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GAZA: intervista con Raji Sourani - "Siamo un bersaglio facile: non abbiamo alcun valore"

Raji Sourani è un avvocato per i diritti umani e fondatore del Palestinian Centre for Human Rights
22 luglio 2014 - Laura Tussi

GAZA: Cronache da sotto le bombe, per la Pace in Palestina e in MediOriente

Intervista con Raji Sourani a Gaza –
Raji Sourani è un avvocato per i diritti umani e fondatore del Palestinian Centre for Human Rights, che si occupa di documentare e indagare sulle violazioni dei diritti umani nei Territori occupati. Incarcerato sei volte per il suo lavoro, Sourani è rimasto a Gaza e continua a lavorare nonostante l’assedio. Racconta a Roma Rajpal Weiss che gli abitanti di Gaza hanno completamente perso la speranza.
Traduzione in italiano a cura di AssoPacePalestina – www.assopacepalestina.org <http://www.assopacepalestina.org>
Gaza 17.7.2014

"Siamo un bersaglio facile: non abbiamo alcun valore"
Com’è la situazione a Gaza al momento?
Raji Sourani: Non dormiamo, né di notte né di giorno. I bombardamenti sono quasi ininterrotti, dappertutto. Non ci sono rifugi; non c’è un posto sicuro a Gaza, solo bombardamenti ovunque. Proprio adesso, siamo nel mezzo di una guerra: qualsiasi cosa può colpire le persone o gli edifici. Gli aeroplani e i droni non abbandonano mai il cielo.
Intere famiglie sono state cancellate e il problema è che la maggior parte delle persone uccise sono civili. I risultati delle nostre indagini sul campo mostrano che più del 77% dei feriti sono civili. I civili sono nell’occhio del ciclone. Stiamo parlando di una delle forze aeree più avanzate dal punto di vista tecnologico al mondo. E stiamo parlando di F16 e droni e di un esercito con una catena di comando. Non si tratta di razzi casuali ma di bombe lanciate per uccidere, non per gioco.
Qual è il sentimento diffuso a Gaza?
Sourani: La popolazione di Gaza è furiosa. Nel 2008-2009, le bombe al fosforo lanciate su Gaza hanno distrutto la città e lasciato una lunga scia di orrori. Poi nel 2012 abbiamo avuto un’altra guerra, e quella attuale è la terza guerra consecutiva nell’arco di cinque anni. È troppo per qualsiasi popolazione. Le persone sono davvero stanche, esauste e nessuno vuole essere una vittima passiva. Sentono di non aver più niente da perdere.
Chi vive in questa situazione vede il mondo che rimane ad osservare e si sente semplicemente una parte dei notiziari. La sensazione più diffusa è avvertire che la tua anima e quella delle persone che ami hanno così poco valore, così come la tua sofferenza e il tuo sangue, perché c’è solo un’anima e un sangue che sono sacri, quelli degli ebrei israeliani. Questo ti fa impazzire. Secondo i notiziari otto israeliani sono rimasti feriti. Questo è il totale delle vittime dal lato israeliano mentre qui è l’inferno.
Da quando si è cominciato a parlare del cessate il fuoco è opinione diffusa tra la popolazione  che sia meglio morire piuttosto che tornare alla situazione precedente all’inizio del conflitto. Non vogliamo tornare indietro. Senza dignità né orgoglio, siamo semplicemente bersagli facili senza alcun valore. O questa situazione migliora davvero oppure è meglio morire. Sto parlando di intellettuali, accademici, gente comune: lo pensano tutti.
In che modo l’ultimo incidente, l’assassinio dei ragazzi israeliani, ha scatenato il conflitto?
Sourani: Non penso che l’assassinio dei tre ragazzi israeliani possa giustificare l’assassinio di 11 persone in Cisgiordania da parte di Israele. Si è trattato di un incidente individuale: nessun gruppo palestinese, gruppo politico o Hamas ha rivendicato l’assassinio dei ragazzi. Eppure l’esercito israeliano ha ucciso persone in Cisgiordania, tra cui quattro adolescenti. A Gaza e in Cisgiordania sono state arrestate almeno 1.300 persone, tra cui 28 parlamentari palestinesi. Inoltre il controllo sulle istituzioni e sulle università è stato inasprito. Una volta finito in Cisgiordania, sono arrivati a Gaza, dove 192 persone sono state uccise, di cui il 70% donne e bambini, e centinaia sono rimaste invalide perché hanno perso le mani, i piedi o sono rimasti ciechi.
Israele ha lanciato 1.800 raid aerei in una delle aree più densamente popolate di Gaza. È incredibile il numero di morti e feriti. In tutta Gaza non è rimasto un posto sicuro. È una vergogna che Israele e la comunità internazionale consentano tutto questo. Si tratta di veri e propri crimini di guerra.
Gli abitanti di Gaza hanno completamente perso la speranza?
