nuovi americani di giurare fedeltà agli Stati Uniti in quanto Stato degli anglosassoni bianchi e protestanti» ha commentato qualche settimana fa il pacifista Uri Avneri. Lieberman ha vinto su di un tema al centro della sua campagna elettorale. Ora il ministro degli esteri, in cambio dell'ok alla sua norma, appoggerà una estensione della limitata moratoria sulle nuove costruzioni nelle colonie israeliane scaduta il 26 settembre.
Gli emendamenti alla legge sono studiati per gli stranieri che sposano un cittadino israeliano e poi richiedono la cittadinanza o la residenza in base alla riunificazione familiare. In particolare però mira a impedire che, dopo il matrimonio, i palestinesi possano richiedere la cittadinanza. Dichiararsi fedele a Israele come «Stato del popolo ebraico», quindi ai principi del sionismo, è inaccettabile per la quasi totalità dei palestinesi. A questo punto è scontato che un simile giuramento verrà chiesto anche agli arabi israeliani eletti alla Knesset. I rappresentanti della minoranza araba israeliana si preparano a scrivere al Quartetto per il Medio Oriente (Usa, Onu, Russia e Ue) per chiedere la condanna aperta della nuova legge. «Questi emendamenti sono di stampo fascista» ha protestato la parlamentare araba Hanin Zoabi (Balad).
Il riconoscimento ufficiale da parte dell'Anp dello «Stato del popolo ebraico», peraltro è una delle richieste centrali presentate da Netanyahu ad Abu Mazen ma le trattative potrebbero interrompersi già nei prossimi giorni. Oggi la Lega Araba riunita in Libia si esprimerà sull'estensione della moratoria sulle colonie israeliane nella Cisgiordania palestinese. Gli Stati Uniti premono sui regimi arabi alleati affinché obblighino Abu Mazen a proseguire il negoziato mentre gli insediamenti colonici vengono allargati. E le pressioni hanno ottenuto risultati immediati. «I capi di stato arabi non diranno al presidente Abu Mazen cosa fare nell'ambito delle trattative con Israele», ha annunciato il segretario generale della Lega Araba, Amr Musa. Lasciato solo Abu Mazen fa sapere che darà le dimissioni se continueranno le costruzioni nelle colonie. Ma ormai nessuno gli crede più.

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