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Israele, ascolta… qualcosa di molto grande piange all’interno dell’essere umano

29 luglio 2014 - Laura Tussi

Israele, ascolta… qualcosa di molto grande piange all’interno dell’essere umano

Israele, ascolta… qualcosa di molto grande piange all’interno dell’essere umano

Quest'articolo è disponibile anche in: IngleseTedescoSpagnolo

Vorremmo leggere i nomi di ognuno dei cinquecento e più palestinesi che sono morti, e anche delle decine di israeliani che hanno perso la vita a causa degli attacchi. Conoscere almeno i loro nomi per poterli mostrare e approssimarsi all’unico significato di ciò che sta succedendo. Ogni vita umana che si spegne per l’azione intenzionale e violenta di un altro essere umano è un’ombra sull’umanità intera. Mostriamo il nostro viso addolorato ai loro familiari. Ieri l’orrore si è accanito sui miei parenti, e oggi sui tuoi. Per ogni persona strappata alla vita non ci sarà nessun domani.

Israele, ascolta… non esiste atto più coraggioso che salvare una vita umana. Basterebbe fermare l’attacco. Retrocedere. Tornare a casa e salvare così centinaia di vite. I brutali lanci di razzi verso la popolazione civile da parte di Hamas non giustificano una risposta analoga dello Stato di Israele.

Questo attacco sproporzionato a Gaza sta seriamente minando la morale del mondo. Questo comportamento fomenta piccoli gruppi avvelenati dal risentimento che tentano di inquinare con l’odio il pacifismo che cresce nella popolazione mondiale.

Respingiamo ogni fazione che proclami, al di sopra della vita, un altro ideale, e ogni causa che, per imporsi, generi sofferenza; neghiamo ogni diritto all’accusa che provenga da una fazione nella cui storia (vicina o lontana) figuri la soppressione della vita.

Questi paesi insegnano che se la contraddizione tra i popoli non si risolve in tempo di pace, cresce fino a manifestarsi come morte e distruzione. Ci stanno insegnando che quello che abbiamo in sospeso dobbiamo risolverlo ora e non quando sarà tardi.

Non otteniamo niente dando la colpa alla fazione opposta delle morti che causiamo. La vita dei miei è sacra come quella degli altri. Lo sappiamo, nel profondo di noi stessi lo sappiamo, e per questo abbiamo bisogno di giustificarci e di sgravarci dalla responsabilità per le morti causate dalla fazione con cui siamo identificati.

Non è mai tardi per arrestare la violenza e salvare le vite umane che si perdono per ogni giorno in più di combattimenti. L’ONU, con tutti i suoi difetti, è il meglio che abbiamo per il coordinamento mondiale. Obbedire ai suoi dettami esalta i popoli; accettare raccomandazioni e risoluzioni è ciò che fa avanzare nella direzione della pace. Comprendere che anche occupare territori è violenza e che è necessario liberarli se l’ONU lo prescrive. Il dialogo per uno Stato Palestinese è una soluzione possibile. Riorientare l’azione in questa direzione conduce alla reciproca comprensione.

Il sentimento di vendetta è molto facile da risvegliare. Rifiutiamo ogni proposta che lo alimenti, e accettiamo tutte quelle che facciano crescere il riavvicinamento, l’unione e l’umanizzazione.

Ricerchiamo il dialogo interculturale all’interno e all’esterno del Medio Oriente.

Un cessate il fuoco immediato da entrambe le parti.

Bloccare immediatamente gli insediamenti dichiarati illegali dall’ONU; creazione e riconoscimento di uno Stato Palestinese. Riconoscimento dell’esistenza di entrambi i paesi, prendendo come base dei negoziati la frontiera del 1967.

Accettare come vincolanti le decisioni dell’ONU.

Firmare un trattato di pace permanente tra i due paesi.

Amici umanisti del mondo, fine luglio 2014

Tomás Hirsch, Dario Ergas, Rafael Edwards, Dani Horowitz, Roberto Blueh, Laura Tussi

Se vuoi ridiffondere questa dichiarazione aggiungendo il tuo nome, sei il benvenuto.

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