Sourani: Sono traumatizzati. Sono sotto pressione, con le spalle al muro. Stiamo parlando di persone istruite, che guardano la TV e conoscono il mondo. Hanno lanciato volantini e costretto 20.000 persone ad abbandonare le proprie case. Le persone fuggono con solo i vestiti addosso e tutto quello che possono trasportare a mano, trovano riparo nelle scuole e sono diventati rifugiati nella loro stessa terra. I volantini vengono lanciati a mezzanotte, intimando alle persone di allontanarsi immediatamente. È un problema per chi sceglie di fuggire, perché abbandona tutto: case, terre, allevamenti. Allo stesso tempo, quelli che scelgono di rimanere sono in grave pericolo.
Pensa sia possibile una via d’uscita da questo conflitto in futuro?
Sourani: Sì, è molto semplice: porre fine all’occupazione. È tutto ciò che serve. Parlano di un’occupazione giusta, equa o corretta. Come si può parlare di giustizia se c’è un’occupazione? Perché hanno firmato gli accordi e dopo vent’anni ci sono ancora guerre, omicidi, distruzione, povertà. Non siamo normali, non abbiamo dignità. Ci stanno uccidendo, minacciando, opprimendo. Non possiamo spostarci all’interno di Gaza per vedere i nostri amici e parenti. È una situazione molto pericolosa. Tutta Gaza è sotto coprifuoco, tutto è immobile.
Cosa è necessario fare nell’immediato?
Sourani: I civili sono nell’occhio del ciclone: sono bersagli. Per prima cosa sarebbe necessario proteggerli, ad esempio chiedendo alla comunità internazionale di far rispettare l’articolo 1 della Convenzione di Ginevra, in base al quale è necessario garantire il rispetto dei civili. Dovremmo essere i ‘civili protetti’ di questa occupazione e invece non c’è alcuna protezione. E quindi, essenzialmente, il governo svizzero dovrebbe invitare le parti contraenti a organizzare una conferenza con lo scopo di proteggere il popolo palestinese. Ne abbiamo disperatamente bisogno.
In secondo luogo, la situazione di Gaza era già disastrosa prima di questa guerra. Da otto anni subiamo un assedio criminale, disumano e illegale, una forma di punizione collettiva per due milioni di persone. Non è consentito il movimento di beni o persone. Questa situazione ha completamente soffocato Gaza, l’ha trasformata in un posto infelice e in un’enorme prigione. La disoccupazione è al 65%, il 90% dei nostri abitanti è sotto la soglia di povertà mentre l’85% riceve aiuti umanitari. Ci manca tutto: dall’acqua al trattamento degli scarichi fognari, che vengono gettati in strada.
È il declino della Striscia di Gaza, e non perché siamo pigri, pazzi o cattivi. Abbiamo una delle più alte percentuali di laureati al mondo, manodopera tra le più qualificate del Medio Oriente, una buona comunità di imprese e abbastanza denaro. Non vogliamo altro che la libertà di movimento, la fine dell’assedio e la libertà di circolazione di beni e persone, da e per Gaza. Lo Human Rights Council dovrebbe inviare una missione investigativa nei Territori occupati, a Gaza, per indagare sui crimini di guerra commessi da Israele. Abbiamo bisogno di un comitato che sia in grado di perseguire i sospetti criminali di guerra. In questa parte di mondo abbiamo bisogno di uno stato di diritto.
E tutto quello che vogliamo è la fine di questa occupazione criminale e aggressiva, ma nessuno ne parla. Non voglio l’autodeterminazione, non voglio l’indipendenza, non voglio uno stato palestinese. Voglio essere normale. Non voglio questa occupazione. Vogliamo uno stato di diritto: è chiedere troppo? Ho 60 anni e non ricordo un singolo giorno vissuto normalmente da me, dalla mia famiglia o dalle persone che conosciamo. Ho festeggiato il ventesimo compleanno dei miei figli gemelli il 12 luglio, sotto un bombardamento infernale. Cos’altro rimane da ricordare?
Alcuni amici israeliani chiamano piangendo e ci dicono: siamo paralizzati, non possiamo fare nulla se non pregare per voi.
Cosa le dà la forza di andare avanti in questo momento così difficile?
Sourani: Non ho il diritto di arrendermi. Non possiamo essere vittime passive, continueremo a lottare per la nostra libertà, questo è il nostro diritto e il nostro obbligo. Il mio team si sveglia ogni mattina e trova il modo per venire a lavorare. Dobbiamo continuare a documentare e raccontare quello che succede, siamo qui per proteggere i civili in tempo di guerra.
Nel 2013 Raji Sourani ha ricevuto il premio Right Livelihood per il suo impegno costante alla causa dei diritti umani.  Intervista di Roma Rajpal Weiss.© Qantara.de 2014 Editor: Charlotte Collins/Qantara.de
Traduzione in Italiano a cura di ASSOPACEPALESTINA
WWW.ASSOPACEPALESTINA.ORG<http://WWW.ASSOPACEPALESTINA.ORG>
in inglese
http://en.qantara.de/content/interview-with-raji-sourani-in-gaza-we-are-just-soft-targets-we-are-very-cheap
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segui l'aggressione:
http://nena-news.it/gaza-diretta-ieri-israele-ha-iniziato-loffensiva-via-terra-undicesimo-giorno-di-combattimenti/

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